Sabato tocca al Giro dell’Emilia, una delle classiche italiane più antiche e più amate. L’arrivo è quello classico sul San Luca, ma prima ci sono i lunghi rettilinei della Bassa emiliana, fra campi, campanili e strappi che iniziano a profumare di Appennino.
A parlarci di questa gara e delle sue strade è Giovanni Aleotti, emiliano DOC. Il corridore della Red Bull-Bora ci racconta il suo legame con questa corsa, le strade che si affrontano prima del classico circuito bolognese. Perché il Giro dell’Emilia non è solo il San Luca e non è soltanto il suo muro.


Ecco le strade di casa, Giovanni, quelle del Giro dell’Emilia: che effetto fa gareggiarci?
Senza ombra di dubbio l’Emilia è la corsa che sento un po’ più di tutte durante l’anno. Monumenti a parte, è comunque una di quelle a cui sono più legato. Anche perché l’ho fatta tutti gli anni, sin da quando sono professionista. L’ho disputata anche una volta da dilettante, da primo anno, con la maglia della nazionale. Poi penso che il circuito finale sul San Luca sia iconico, quindi sono sempre motivato a fare bene. E’ una bella motivazione a fine stagione, ogni anno.
Il circuito del San Luca è iconico, come dici tu, dai porticati alla curva degli Orfanelli. Ma qual è un’altra insidia di quel circuito?
Il San Luca è impegnativo, ma è quasi sbagliato per noi corridori pensare che ci sia solo il San Luca appunto. Dopo il passaggio sull’arrivo si scende per un chilometro e si risale per un altro chilometro. A lungo andare è quello che fa più male, perché mentalmente si pensa quasi che ci sia la discesa e invece c’è un altro strappetto. E la discesa stessa non va sottovalutata: è tecnica. Si sono viste anche delle cadute negli ultimi anni.






Quando si inizia a sentire il vero Giro dell’Emilia? Quando si entra a Bologna? Alla partenza? Quando attraversi i viali della Via Emilia?
Negli ultimi anni l’Emilia è sempre partita molto vicino da casa, quindi vedere in partenza tante persone, sia la mia famiglia, sia amici o altri appassionati che conosco, è sempre bello. Fa sentire un bel supporto, un bel sostegno. Quello che io sento di più è il primo passaggio nel circuito del San Luca perché so che ci sono la mia famiglia, le persone che conosco, i miei amici, i miei direttori sportivi di quando ero più piccolo. Anche per questo al primo passaggio ci tengo sempre a imboccarlo in una buona posizione.
Magari è importante anche perché sai veramente come risponde la gamba?
Certo, perché comunque si prende in tanti. Adesso si va forte da subito, magari qualche anno fa era un pochino più controllato e si facevano forti gli ultimi due giri, invece adesso stare davanti e bene sin dal primo giro è determinante.
Quest’anno si parte da Ferrara e per un centinaio di chilometri è tutta piatta. Poi si va sulla salita di Loiano… Cosa ci racconti di questa scalata?
E’ un pelo più spostata rispetto a dove vado, e soprattutto andavo, ad allenarmi. Da ragazzino, mi allenavo più dal versante di Bologna. Ricordo che ci andavamo con i miei compagni quando eravamo esordienti, allievi. Tutti noi ragazzini venivamo dalla pianura, le salite erano lontane, almeno per me, Matteo Donegà e qualcun altro. Andavamo magari nel weekend con il furgone della squadra. Faceva un freddo… C’erano i due diesse, Simone ed Enrico. Loro a volte venivano in bici con noi, altre ci seguivano in macchina. Ma era un giro bello, intrigante per noi che durante la settimana facevamo solo pianura. Poi, col tempo, ci tornavamo più spesso per fare qualche salita.


Parliamo delle strade emiliane, Giovanni, e non solo del circuito del San Luca. Sono strade stressanti per correrci oppure sono facili?
Quest’anno, in particolare, al netto di quella salitella ripida prima di entrare in circuito (Pianoro, ndr), il profilo è un po’ più facile. In generale credo che le strade dell’Emilia non siano tanto impegnative, specie una volta che la corsa si è assestata. Però pedalarci è un piacere. E farle in gara per me è un’emozione sempre particolare, come vi dicevo. E’ qui che soprattutto fino a qualche anno fa mi allenavo ogni giorno. Sono strade che conosci, riconosci, sai che caratteristiche hanno e poi c’è la tua gente.
E tu come stai, Giovanni? Concedici una domanda su di te…
Giusto l’altro ieri ho svolto l’ultimo allenamento della stagione, poi solo scarico o corse, perché farò la settimana delle gare in Italia fino al Lombardia. Ho avuto una prima parte di stagione molto piena, con una cinquantina di gare. Poi è stata molto più leggera: non ho fatto la Vuelta, il secondo Grande Giro, come avevo fatto nelle ultime stagioni, e questo un po’ mi è mancato. Per questo dico che ho voglia di fare una bella serie di gare e il fatto che si aprano con l’Emilia mi gasa molto.


Il saluto di Amici
Prima di chiudere, però, vogliamo aggiungere le parole, dolci e sincere, del grande e storico patron del Giro dell’Emilia, Adriano Amici. Pensate che questa edizione dell’antica corsa italiana è la quarantesima sotto la sua gestione. Un dato confermato dallo stesso Amici alla presentazione della gara a Ferrara.
«Vero – racconta Amici – 40 edizioni. E l’ho voluta dedicare, quando è stata presentata, a tutti i collaboratori che in questi anni sono venuti a mancare. Tutte persone che hanno dato una mano con passione e amore al GS Emilia e al Giro dell’Emilia.
«Ricordo la prima, quando era ancora ai Giardini Margherita, in centro a Bologna, e vinse Cassani. E poi come non ricordare le tre vittorie di Rebellin, Ullrich e, più recentemente, Pogacar. Lui mi ha anche regalato la maglia di campione del mondo con cui l’ha vinta. Per me questi ragazzi, ma tutti coloro che corrono, sono come i nipoti. Ricordo anche Bugno… Davvero è difficile dire un nome.
Non solo ricordi però. L’Emilia di Amici è stato anche innovativo. «Oggi in tante gare uomini e donne corrono insieme – aggiunge Amici – Ebbene, io sono stato il primo a inventare questa cosa, proprio all’Emilia. Ormai tredici anni fa ebbi l’idea di fare la gara femminile. Si partiva dalla Fiera di Bologna e si arrivava in cima. C’erano sei team, 36 ragazze. Oggi sono ben 21 squadre e tutt’altro livello.
Il tracciato di quest’anno parte da Ferrara e sulla città dove è sepolto Dante Amici ha qualcosa da dire: «Ferrara ci ha accolto alla grande. E’ un paio di anni che, anche con la Coppi e Bartali, credono in noi. Anche 21 anni fa il Giro dell’Emilia partì da qui. Da qui il percorso fa due grandi giri in pianura. In più abbiamo inserito quella salita al 18 per cento prima di entrare nel circuito del San Luca. Questo circuito da quando è stato inserito, ha fatto fare un grande salto mediatico all’Emilia. Ogni anno vi si appostano circa 25.000 persone. Sarebbe bello portarlo nel WorldTour, nonostante abbia caratteristiche e appeal, ma i costi sono troppo alti».