Lenny Martinez

Il Tour ci regala un nuovo Lenny Martinez. Vero Gasparotto?

28.07.2026
6 min
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Alla fine, tra i super nomi che circolavano per la classifica generale di questo Tour de France, chi avrebbe scommesso che, scorrendo dall’alto verso il basso, avrebbe trovato così presto il nome di Lenny Martinez? Eppure è successo. L’atleta della Bahrain Victorious ha chiuso al quinto posto, ad appena 13 minuti da Pogacar e a poco più di tre minuti dalla maglia bianca di Del Toro.

E sì, perché non dimentichiamo che Lenny Martinez ha appena 23 anni, compiuti durante la Grande Boucle. Di questo colpaccio, ma anche del corridore a 360 gradi, abbiamo parlato con Enrico Gasparotto, il direttore sportivo che, insieme a Roman Kreuziger, ha seguito il francese in questa avventura di tre settimane.

Da sinistra, Roman Kreuziger ed Enrico Gasparotto: sono stai loro i diesse della Bahrain-Victorious a seguire Lenny Martinez in questo Tour
Da sinistra, Roman Kreuziger ed Enrico Gasparotto: sono stati loro i diesse della Bahrain-Victorious a seguire Lenny Martinez in questo Tour
Da sinistra, Roman Kreuziger ed Enrico Gasparotto: sono stai loro i diesse della Bahrain-Victorious a seguire Lenny Martinez in questo Tour
Da sinistra, Roman Kreuziger ed Enrico Gasparotto: sono stati loro i diesse della Bahrain-Victorious a seguire Lenny Martinez in questo Tour
Se ne parlava al bus, Enrico: una bella crescita quella di Lenny Martinez in queste tre settimane…

Decisamente, credo che lo possiamo dire con certezza. In questo Tour de France Lenny ha dimostrato una grande maturità personale. Negli anni scorsi, se vi ricordate, era il classico ragazzo giovane che un giorno voleva ritirarsi e il giorno dopo vinceva una tappa. Stavolta, invece, ha dato una dimostrazione di crescita personale, di calma e di tranquillità, qualità fondamentali per affrontare una corsa impegnativa come questa, piena di insidie. Tutti i giorni le ha affrontate con grande serenità.

Una grossa stabilità interiore, insomma?

Esatto e credo che sia stata la sua vera forza in questo Tour de France. E poi c’è un altro aspetto importantissimo: è riuscito a coinvolgere anche tutti i suoi compagni. Abbiamo fatto una grande cronometro a squadre. Senza la caduta di Mohoric potevamo arrivare sesti, che sarebbe stato un risultato grandioso per una squadra come la nostra in questa disciplina. Non ci aspettavamo una top 10. Poi abbiamo avuto dei giorni difficili all’inizio, anche perché è cambiata un po’ la strategia. Eravamo partiti per fare classifica con Antonio Tiberi, ma lui non aveva le gambe per poterla fare. Di conseguenza sono cambiate le dinamiche interne e ci è servita circa una settimana per assestarci e puntare sulla classifica con Lenny, con Antonio nel ruolo di supporto.

Infatti volevamo chiederti proprio questo: hai fatto un bel lavoro di tagli e cuci anche per trovare l’amalgama nel team e, al tempo stesso, per far stare tranquillo Martinez?

Questo spetta anche a noi direttori sportivi, è il nostro compito. Però quando hai una personalità che infonde tranquillità e calma ai propri compagni, come è stato Lenny nella seconda e nella terza settimana, parti già con un bel vantaggio. Lenny ha fatto crescere il gruppo, lo ha unito da un certo punto in avanti. Se vi avete notato, da Le Markstein in poi, quindi dal penultimo weekend, c’è stato un miglioramento di rendimento anche da parte di Tiberi e di Damiano Caruso.

Lenny Martinez
Il giovane francese è parso più sicuro di sé. Ora deve solo trovare continuità
Lenny Martinez
Il giovane francese è parso più sicuro di sé. Ora deve solo trovare continuità
Intendi dire che, assestati i nuovi obiettivi, anche loro hanno trovato la propria posizione?

Sì. Le temperature si sono abbassate, non c’era più il caldo estremo dei primi dieci giorni, i valori iniziavano ad assestarsi… Tutto questo, unito alla self confidence di Lenny, che ogni giorno la trasmetteva ai compagni, ha fatto crescere il gruppo. Per dire, nell’ultimo tappone Vlad Van Mechelen ha scollinato con il primo gruppo sulla Croix de Fer. Lui è un corridore da classiche in Belgio, è giovane ed era al primo Tour. Se un ragazzo fa una prestazione del genere, per me è anche perché ha un leader come Lenny che gli trasmette stimoli e sicurezza. E questo ambiente, che si è creato all’interno del bus nei lunghissimi trasferimenti del Tour, è venuto fuori.

Secondo te Martinez adesso è consapevole di essere uno dei grandi delle corse a tappe? Che può stabilmente lottare per una top 5 in ogni Grande Giro?

