Matthew Brennan sta per chiudere la sua seconda stagione da professionista lasciando già parecchi segnali di quello che potrebbe diventare in futuro. Nella Vuelta appena terminata – che era, è bene ricordarlo, il suo primo Grande Giro – ha conquistato addirittura cinque vittorie di tappa. Successi che si sommano alle altre 19 affermazioni in nemmeno due stagioni. Numeri eccezionali, per un ragazzo nato nel 2005.
Per capire meglio il corridore che si nasconde dietro a questi numeri, però, abbiamo parlato con un giovane italiano che lo conosce da vicino. Pietro Mattio è stato suo compagno già nelle categorie giovanili e quest’anno, passato alla prima squadra della Visma Lease a Bike, ha condiviso con lui alcuni dei momenti più importanti della stagione. Uno di questi è stata la Kuurne-Bruxelles-Kuurne, quando il corridore piemontese si è sacrificato per Brennan, permettendogli così di vincere la classica belga.


Pietro, cominciamo da te. Niente male la tua prima stagione nel WorldTour, no?
Sono contento. Abbiamo iniziato molto presto in Australia e poi ho corso quasi tutte le classiche, che sono state forse il momento più importante della mia stagione. E’ andata molto bene sia per me che per la squadra. La seconda parte è stata un po’ più tranquilla, ma sono riuscito anche a vincere la classifica dei giovani al Renewi Tour anche se non era nei piani, mi sono trovato in quella posizione e sono riuscito a portarla a casa. Ora mi mancano le ultime gare, il Giro del Lussemburgo e la Parigi-Tours, e poi sarà finita. Comunque sì, il bilancio è sicuramente positivo.
Hai citato le classiche di primavera. Alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne Brennan ti ha ringraziato pubblicamente dopo la vittoria. Ci racconti com’è andata quella giornata?
Sapevamo che quel giorno correvamo per lui e per Christophe (Laporte, ndr). Sulla penultima salita ci siamo ritrovati in un gruppetto di circa 45 corridori. Io ero già un po’ al gancio a dire il vero, Matthew non era posizionato benissimo e quando hanno accelerato siamo rimasti al vento. Sono rimasto con lui e ho dato tutto per riportarlo davanti prima dell’ultimo strappo. Ci sono riuscito e da lì lui è riuscito a restare con i migliori e poi a vincere la gara.
Voi due correvate assieme già nella formazione devo della Visma.
Sì, quando lui è arrivato io ero al secondo anno, perché sono più vecchio di un anno. La prima gara insieme è stata in Croazia, dove ha vinto subito le prime due tappe e poi anche una tappa al Giro Next Gen. Si è visto subito che aveva numeri, infatti ha fatto soltanto un anno da Under 23, e poi è passato subito al WorldTour.


Ti aspettavi un exploit come quello di quest’anno, con cinque vittorie alla Vuelta?
Diciamo di sì. Magari non cinque, ma due o tre vittorie me le aspettavo. Ha una capacità di leggere la corsa e una potenza incredibili. Sapevo che poteva vincere, che avrebbe vinto, ma non così tanto e subito. Cinque tappe al primo Grande Giro sono una cosa pazzesca, soprattutto pensando che era sempre lì anche nella terza settimana, fino alla fine.
Già l’anno scorso Brennan aveva fatto vedere cose notevoli alla sua prima Roubaix…
Sì, anche dopo metà gara era ancora lì a chiudere i buchi. E quest’anno ha fatto un grande lavoro per fare entrare Wout per primo nella Foresta di Arenberg. E’ un corridore che sa stare davanti anche quando la corsa diventa molto dura.
Tu che lo conosci bene, che tipo di corridore è Brennan?
E’ un piccolo Van Aert, forse anche un pelo più veloce, basta pensare che l’anno scorso ha battuto Milan in volata. E in salita riesce a tenere molto bene, quindi secondo me è un corridore da classiche, ma può anche essere utilissimo in salita nei Grandi Giri.


Quindi in futuro potrebbe andare bene anche a un Fiandre?
Con Pogacar il Fiandre adesso è diventato molto più duro. Però se dovessimo tornare al Fiandre di cinque anni fa, quando vincevano corridori come Sagan o Van Avermaet, sicuramente Matthew ha le caratteristiche per essere lì davanti.
E fuori dalla bici invece, com’è il ragazzo Brennan?
E’ molto calmo e super gentile. Non è uno che si fa stressare dalle gare, anzi. Quando può non pensare alla bici, non ci pensa, sa prendersi i suoi spazi. Per esempio quando siamo in trasferta gli piace visitare i centri delle città e vedere posti nuovi, non ama particolarmente stare in camera a riposarsi. Credo che questo lo aiuti a gestire bene anche la pressione, nonostante l’età.


L’abbiamo visto spesso correre con Van Aert, a volte per aiutarlo come alla Roubaix, altre invece già come capitano. Com’è il loro rapporto?
Wout è un campione e sa che attualmente il picco di potenza di Matthew è leggermente più alto del suo, quindi sa che se gli tira la volata è praticamente vinta. Poi Matthew ricambia spesso, quindi direi che è una coppia che funziona molto bene.
La Milano-Sanremo potrebbe essere una gara adatta a lui?
Penso sia una gara perfetta per lui. Doveva già correrla quest’anno, ma ha avuto un problema pochi giorni prima e ha dovuto saltarla all’ultimo momento. Non so quando perché i programmi sono ancora da fare, ma ci tornerà e non ho dubbi che farà bene.
Alla Roubaix del prossimo anno quindi avrete due capitani?
La Roubaix è sempre un po’ un terno al lotto, e bisogna anche vedere come si programma la stagione. Anche Laporte ha fatto una top 10 quest’anno, quindi è sempre meglio andare con due o anche tre punte, perché su quelle pietre può succedere davvero di tutto.


Il fatto che Brennan riesca a staccare dalla bici, quanto è importante per un corridore?
Sicuramente. Nel ciclismo di oggi tutto è portato al limite, quindi riuscire a staccare e a non pensare alla bici ti permette di arrivare alle gare più motivato e più fresco. Per me è importantissimo.
Torniamo a te. In questo primo anno da professionista hai trovato la tua dimensione nelle classiche? Nel 2024 hai vinto la classifica scalatori all’Orlen Nations Grand Prix…
Diciamo che ho capito la differenza tra gli under 23 e i pro’, è proprio un altro mondo. Ho capito che le salite lunghe non fanno per me, ma che riesco a difendermi bene sugli strappi e sul pavé. Quindi sì, direi che mi vedo come corridore da classiche.
Ultima domanda. Se dovessi scegliere una corsa dei sogni da vincere? Magari proprio con Brennan
Ne dico due. La Milano-Sanremo o la Parigi-Roubaix.