Neanche il tempo di mettere da parte i risultati e soprattutto le emozioni di Montreal, che Dino Salvoldi si trova a “cambiare cappello” e preparare un’altra trasferta iridata, verso il velodromo di Shanghai e per certi aspetti è una trasferta molto più delicata, dove un errore potrebbe costare molto caro perché inizia il cammino di qualificazione verso i Giochi Olimpici del 2028.
Mentre Salvoldi era in Canada, i suoi ragazzi hanno continuato a lavorare a Montichiari, ma sarà questa la settimana decisiva per riacquisire i meccanismi giusti visto che già l’8 ottobre si prenderà il volo per la Cina. Salvoldi torna però da Montreal anche con qualche elemento di valutazione importante, legato alla presenza di Filippo Ganna che sarà uno dei pilastri della spedizione azzurra in Cina.


«Se la crono individuale non lo ha pienamente appagato come risultato – afferma Salvoldi – da un punto di vista dei numeri della prestazione ha invece confermato di aver lavorato in modo corretto e di esserci arrivato al meglio delle sue potenzialità. Filippo mi ha subito ribadito che il mondiale su pista è uno dei prossimi obiettivi. Poi, dopo il team relay che ha coinciso con un successo, si è aggiunta anche questa dose di euforia, di voglia di raggiungere gli altri e cercare di fare il meglio possibile anche là. Il tempo è stretto per lavorare insieme, soprattutto da un punto di vista tecnico, ma stiamo parlando di un campione, con esperienze che sono già consolidate, quindi sono fiducioso».
Quanto c’è in lui come in Milan e Consonni di voglia di riprovarci, di rimettersi insieme a due anni di distanza dalle Olimpiadi di Parigi e quanto c’è anche di necessità, visto il tipo di qualificazione olimpica che è stato proposto?
Hai centrato perfettamente il focus del discorso. E’ una loro volontà quella di esserci e io non posso che essere felice di intraprendere questo percorso con loro, perché mi saranno fondamentali nel percorso di qualificazione e utilissimi per gestire questa fase di inserimento dei giovani che non sono ancora al loro livello. L’altro discorso riguarda proprio il regolamento e il sistema di qualificazione, dove ribadisco che per noi sarà molto più difficile qualificarci, con questo calendario. Questo mondiale è già importante, però bisogna prendere atto e imparare a gestire quella che è la nostra struttura.


Significa che partiamo svantaggiati rispetto ad altre nazioni?
Non possiamo pretendere di avere la stessa continuità che hanno tantissime altre nazioni rispetto a noi, ma gli altri non hanno i nostri campioni, quindi vanno messe sulla bilancia queste due cose. Intanto – prosegue Salvoldi – partiamo da questo mondiale, poi ci sarà da pianificare e individuare dove questi nomi potranno essere presenti almeno una volta uno, una volta un altro, per alzare il nostro livello. Poi c’è l’altro lavoro, quello che va parallelamente a questo, di sviluppo, di crescita dei nostri giovani.
Con loro come conti di gestirli?
Noi abbiamo un gruppetto di corridori sempre a disposizione e non è scadente, anzi. Dovremo essere bravi a saper fare un po’ di sintesi, sapendo che i giorni per lavorare insieme con gli altri saranno pochi. Sarebbe utopistico pensare di avere i professionisti della strada a disposizione per lungo tempo. Ma avere 5-6 atleti che possono fare sempre questa attività, supportati dai gruppi sportivi militari, li possiamo avere e saranno molto utili.


Per i pro’, molto dipenderà dalle squadre…
Dopo Shanghai intanto li lasceremo in pace, a riposarsi dopo la stagione e a lavorare per il training camp. Io farò il giro dei team con cui bisognerà trovare un dialogo e individuare dove durante la stagione questi ragazzi potrebbero darci una mano. Con gli altri dobbiamo invece fare tutto il percorso, preparazione, programmazione, come se fossimo la Danimarca o l’Australia.
Da questi mondiali in poi, le gare del programma olimpico avranno una luce particolare rispetto alle altre, quindi dovrai prestare più attenzione a quelle anche nella scelta degli uomini e soprattutto nella scelta degli impegni che questi uomini avranno…
Certo, questo è un altro discorso complesso. Affronteremo un’Olimpiade dove i numeri sono molto ristretti e dobbiamo capire come comportarci e che scelte fare una volta che saremo qualificati. Se qualificare il quartetto sarà molto difficile, lo sarà anche per le altre gare di gruppo, una porta di servizio che non dobbiamo trascurare. Ci sono più posti a disposizione, però il livello è molto alto, quindi sarà difficile anche lì. Noi abbiamo Consonni che ha più esperienza e ha un vissuto che i nostri giovani non hanno e quindi è un riferimento al quale verranno affiancati alcuni giovani, perché sennò rimangono incompiuti. E invece bisogna fargliele fare, queste esperienze, queste prove. Parlo di Sierra, Fiorin, Stella, lo stesso Magagnotti.


Quindi al mondiale di Shanghai, questi saranno i nomi che andranno a occupare le varie caselle dell’americana e delle altre specialità che ci sono in programma?
Sì, così vivranno un mondiale di alto livello, con i big di tutte le nazioni presenti perché iniziando la rincorsa alla qualificazione, tutti presenteranno il meglio e si presenteranno al meglio. Poi dovremo pensare alla prossima stagione, alle Nations Cup che daranno punti e che saranno tutte in altri continenti, con grandi difficoltà per noi a ogni livello, dal tempo alla disponibilità alle risorse finanziarie da investire.
Tutti quanti ti hanno dato la loro disponibilità, anche non solo come volontà ma anche come tempi, per poter fare una preparazione calibrata e costante verso l’appuntamento cinese?
Sì, tutti quanti. Qualcuno ha ancora una gara da fare su strada nel weekend, quindi lavoreremo fino a venerdì, poi liberi il weekend per i loro team, di nuovo al lavoro da lunedì fino alla partenza dell’8 ottobre.