E’ tempo di mondiali juniores su pista a Zolder e l’Italia riparte dal bilancio sontuoso degli ultimi europei dove l’Italia conquistò il medagliere con 7 titoli fra uomini e donne. Un bilancio nel quale la velocità fece la sua parte pur in condizioni tecniche ben diverse da quelle solite, con la pista all’aperto in cemento di 333 metri contro i soliti 250. Tutti dati che inducono ottimismo nel tecnico Ivan Quaranta.


Tempo da Belgio
Gli azzurri sono già in Belgio da ieri in attesa domani d’iniziare le competizioni e Quaranta si guarda intorno, convinto che i suoi ragazzi possano quanto meno replicare le belle impressioni destate a Cottbus.
«Qui abbiamo trovato il classico tempo da Belgio – esordisce Quaranta – cioè 15 gradi e pioggia, ma rispetto al nostro caldo si sta bene. A Cottbus il settore ci ha regalato una bella sorpresa, in particolare con le ragazze del primo anno, perché siamo andati spesso a medaglia e avremmo anche potuto fare di più. Per esempio, Maya Ferrante ha preso un paio di folate di vento nella finale del chilometro persa per due decimi, ma la cosa che ho apprezzato è stata vedere la rabbia per aver perso l’oro e non la soddisfazione per l’argento, è quello lo spirito giusto».


E in campo maschile come com’è la situazione?
Cusumano è stata una bella sorpresa, anche lui sta crescendo bene. Nel team sprint ha fatto il miglior tempo come primo frazionista considerando anche gli U23, questo dimostra il suo valore. Si poteva anche ottenere di più, nelle finali il miglior tempo è stato nostro, ma non eravamo in quella per il terzo posto. Con questo voglio dire che sicuramente c’è stato qualche errore, sia fra i ragazzi che fra le donne ma ci sta, a quell’età. E’ tutta esperienza utile.
Adesso si gareggia a Zolder, pista da 250 indoor. Nelle gerarchie, influisce di più l’impianto o la concorrenza?
Sicuramente qua c’è più concorrenza essendo il campionato del mondo, ma gran parte delle nazioni più forti sono europee. Con l’aggiunta di Australia, Nuova Zelanda, Canada e altre. Nelle prove prima del via, in pista vedremo un po’ chi c’è e quali sono i valori in campo. Io comunque sono ottimista perché giriamo sempre in una pista di legno di 250 metri al coperto, quindi siamo più abituati a girare su una pista così.


Parlando con Predomo, mi diceva che i ragazzi vanno a chiedere consigli, a seguire le sue gare e chiedono a lui di guardare le loro. Il fatto che adesso non ci sia e che siano un po’ orfani, secondo te influisce?
Beh, è chiaro che noi siamo qua apposta per dare consigli – asserisce Quaranta – però tra di loro è nata una bella amicizia e sana rivalità. Cusumano, ma lo stesso Ghirelli come secondo frazionista è andato fortissimo, non dico con tempi da elite, ma quasi. Questi, a breve, saranno dei corridori che comunque si contenderanno il posto nella squadra elite.
Predomo come riferimento?
E’ bello che i ragazzi giovani chiedano consiglio a quelli un po’ più grandi, anche se mi colpisce sempre sentire Predomo considerato “vecchio” rispetto a loro visto che è ancora under 23. E’ chiaro che alla fine poi la firma finale sulla scelta dei rapporti e sulle tattiche da utilizzare la metto io.


Questo significa che stai costruendo già una seconda generazione?
Certamente e questo aiuta tutti. Dietro la squadra titolare, ancora giovanissima, la più giovane del contesto internazionale, c’è già una seconda generazione che spinge, facendo parlare il cronometro. Cusumano e Ghirelli hanno già tempi che potrebbero inserirli tranquillamente in un terzetto di under 23. Cusumano è solo due decimi più lento di Minuta sul primo giro.
Pensi che anche questi ragazzi saranno parte del cammino verso la qualificazione olimpica?
Lo spero – risponde Quaranta – In tempi relativamente brevi ci sarà anche qualche inserimento di questi giovani: la qualifica olimpica dura un anno e mezzo e ci sono due campionati europei, due campionati del mondo e sei coppe del mondo da disputare, quindi se hai qualche riserva giovane da inserire, magari quando il big è un po’ sottotono o l’hai programmato diversamente, sei avvantaggiato. Noi non siamo come Gran Bretagna o Olanda che sono talmente forti da poter saltare qualche evento o preventivare qualche calo. Noi dobbiamo guadagnarci la qualificazione e quindi essere sempre a tutta. Avere delle riserve giovani da poter utilizzare durante una qualifica olimpica per me è importantissimo.


Quanta gente servirebbe per poter lavorare bene?
L’ideale sarebbe avere due terzetti che fanno più o meno lo stesso tempo da entrare negli 8. In modo da poter fronteggiare qualsiasi evento. Per esempio ai campionati italiani sono caduti nel keirin Minuta e Predomo, si sono dovuti fermare per 10 giorni. Oggi non è grave, ma sotto un grande evento ci saremmo trovati in difficoltà, così invece so che posso lasciare i due più forti ad allenarsi e portare i giovani a fare la Coppa del Mondo, per dire.
Che prospettive ci sono quindi a questo mondiale?
Siamo competitivi, secondo me in tutte le discipline, non ce n’è una dove andiamo solo per partecipare, sia con gli uomini che con le donne. Qualche medaglia sicuramente siamo in grado di vincerla.