La voce al telefono di Letizia Paternoster è brillante e come sempre che trasmette una maggiore consapevolezza e serenità di sé. L’impressione è di avere di fronte un’altra atleta rispetto a quella che abbiamo conosciuto, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano, non fosse solo che – come ci ha detto lei scherzando – è cresciuta anagraficamente.
Intanto per la trentina della Liv Jayco AlUla il ventisettesimo compleanno è arrivato lo scorso 22 luglio in altura all’AlpinLodge di Kuhtai in Austria assieme alle compagne con cui correrà il Tour de France Femmes e a Marco Pinotti, suo allenatore, mentore e tecnico della formazione WorldTour (foto in apertura). Per Paternoster è stato il contesto migliore per festeggiare e soffiare sulle candeline, quasi a coronamento di un buon training camp svolto con meticolosità in ogni suo aspetto e con la giusta dose di svago.


Letizia possiamo fare un bilancio di questo ritiro?
Sono contenta, soddisfatta e fiduciosa. Abbiamo lavorato tanto e con molto volume. Non abbiamo tralasciato nulla. Al netto delle uscite in bici, le giornate erano sempre piene con le classiche sedute da massaggiatori o fisioterapisti, psicologi e tanto altro. Poi con Marco lavoro bene, ci ha seguito sempre in allenamento e anche nei giorni di riposo quando siamo andate al lago (ride riferendosi a Pinotti, ndr).
Pinotti crede molto in te. Ormai è tanto che lavorate insieme, come ti trovi con lui?
Avere Marco con me, specie in questi ritiri, è stimolante perché mi controlla in tanti lavori. C’è un bel rapporto, con lui sono cresciuta molto in questi ultimi due anni. Caratterialmente siamo agli opposti e credo che abbiamo trovato un equilibrio perfetto.
Vuoi raccontarci di più?
Marco è un ingegnere, quindi preciso, razionale e legato ai dati, mentre io sono più istintiva e ascolto le sensazioni. Ci siamo dovuti concedere del tempo per conoscerci e ad oggi posso dire che mi conosce come mio padre. Marco comunque mi ascolta, mi supporta e ha sempre la parola giusta al momento giusto. Crescendo ho acquisito esperienza e ora parto alle corse sempre molto motivata. Credo che siano aspetti importanti.




Finora a Letizia Paternoster è mancata solo una vittoria per dare maggiore risalto alla stagione. Ti pesa questa situazione?
Naturalmente la vittoria è un obiettivo quando corri, ma non deve diventare un’ossessione. Sto compiendo un percorso che mi sta facendo crescere tanto dopo anni opachi. Sono convinta di lavorare bene e sono certa che prima o dopo arriverà nuovamente la vittoria.
Col Tour Femmes inizia la tua seconda parte di stagione. Come ci arrivi e con quali obiettivi?
Nella prima parte ho fatto un altro step di crescita. Ho fatto bene alla Vuelta (due terzi posti consecutivi allo sprint, ndr) e anche al Tour de Suisse su tappe mosse in entrambe le occasioni. Il percorso del Tour Femmes è piuttosto duro, ma ci sono tappe adatte alle mie caratteristiche.
Ne hai battezzata qualcuna?
Con Marco abbiamo studiato ogni tappa e abbiamo visto che in più di una me la posso giocare. Ci sarà tutto il meglio del mondo ed è molto stimolante. Pinotti mi ha sempre detto che non sono una velocista, come pensavo anch’io. Mi sento polivalente, quasi come la Letizia che correva da junior e vinceva su tracciati ondulati. E’ passato del tempo ovviamente, però io adesso ho trovato la mia fiducia, la mia serenità e voglio continuare su questa strada.




Dopo quella indossata a febbraio agli europei in pista di Konya, hai fatto un pensiero anche ad una maglia azzurra su strada?
Sarebbe un onore vestirla ancora, sono molto legata alla maglia azzurra, ma non deve diventare un’ossessione nemmeno quella. Nelle prossime gare mi voglio giocare un posto in nazionale. Il tracciato dell’europeo è duro, mentre su quello del mondiale mi ci vedo di più. Sarebbe un sogno poter supportare Longo Borghini su un percorso del genere. Mi metterei al suo servizio. Non lo vedo un lavoro lontano dalle mie caratteristiche e soprattutto dalla Letizia di adesso.