Il giorno in cui il Tour de France ha fatto tappa nella cittadina di Voiron la maglia verde di Mads Pedersen sembrava in procinto di vacillare. La gestione di certo non eccellente di quella frazione aveva riaperto la corsa al simbolo tanto ambito dai velocisti. La volata di Jasper Philipsen aveva quasi fatto pendere l’ago della bilancia dalla parte del belga della Alpecin-Premier Tech. Quasi, perché il vantaggio di soli sette punti era comunque favorevole all’uomo della Lidl-Trek, il quale però era andato via dalla zona mista all’ombra dell’eglise Saint-Bruno con tante domande per la testa e ben più di qualche dubbio.
Tutto faceva presagire a una resa dei conti sulle strade di Parigi, invece il vero capolavoro Mads Pedersen lo ha realizzato nelle tre tappe successive. Quasi del tutto normale se non fosse che tra lui e i traguardi volanti c’erano salite vere, fatte per scalatori puri.


Mads, lo scalatore…
Il piano di Mads Pedersen ha preso forma già dal giorno successivo, quando da Voiron il gruppo era diretto a Orcières-Merlette. Sulla Cote d’Engins, 11 chilometri a quasi 6 per cento di pendenza media, è scollinato tra i primi il passistone della Lidl-Trek, come se fosse normale. Ha resistito su altre due asperità e si è preso il traguardo volante di Corps. Nella tappa dell’Alpe d’Huez altri 104 chilometri in fuga, a Le Perier altri 25 punti e un vantaggio di 57 lunghezze su Jasper Philipsen.
Si sarebbe potuto pensare a un argomento quasi chiuso, la matematica ancora dava speranza al belga della Alpecin-Premier Tech ma ricucire un distacco del genere era certamente un compito difficile. Mads Pedersen avrebbe avuto anche la possibilità di centellinare le energie in vista di Parigi, al contrario sulla Croix de Fer completa l’opera. Attacco dal gruppo, aggancia i fuggitivi e si prende i restanti 25 punti. Discorso chiuso.




Oltre il dolore
Mads Pedersen, danese che abbiamo imparato a conoscere per la sua sicurezza e per il carattere deciso, pesa 76 chilogrammi per 180 centimetri di altezza. Non il fisico di chi parte per scalare le montagne, eppure ha compiuto una vera e propria impresa. Frutto di gambe e determinazione, pedalando con un monocorona da 56 denti.
«Le ultime sono state tappe dure – ha detto Mads Pedersen – ma sono state energie ben spese. Sono molto orgoglioso di me stesso e anche della squadra, avevamo un piano molto ottimistico, ma ha funzionato. Siamo riusciti a recuperare tutti i punti necessari. Pedalare in montagna non lo trovo mai un lavoro piacevole, ma avevo un compito da portare a termine. Avevo detto al mio diesse che sarei stato in grado di chiudere la pratica prima di Parigi, volevo godermi questa giornata salendo sul podio con i miei compagni di squadra e Luca Guercilena, per salutarlo nel miglior modo possibile».




Il peggior sprinter
Nel Tour de France di Mads Pedersen emerge un dato, il danese ha vinto la maglia verde nonostante abbia raccolto una delle peggiori serie di piazzamenti. Tra coloro che hanno conquistato il primato della classifica a punti il danese della Lidl-Trek ha ottenuto un solo piazzamento tra i primi tre nelle volate di gruppo, proprio ieri a Parigi. D’altronde questo è stato un Tour de France che proponeva solamente sei tappe dedicate ai velocisti, ma che ha voluto comunque concedere loro dei vantaggi. Come un nuovo punteggio, dove nelle tappe pianeggianti (classificate di categoria 1) venivano assegnati 70 punti al vincitore.
«Quando sono tornato in hotel il giorno di Voiron – ha raccontato ancora Pedersen – provavo una sensazione strana e ho riflettuto un po’. Quando sono state introdotte queste nuove regole dei punti non avevo ancora vinto la maglia verde e sapevo che sarebbe stato difficile. Essere ancora in corsa a tre giorni dal termine era un privilegio, ma volevo provarci fino in fondo. Considero questa maglia un grande traguardo, tra quelli della mia carriera la metto sicuramente tra i risultati migliori».
La maglia verde rappresenta quella della classifica a punti, argomento che era sempre stato oggetto di disputa tra velocisti. L’organizzazione ha lavorato per provare a proteggere i velocisti, diciamo anche avvantaggiarli. Ma se dall’altra parte c’è un corridore come Mads Pedersen in grado di superare qualsiasi ostacolo non rimane che attribuirgli tutti i meriti del caso.