Le cronache parlano dell’ultima edizione de L’Eroica Allievi di Monteroni d’Arbia (SI) come di una corsa spettacolare ed emozionante. Una corsa giovanissima ancor più dell’età dei suoi partecipanti, avendo iniziato la sua storia nel 2021 con primo vincitore Martin Svrcek che ora si sta ritagliando un suo spazio fra i pro’. L’edizione di quest’anno ha trovato il suo primattore in Luca Ferro, che nel suo futuro vorrebbe fare la stessa cosa.


Un giovanissimo già maturo per la sua età
Parlando con il lombardo, si colgono una spigliatezza e una risolutezza che dicono molto delle sue qualità, non sembra neanche di parlare con un ragazzo che non ha ancora 15 anni. Per Ferro la vittoria in terra toscana è un passaggio, importante, ma nulla di più. Una tappa in un cammino che si augura sia sufficientemente lungo e che è iniziato in maniera non convenzionale.
«Inizialmente mio padre andava in bicicletta – racconta – usciva con i suoi amici e la cosa non mi piaceva. Una domenica non sapevamo cosa fare e mi ha portato a vedere il Giro di Lombardia sul muro di Sormano: vedendo passare tanti campioni mi sono appassionato e sognavo di essere da grande uno di loro. Due anni dopo ho incominciato da G2 a fare ciclismo a San Macario, in una squadretta locale e non mi sono più fermato».


La preparazione è fondamentale
Nel suo racconto Luca Ferro lascia trasparire tutto l’amore che nutre per il ciclismo, un amore che spera lo porti lontano: «A me del ciclismo piace la preparazione che c’è dietro alle corse, quello che si fa in allenamento perché è come costruire una casa mattone per mattone. La preparazione è fondamentale, dura tutto il tempo, la gara in fin dei conti è un attimo, anche se lì ti giochi tutto. Io lo vivo come uno sport individuale, nei quali devo fare i conti con me stesso, ma so che è solo una parte della mia vita».
Ferro ha le idee ben chiare, il ciclismo conta, ma non come la scuola: «Cerco di fare al meglio tutte e due le cose, ma a volte devo saltare gli allenamenti per la scuola ed è giusto così, bene o male comunque riesco a farli andare di pari passo».


Dietro moto con il “secondo nonno”…
La vittoria di Monteroni d’Arbia, a distanza di qualche giorno, ha ancora un sapore molto dolce: «Per me è stato come uno sblocco, qualcosa che mi ha ripagato del lavoro fatto insieme al mio allenatore Matteo Bandera. Ma quand’ero sul podio il mio pensiero è andato a Oscar Mara che per me è un secondo nonno, che si mette sempre a mia disposizione per farmi fare allenamenti dietro moto e che mi è sempre molto vicino».
Le sue parole sono entusiastiche e quasi concitate nel raccontare quella vittoria, la sua prima in questa stagione da allievo nella quale il suo primo compito è imparare: «Sapevo che era una gara selettiva e dura e sapevo anche che c’era lo sterrato dove io mi trovo molto bene facendo tanto ciclocross. Ho aspettato di vedere quello che facevano i corridori più forti, li ho osservati e ho capito che potevo avere lo spunto migliore, quindi ci ho provato e sono riuscito ad andarmene via con altri tre corridori. Abbiamo cercato di collaborare il più possibile e siamo arrivati fino allo sterrato.


Ciclismo e scuola, due ambienti diversi
«Nello sterrato siamo rimasti in tre, io volevo allungare, ma ragionando ho preferito continuare a collaborare., Tuttavia ai meno 2 hanno smesso di collaborare e mi hanno lasciato davanti. Io però sono riuscito ad anticiparli e a prendere i giusti metri di vantaggio per andare all’arrivo».
Cosa dicono gli amici di scuola, del fatto di questa passione per il ciclismo, del fatto che quasi tutte le domeniche sono occupate da viaggi e corse? «Con i miei amici e conoscenti non parlo molto della mia attività. Preferisco tenere chi non c’entra col ciclismo lontano, non voglio mischiare le due cose. Quello che vengono a sapere viene quasi sempre dai social. Qualche complimento mi arriva, ma preferisco tenere gli ambiti separati, tenere il ciclismo come qualcosa di mio, di personale».


Un talento grezzo tutto da scolpire
Ferro è giovanissimo, dal punto di vista ciclistico una materia grezza ancora tutta da modellare, ma sa già che tipo di corridore vuole essere: «Amo le corse più dure. Può essere ogni tipo di percorso, a me va bene quando la corsa è tirata, ma so che devo ancora lavorare tantissimo, ci sono tante cose da imparare e dove migliorare, ad esempio in discesa dove sono ancora un neofita. In questa stagione quello che sto imparando è cercare di correre poco, corse mirate e preparate.
«E’ quello che mi sta insegnando Matteo e mi trovo benissimo, invece con l’allenatrice che c’era prima alla Bustese Olonia non andava, vedevo che aveva metodi che non erano al passo con i tempi, non era aggiornata e così mi ha fatto buttare via la prima parte di stagione. Con Matteo vedo netti miglioramenti. L’Eroica era la gara alla quale puntavo e L’Eroica è stata rispettata».