Il Giro del ’69 come l’ultima Vuelta. Quando il vincitutto sparisce

Il Giro del ’69 come l’ultima Vuelta. Quando il vincitutto sparisce

22.09.2026
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Una Vuelta senza Pogacar. Quello che abbiamo vissuto è stato il primo Grande Giro già con un verdetto scritto in partenza e che si stava sviluppando sul suo copione, fino alla caduta che ha estromesso lo sloveno vincitutto. A quel punto è nata un’altra corsa, un altro ciclismo. E’ tornata a regnare l’incertezza. La sfortunata caduta nella quale è rimasto coinvolto Pogacar ha dato vita a un altro parallelismo con il suo illustre predecessore in qualità di cannibale, Eddy Merckx.

Era il Giro 1969 e il campione belga era avviato serenamente alla vittoria. Merckx, come suo solito, faceva il bello e il cattivo tempo, aveva vinto già tre tappe, a San Marino aveva preso la maglia rosa e nella successiva cronometro da Cesenatico alla Repubblica del Titano aveva messo il sigillo sul simbolo del primato. Arrivò l’ultimo giorno di riposo, all’indomani la tappa con arrivo a Savona. Al termine della frazione vinta da Roberto Ballini e nella quale il belga della Faema aveva controllato la corsa senza difficoltà, venne convocato per il controllo antidoping.

Merckx scende dal palco. Il Giro 1969 è in mano sua. Ma la nottata di Savona sarà foriera di cattive notizie
Merckx scende dal palco. Il Giro 1969 è in mano sua. Ma la nottata di Savona sarà foriera di cattive notizie
Merckx scende dal palco. Il Giro 1969 è in mano sua. Ma la nottata di Savona sarà foriera di cattive notizie
Merckx scende dal palco. Il Giro 1969 è in mano sua. Ma la nottata di Savona sarà foriera di cattive notizie

I tanti dubbi sulla procedura di analisi

I controlli si svolgevano in un laboratorio chimico mobile all’interno di un pullman che seguiva il Giro tappa dopo tappa. Quando al mattino dopo venne annunciata la positività di Merckx, lo scoppio delle polemiche fu immediato, la Faema mise in risalto tutte le anomalie metodologiche che portavano a pensare a test compromessi.

Va innanzitutto considerato che al tempo c’era un flacone unico, quindi era impossibile appellarsi alle controanalisi. Il flacone analizzato non aveva una particolare forma di custodia e i difensori del belga dissero che era ampiamente possibile durante la notte intervenire e introdurre la fencamfamina, la sostanza incriminata. Infatti un esame sostenuto da Merckx la mattina stessa mostrò dati completamente diversi. Questo portò il belga e il suo entourage a parlare di complotto dei corridori italiani, in una famosa intervista rilasciata a Sergio Zavoli con Merckx in lacrime nel letto della sua camera d’albergo.

Eddy Merckx, qui con Silvano Schiavon, al Giro 1969 aveva già vinto 4 tappe quando mancava ancora l'ultima settimana
Eddy Merckx, qui con Silvano Schiavon, al Giro 1969 aveva già vinto 4 tappe quando mancava ancora l’ultima settimana
Eddy Merckx, qui con Silvano Schiavon, al Giro 1969 aveva già vinto 4 tappe quando mancava ancora l'ultima settimana
Eddy Merckx al Giro 1969 aveva già vinto 4 tappe quando mancava ancora l’ultima settimana

Per Merckx un dolore mai sopito

Su quell’episodio Merckx non è mai tornato indietro, proclamando con forza la sua innocenza. Quel che è certo è che da Albisola Marina partì un Giro completamente diverso, con il suo grande rivale Felice Gimondi in maglia rosa (il principale oggetto degli strali del Cannibale) e una lotta senza quartiere per vincere. Fra i protagonisti di quell’edizione c’era Italo Zilioli che sulle Dolomiti fece sfracelli, aggiudicandosi la tappa di Folgaria.

«Cambiò tutto senza di lui perché ammazzava la corsa con il suo dominio. Rivedendo il tutto a distanza di anni, posso dire che quello fu un Giro generalmente sottotono perché si correva sapendo già come finiva, così quando Merckx sparì dalla classifica ci si trovò tutti un po’ spaesati».

