Dici Vuelta e la grande corsa spagnola ti risponde. Sabato scatterà dal Principato di Monaco e sarà una grande festa. Una festa alla quale il Principe Alberto non è mancato di invitare anche molti ospiti illustri. Tra questi c’è Fabio Aru, re della Vuelta 2015. Il sardo è volato ieri a Monaco e noi lo abbiamo intercettato per parlare degli outsider che Tadej Pogacar, dato ovviamente per super favorito, potrebbe trovare sulla sua strada.
Chiaramente non diciamo che potranno lottare alla pari. Tra l’altro va fatto anche un distinguo, perché a conti fatti l’unico vero corridore che sembra aver preparato la Vuelta in modo esclusivo è Felix Gall. Gli altri ci arrivano dal Tour o per recuperare una stagione fatta di qualche passaggio a vuoto di troppo. Altro nome che non può essere messo tra gli outsider di lusso è Richard Carapaz. Il campione olimpico di Tokyo viene da un Tour de France monster ed è lecito porlo su un altro gradino.
E allora, chi sono questi outsider di lusso? Con Fabio Aru ne abbiamo individuati tre.


Roglic, pokerissimo difficile
Partiamo dal più accreditato, Primoz Roglic. Va detto che lo sloveno di certo non andrebbe inserito in questa lista, ma certamente non ha avuto un approccio facile alla Vuelta. Appena 20 giorni fa ha avuto un incidente con un’auto. Ha riportato diverse contusioni ed ematomi profondi a una gamba e la sua partecipazione è stata in forse fino alla fine. E ancora, la sua squadra, la Red Bull-Bora, ha detto che vedrà strada facendo se Roglic terrà per la classifica o punterà alle tappe.
«Di certo – ha detto Aru – Primoz non ha avuto un cammino facile. Ma è sempre Roglic, atleta capace di vincere questa gara ben quattro volte. Non solo l’avvicinamento non è stato ottimale, ma neanche viene dalla sua annata migliore. Per me alla fine avrà modo di trovare il suo riscatto. Questo almeno è ciò che mi auguro. Ha l’esperienza per fare una buona classifica… Ne sono abbastanza sicuro. Certo, ci riuscirà se avrà le gambe, perché comunque la Vuelta è una corsa esigente».


Kuss, più per le tappe?
Da un vincitore di Vuelta a un altro: Sepp Kuss. Partiamo col dire che Sepp è l’unico al via ad aver disputato e concluso sia il Giro d’Italia che il Tour de France. Farà tripletta e, curiosità, l’ultimo a riuscirci fu sempre lui, nel 2023.
Non ci sono ancora grandi dichiarazioni in merito a ciò che farà. La Visma-Lease a Bike di solito parla proprio a ridosso del via, ma uno come Kuss non può non essere menzionato tra gli outsider di lusso. Tra l’altro la squadra olandese non ha altri uomini di classifica, se non il giovanissimo Jorgen Nordhagen, il quale però è una vera incognita.
Ancora Aru: «Questa sua presenza in effetti è curiosa. Kuss ha dimostrato di vincerla e, se ben ricordo, proprio quando fece tutti e tre i Grandi Giri. Ma per come ci arriva, per come sono un po’ cambiate le cose rispetto a quella Visma, lo vedo più orientato alle tappe».
Aru poi parla anche della spesa energetica che, alla fine, è stata molto importante nelle due precedenti gare. Ricordiamoci anche come aveva finito all’Alpe d’Huez. «Sono caduto due volte – disse l’americano – perché ero completamente finito».


Onley, la sorpresa di Aru
Ed ecco il jolly, almeno secondo Aru: Oscar Onley. L’inglese della Netcompany Ineos arriva alla Vuelta un po’ come Roglic, senza aver raccolto molto in stagione. La differenza è che Primoz sapeva sin da dicembre che avrebbe corso solo questo Grande Giro, mentre Onley doveva fare il Tour. Tuttavia lo ha saltato in seguito a una rovinosa caduta durante la sesta tappa del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, nella quale si è procurato una lussazione alla spalla.
Per le poche corse disputate, però, aveva dimostrato di esserci: secondo all’Algarve, terzo in classifica sempre al Rhone-Alpes prima della caduta. E poi è arrivata la Vuelta a Burgos, dove Onley ha vinto una tappa e chiuso secondo nella classifica generale alle spalle di Felix Gall.
«Onley – dice Aru – potrebbe essere la vera sorpresa di questa Vuelta. L’outsider più accreditato. Può essere la sua corsa del riscatto. L’ho seguito a Burgos, classico avvicinamento alla Vuelta, e lì è andato molto bene. E’ giovane e ha voglia di mettersi in mostra».
E, aggiungiamo noi, ha voglia e necessità anche di dimostrare alla Ineos che il suo non è stato un acquisto vano.


Gli altri outsider
La lista degli outsider potrebbe poi essere ancora lunga. Sul piatto dei nomi mettiamo Carlos Rodriguez, Joao Almeida, che però con Pogacar in casa non potrà fare molto, Paul Double, Mikel Landa, Santiago Buitrago, Jan Hirt e anche Mattias Skjelmose, che per la prima volta potrebbe essere leader assoluto per la generale. E che lo stesso Aru ha apprezzato.
«Sono tutti validi corridori – dice Aru con grande sincerità – ma almeno in partenza sono un livello sotto. Sì, tecnicamente possono fare bene. Penso per esempio, vista la durezza della Vuelta, che magari proprio grazie ad azioni congiunte proprio tra questi outsider qualcuno di questo gruppo potrebbe fare bene. Magari attaccare, andare in fuga… e inserirsi così in classifica. Penso a Landa, per esempio, che ha la forza e l’esperienza per farlo e che fu molto valido anche quando vinsi io la Vuelta e lui era un mio compagno. Si vedrà strada facendo».
Strada facendo. E questo è un elemento, anzi un concetto, che potrebbe rimescolare le carte. «La Vuelta è l’ultimo Grande Giro della stagione, ci ha abituato a un parterre di grandissimo livello e ci sono tantissimi corridori che si vogliono riscattare. Il tracciato è durissimo, come detto. Ci sono due tappe oltre i 5.000 metri di dislivello, farà anche molto caldo… e non è scontato nulla. Il ciclismo non è uno sport scontato… neanche per Tadej Pogacar. Si corre su strada e può succedere di tutto».