De Rosa è uno dei nomi leggendari del ciclismo italiano. Fondata nel 1953 da Ugo De Rosa, l’azienda ha costruito la propria storia tra artigianalità e costante ricerca tecnologica. In questo modo è riuscita ad attraversare le profonde trasformazioni del mondo della bicicletta, rimanendo sempre un’icona.
Un perfetto esempio è il modello Merak. Lanciato all’inizio come punta della gamma racing addirittura all’inizio degli anni Duemila, è stato costantemente rinnovato nelle forme e nei materiali. Fino ad oggi, che torna a brillare con un progetto completamente nuovo, costruito attorno a un equilibrio che tiene insieme peso, aerodinamica e velocità.
Insomma, un’evoluzione che – in pieno stile De Rosa – porta nel futuro una delle bici più longeve e amate della storica azienda lombarda. Perché Merak, è bene ricordarlo, è il nome di una delle stelle più luminose della costellazione dell’Orsa Maggiore.


Cambiare, restando se stessi
Per apprezzare davvero il presente, però, è utile ricordare il passato, capire da dove arriva la storia di una bici che ormai ha più di un quarto di secolo. Il debutto ufficiale della Merak è stato nel 2000, con Romans Vainsteins che quell’anno ha conquistato il campionato del mondo a Plouay. Al Giro d’Italia della stessa stagione, in sella ad una Merak Francesco Casagrande ha vinto la tappa dell’Abetone, chiudendo poi la Corsa Rosa al secondo posto. Insomma, la Merak aveva già dimostrato di saper andare fortissimo all’esordio, ancora prima dell’avvento dell’era del carbonio.
Infatti quel primo modello era ancora realizzato utilizzando l’alluminio come materiale di base. Da allora la Merak ha attraversato diverse generazioni tecnologiche, fino alla completa trasformazione in fibra di carbonio con la Merak Evolution. Nel 2020 c’è stato un ulteriore salto in avanti con l’avvento del telaio in carbonio ad alto modulo, con freni a disco e un livello di integrazione ormai completamente contemporaneo.
Una bici insomma pronta per gli altissimi standard del ciclismo dei giorni nostri, tanto che nel 2021 Victor Lafay ha riportato la Merak alla vittoria di tappa al Giro d’Italia. Nel 2022 è stata utilizzata da Simon Geschke al Tour de France nei giorni in cui ha vestito la maglia a pois.
Il filo conduttore quindi non è mai stato il materiale, ma la qualità e il pensiero dietro la progettazione. Nel lavoro in cui gli ingegneri si sono concentrati negli ultimi due anni, la riduzione del peso è rimasto uno degli obiettivi, certamente. Ma insieme alla volontà di rendere la bicicletta anche più veloce e controllabile.
Come ha raccontato Cristiano De Rosa, AD dell’azienda: «Sono settimane che faccio il pazzo in discesa con questa bici. Mi sono ritrovato a raggiungere velocità che prima non avevo mai sfiorato e la cosa che mi sorprende non è tanto vedere quel numero sul computerino, quanto sentirmi completamente sicuro mentre ci arrivo».


Un progetto “retrofuturista”
Per la nuova Merak, De Rosa ha lavorato sulle forme cercando un equilibrio tra la storia del modello e un linguaggio più contemporaneo. Il design resta essenziale, con un tubo orizzontale molto aggressivo, quasi rettilineo e una parte anteriore ancora più compatta. In linea con le nuove tendenze, la forcella e il carro posteriore hanno forme e passaggi più generosi rispetto al passato, per poter ospitare gli pneumatici ampi che contraddistinguono il ciclismo moderno.
Il peso dichiarato della bici completa varia tra i 6,9 e 7,1 chili a seconda dell’allestimento scelto, una conferma chiarissima della vocazione super agonistica anche di questa Merak.
Interessante poi la scelta estetica che De Rosa definisce “retrofuturistica”. Il logo diventa più discreto e, per la prima volta, il celebre cuore scompare dal tubo sterzo. Una scelta che ha un significato preciso: l’identità è ora affidata quasi interamente alla forma e al design del telaio. Un altro passo verso il minimalismo della modernità.
Le grafiche scelte per lanciare questo nuovo gioiello sono tre. Classic è la più essenziale, con un blu brillante che vuole sottolineare al massimo le linee del telaio. Dynamic è la più aggressiva, ed utilizza linee longitudinali colorate che rendono ancora più “veloci” le superfici. Infine la versione Race, in cui tutto l’agonismo della Merak è sintetizzato da un rosso acceso che non lascia spazio a compromessi.


Peso, altri dettagli e allestimenti
Il cuore del progetto della nuova Merak è il telaio in carbonio ad alto modulo dal peso dichiarato di soli 700 grammi. La configurazione prevede poi un manubrio integrato FSA sviluppato appositamente per De Rosa, con una futuristica forma alare a V.
C’è poi il nastro nero brandizzaro De Rosa, mentre la sella è la Selle Italia SLR Boost. Le misure disponibili sono otto, e vanno dalla dalla 42.5 alla 56.5
Gli allestimenti partono dagli 11.390 euro della configurazione con Campagnolo Record 1x e ruote Bora Ultra WTO, si sale poi ai 11.880 euro della versione con Shimano Dura-Ace Di2 e Fulcrum Speed DB, ai 12.500 euro del montaggio con Sram Red eTap PM e ruote Fulcrum Speed DB. Fino ad arrivare alla versione con Campagnolo Super Record WRL 13 velocità e Bora Ultra WTO, presentata a 13.230 euro.
E’ anche disponibile il solo kit telaio, comprensivo di telaio, forcella, serie sterzo, reggisella e perni passanti. In questo caso si parte da 5.600 euro per la colorazione Classic, salendo a 5.800 euro per la Race e infine 5.950 euro per la Dynamic.