Credo di sì, perché arrivare quinto in un Tour de France di questo livello e, soprattutto, in crescendo, è un ottimo segnale. I suoi valori erano ottimi. Negli ultimi due giorni di montagna è stato protagonista. Se pensiamo che anche Paul Seixas, il talento più atteso tra i giovani, ha pagato dazio, Martinez è stato l’esatto opposto. Quindi sì, per me ha acquisito questa consapevolezza. Mi auguro soltanto che i francesi non gli mettano troppa pressione addosso. Lenny arriva da una famiglia di ciclisti: sia suo padre sia suo nonno sono stati corridori. Credo che questo risultato renda orgogliosa tutta la famiglia Martinez.

Guardando già un po’ avanti, Enrico, sappiamo bene che lui è francese e che gli interessi legati al Tour sono importanti. Però un Martinez così non ti invoglia a portarlo al Giro d’Italia con grandi ambizioni?

Non dimentichiamoci che pesa 55 chili. Lenny è tagliato per i Grandi Giri molto impegnativi. Se ci sono Tour o Giri con una lunga cronometro completamente pianeggiante, quella inevitabilmente inciderà e lo penalizzerà. Sulla cronometro c’è ancora da lavorare, ma è anche la fisiologia a dircelo: la sua struttura fisica è questa e non potremo cambiarla. Per questo motivo la valutazione verrà fatta anche in base ai percorsi.

Martinez ha saputo creare, grazie alla fiducia in se stesso un ottimo gruppo
Martinez ha saputo creare, grazie alla fiducia in se stesso, un ottimo gruppo
Martinez ha saputo creare, grazie alla fiducia in se stesso un ottimo gruppo
Martinez ha saputo creare, grazie alla fiducia in se stesso, un ottimo gruppo
Quello è chiaro…

Perché se un Tour de France ti propone due cronometro da 50 chilometri completamente pianeggianti, magari perché vogliono favorire Remco Evenepoel…. con Eddy Merckx che ci mette lo zampino – attenzione, lo dico scherzando, in modalità chiacchiere da bar – allora in quel caso forse è meglio non portare Martinez al Tour de France.

Anche perché in Italia, visto che pesa 55 chili, abbiamo Mortirolo e Zoncolan…

Esatto. Magari un anno Bellino e company decidono di inserire Zoncolan, Mortirolo, Gavia, Giau e Marmolada, ed è ovvio che un corridore come Lenny, soprattutto dopo questo Tour, possa essere indirizzato verso il Giro d’Italia. Però bisogna anche essere realisti: lui è francese e il Tour non ha mai avuto un peso così importante come in questi anni.

C’è stato un momento, in queste tre settimane, un colloquio o qualcosa che hai notato e che ti ha colpito?

Quello che ho detto prima: la calma che ha dimostrato.

Il momento dello switch quando c’è stato?

Nel penultimo weekend. A Plateau de Solaison, quando ha ripreso Pidcock, che era davanti in classifica grazie alle fughe. Noi lo seguivamo dall’ammiraglia e ho visto Lenny guardare in faccia gli avversari e attaccare. Quel giorno ha provato anche a staccare Skjelmose, pur dicendo che nella prima parte della salita non si sentiva benissimo. Forse era ancora un po’ titubante. Secondo me quello è stato il click più importante. Il momento in cui ha acquisito piena consapevolezza dei propri mezzi.

Lenny Martinez
A Plateau de Solaison il momento della svolta, secondo Gasparotto. Lenny inizia a sfidare faccia a faccia i suoi diretti rivali
Lenny Martinez
A Plateau de Solaison il momento della svolta, secondo Gasparotto. Lenny inizia a sfidare faccia a faccia i suoi diretti rivali
Però forse il merito è anche dell’ammiraglia, a questo punto, non credi?

Alla fine quello che con Roman avevamo preparato prima del Tour è servito. Abbiamo fatto le ricognizioni delle quattro tappe di montagna: le due del penultimo weekend e le due sulle Alpi. Abbiamo analizzato i percorsi, previsto tanti scenari, discusso… e bevuto anche qualche birra! In corsa abbiamo cercato di farlo stare tranquillo, di fargli sprecare il meno possibile. Fughe? Non fughe? Vediamo… ci dicevamo. Lasciamolo tranquillo fino al weekend finale e poi vediamo. Ed è andata esattamente così, con la fuga di quaranta corridori del venerdì. Quel giorno non ha speso una virgola in più rispetto a chi era rimasto nel gruppo.

Okay gli scenari, ma poi bisogna vedere anche le condizioni degli avversari…

Quelle le valuti con l’esperienza che abbiamo accumulato nei Grandi Giri, sia come direttori sportivi sia come ex corridori. Senza essere presuntuosi, avevamo visualizzato bene la necessità di far restare calmo Lenny fino all’ultimo weekend. Fargli risparmiare energie e raccogliere il massimo nei due tapponi finali. Penso che la gestione delle tre settimane sia stata fatta bene da parte di Roman, da parte mia e da parte di tutta, davvero tutta, la squadra.