Al Processo alla Tappa Zavoli mandò in onda la sua struggente intervista al belga nella sua camera dopo la comunicazione della squalifica
Al Processo alla Tappa Zavoli mandò in onda la sua struggente intervista al belga nella sua camera dopo la comunicazione della squalifica
Al Processo alla Tappa Zavoli mandò in onda la sua struggente intervista al belga nella sua camera dopo la comunicazione della squalifica
Al Processo alla Tappa Zavoli mandò in onda la sua struggente intervista al belga nella sua camera dopo la comunicazione della squalifica

Una superiorità tale da rendere quasi inutile il team

La forza di Merckx si abbinava a quella della squadra che stabiliva un controllo ferreo: «Ma attenzione perché non era come adesso. Della squadra non è che Merckx avesse tanto bisogno, perché lui correva in testa, se partiva una fuga con dentro qualcuno che poteva ritenere pericoloso ci entrava anche lui, sennò poteva anche lasciarli andare. Correva sempre davanti per vedere tutto quel che succedeva».

Zilioli fa un riferimento storico interessante, che investe anche il ciclismo odierno: «E’ stato lui a inventare la corsa di testa, Anquetil invece affidava tutto al team, correva molto in coda e poi lo avvertivano di quel che succedeva e si muoveva, metteva la squadra a tirare. Oggi con Pogacar si vede lo sloveno che appena ci sono tappe un minimo impegnative va via e vince. Ha ripreso lo stesso andazzo di Merckx, appena c’era una tappa minimamente interessante ci metteva le mani. Ma parliamo di due fenomeni assoluti».

Italo Zilioli vinse a quel Giro la tappa di Folgaria e chiuse al 3° posto nella generale
Italo Zilioli vinse a quel Giro la tappa di Folgaria e chiuse al 3° posto nella generale
Italo Zilioli vinse a quel Giro la tappa di Folgaria e chiuse al 3° posto nella generale
Italo Zilioli vinse a quel Giro la tappa di Folgaria e chiuse al 3° posto nella generale

Oggi c’è poca concorrenza

Merckx aveva più concorrenza? «Diciamo che era più diluita nelle varie squadre. Un paio d’anni fa mi colpì una cosa: al Tour in classifica davanti c’erano i soliti tre: Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel. Poi il 4°, 5° e 6° erano sempre di squadre loro, poi uno spagnolo e ancora uno di un loro team. Significa che tutti i forti sono concentrati nelle stesse squadre, ma così non c’è spazio per altri e tutto diventa più monotono.  Hai 3-4 squadroni che spendono milioni e poi dopo c’è un salto di qualità notevole».

Quando ci fu la notizia a Savona della squalifica di Merckx, voi come la veniste a sapere e che cosa rappresentò per voi? «Fu uno shock generale. Si parlò persino di non partire, prima di sapere esattamente che cosa era successo. Lui era talmente superiore che non sapevamo cosa pensare. Ricordo Torriani (l’organizzatore, ndr) in ambasce per portare al traguardo quel Giro, perché c’era stato un momento di panico generale. Oltretutto Merckx diceva che noi italiani avevamo tramato contro di lui, insomma non c’era una grande atmosfera».

Per Pogacar la Vuelta è finita quando l'aveva già in mano, ma nel suo caso per una brutta caduta
Per Pogacar la Vuelta è finita quando l’aveva già in mano, ma nel suo caso per una brutta caduta
Per Pogacar la Vuelta è finita quando l'aveva già in mano, ma nel suo caso per una brutta caduta
Per Pogacar la Vuelta è finita quando l’aveva già in mano, ma nel suo caso per una brutta caduta

La profonda rivalità fra gli italiani

In quel bailamme Zilioli fu uno di quelli che prima di altri riuscì a trovare il bandolo della matassa, al punto da andare a vincere a Folgaria: «Quella tappa la ricordo ancora bene, Dancelli era andato in fuga e ci ritrovammo io, Gimondi e Michelotto all’inseguimento. Sulla salita, Gimondi che aveva la maglia fece uno scatto e io l’ho rincorsi, poi ne fece un altro, io lo rincorsi e a quel punto gli dissi: “Ho capito che tu non hai vinto tappe in questo Giro e vuoi vincere. E allora datti da fare e vedi un po’ se riesci a staccarmi”. Mi sono messo a ruota, sono partito a 300 metri dall’arrivo e ho vinto.

«La cosa però non finì lì – prosegue Zilioli – alla sera ci furono dei telegrammi di complimenti. ma ce ne fu uno che mi disse: “Sta attento, Italo, perché sennò fai la fine del belga…“. Non seppi mai chi era stato né ci fu seguito, ma il ciclismo di allora era così, c’era un dualismo enorme, fra italiani e stranieri e fra gli italiani stessi. Eravamo tutti molto rivali. Oggi tutti si complimentano, è tutta un’altra atmosfera».

Le piace il ciclismo di oggi? «Seguo le gare importanti dove ci sono questi scontri fra i fenomeni, ce ne sono tre o quattro. Lì si vede qualcosa di diverso, sennò è tutto bloccato dalle solite tattiche. Le ammiraglie hanno tutti i dati in macchina dei loro corridori e li pilotano come fossero giochi…».