Il sabato prima della Piccola Sanremo di Sovizzo si è corsa la prima edizione del Memorial Kevin Bonaldo. Non una data a caso, in quanto proprio nella classica under 23 di fine stagione il corridore della SC Padovani, Kevin Bonaldo, ha avuto un arresto cardiaco che ne ha portato alla morte un mese dopo. Da subito la famiglia e la squadra hanno voluto ricordare un figlio e un corridore strappato troppo presto alla vita. Il dolore è stato sostituito piano piano dal ricordo di un ragazzo di 25 anni che aveva un amore immenso per la bicicletta e per la vita.
La SC Padovani Polo Cherry Bank e la famiglia di Kevin Bonaldo si sono strette intorno a questa volontà, un anno dopo è nata una corsa che è stata prima di tutto una festa in onore di un ragazzo, di un figlio e di un ciclista.
«L’idea di fare un memorial – ci racconta Martino Scarso, vicepresidente della SC Padovani Polo Cherry Bank – è nata pochi giorni dopo la scomparsa di Kevin, avvenuta il 24 ottobre. Eravamo alla messa di commemorazione che si era tenuta la settimana successiva, un sabato sera. I suoi genitori, Roberto e Cinzia, volevano fare qualcosa e noi siamo stati felici di dare loro una mano».


Una struttura solida
La SC Padovani ha messo in campo tutto il suo sapere e la sua conoscenza in termini di organizzazione, la società che per anni ha organizzato corse giovanili ha rispolverato la parte logistica e ha proposto una gara impegnativa e gestita nel migliore dei modi.
«Vogliamo che il Memorial Kevin Bonaldo – prosegue Martino Scarso – diventi un appuntamento fisso e importante nel calendario italiano e non solo. Nella prima edizione abbiamo voluto portare un clima di festa, nel quale c’è stato il giusto spazio per ricordare Kevin. C’è stato un momento in cui la commozione ha preso il sopravvento quando la squadra è salita sul palco per la presentazione con la canzone Ovunque Sarai di Irama. Abbiamo anche voluto dare un colore alla corsa, l’azzurro, il preferito di Kevin e che è stato quello scelto anche per la maglia del vincitore».
«Una volta saliti in bici gli atleti hanno affrontato un tratto di trasferimento di tre chilometri fino al cimitero dove è sepolto Kevin, la corsa è partita ufficialmente da lì. La cosa bella, che mi ha colpito particolarmente, è stato il fatto che molti atleti sono entrati per salutare e ricordare Kevin. Da quel momento è stata corsa vera».






Pedalare con Kevin
La corsa, che misurava 161 chilometri con partenza e arrivo da Loria è stata vinta da Ilya Savekin davanti a Marco Martini e Lorenzo Magli. Sesto, si è piazzato Antonio Bonaldo, fratello minore di Kevin. Per lui il Memorial ha rappresentato una serie di emozioni, iniziate quando si doveva decidere il percorso.
«Il percorso del memorial lo abbiamo disegnato io e Alice, la ragazza di mio fratello Kevin – ci dice Antonio, con un sorriso velato – lei correva in bici e lo ha fatto fino al 2024. Poi lo scorso anno aveva deciso di smettere ma ogni tanto usciva con noi, su queste strade mio fratello Kevin ed io ci siamo allenati parecchio».
«Nel realizzare il percorso abbiamo voluto mettere come primo GPM di giornata la salita di Rosina – racconta ancora Antonio – era la salita che usavamo per riscaldarci quando ci allenavamo insieme. E’ stata anche la salita che abbiamo fatto quando ero piccolo e mi ha portato in bici con lui per la prima volta. Abbiamo scelto di proseguire, con il percorso, verso i colli asolani. A mio avviso sono una parte molto bella e paesaggistica, dove però non si organizzano molte gare. Mi ha fatto piacere l’aver ricevuto tanti complimenti dai ragazzi in gara a proposito del percorso».




Tra grinta ed emozione
Antonio Bonaldo ricorda suo fratello Kevin con una serie di aneddoti che lui porta con il sorriso ma che a noi scavano un buco nell’animo. Perdere qualcuno di così importante nella propria vita non è semplice, Antonio non lo nasconde mai.
«Partire non è stato semplice – ci dice – perché il colpo emotivo era forte, però correre con la memoria a mio fratello mi ha fatto nascere dentro un’emozione bellissima. Volevo vincere, non lo nego, ci ho provato e non mi sono mai dato per vinto nel corso di quei 161 chilometri. La squadra ha corso per me e li ringrazio davvero, alla fine è arrivato un sesto posto. Non era il risultato sperato ma è stato il massimo. Per fortuna ho avuto modo di dedicare a mio fratello Kevin già una vittoria quest’anno: l’1 maggio al Trofeo Papà Cervi (che si aggiunge alle altre 16 vittorie ottenute dalla SC Padovani, ndr)».
«Kevin mi manca ogni giorno – continua – in lui riponevo tante domande e tanti dubbi, soprattutto quelli legati al ciclismo. E’ uno sport difficile nel quale a volte prevalgono le perplessità, nel tempo ho imparato a rispondere come avrebbe fatto lui. Per me è stato un esempio, in bici e nella vita. In famiglia abbiamo tre aziende e Kevin ogni volta che aveva un momento libero andava in ufficio a dare una mano, teneva la contabilità. Adesso anche io quando vado in ufficio lavoro sulla contabilità, ho preso il suo posto lì e sulla bici. Portandolo sempre con me».