Mads Pedersen, maglia verde

Pedersen e la maglia verde, per Bennati è (quasi) fatta

18.07.2026
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Con lo sprint di due giorni fa, di fatto si è chiuso (già) il Tour de France dei velocisti. Forse, ma è un “forse” davvero grande, soltanto Parigi potrebbe riservare loro un’altra gioia. Se però le tappe per le ruote veloci sono terminate, non si è conclusa la lotta per la maglia verde.

Se quella per la maglia gialla sembra ormai saldamente nelle mani del leader della classifica generale, quella per la maglia verde resta ancora apertissima. A guidarla è Mads Pedersen, ma gli inseguitori non sono lontanissimi, almeno i primi. La dimostrazione che questa sfida sia tutt’altro che chiusa è arrivata proprio ieri, quando tutti e tre (Pedersen, Philipsen e Girmay) sono andati in fuga pur sapendo che il Ballon d’Alsace li avrebbe inevitabilmente respinti.

Di questa corsa alla classifica a punti abbiamo parlato con Daniele Bennati. Lui sì che avrebbe avuto, soprattutto nel ciclismo di oggi, il physique du role per contendersi la maglia verde. Il “Benna”, infatti, era sì un velocista, ma non uno sprinter puro. In salita si difendeva molto bene e, a quanto pare, questa caratteristica è sempre più indispensabile per conquistare la classifica a punti del Tour.

Daniele Bennati (classe 1980) è stato pro’ per 18 stagioni ed è stato anche commissario tecnico della nazionale
Daniele Bennati (classe 1980) è stato pro’ per 18 stagioni ed è stato anche commissario tecnico della nazionale
E dunque, Daniele, come vedi questa classifica della maglia verde?

E’ in testa Pedersen e, a questo punto, può soltanto perderla, perché da qui alla fine non credo ci siano altre vere volate di gruppo. Pedersen ha 41 punti di vantaggio su Jasper Philipsen e 44 su Biniam Girmay. Considerando anche il percorso, credo che questo Tour, da qui in avanti, sia ancora più favorevole a lui. Non solo: penso abbia anche la possibilità di vincere un’altra tappa, per esempio quella dopo la cronometro.

Ti riferisci alla frazione di Voiron?

Esatto. Quella potrebbe essere determinante. Quasi decisiva. Lì ci sono alcuni GPM di quarta e uno di terza categoria nella prima parte, poi il finale è molto più semplice…

Mads Pedersen, maglia verde
Anche il piazzarsi negli sprint di gruppo è importante per accumulare punti, secondo Bennati
Mads Pedersen, maglia verde
Anche il piazzarsi negli sprint di gruppo è importante per accumulare punti, secondo Bennati
Insomma una tappa sarebbe perfetta per Pdersen…

Ha la possibilità di inserirsi in una fuga numerosa. Inoltre il traguardo volante è posizionato quasi alla fine della tappa e mette in palio punti preziosi. Senza contare che a Parigi, con i tre passaggi su Montmartre, Pedersen ha sicuramente più possibilità rispetto agli altri velocisti di arrivare davanti.

Ti aspettavi anche questo andamento della classifica della maglia verde?

Pedersen ha vinto subito, quindi ha preso fiducia, ed è arrivato al Tour in grande condizione. Secondo me ha anche studiato strategicamente come conquistare il maggior numero possibile di punti. Si è visto quanto fosse determinato anche nei traguardi volanti, dove ha raccolto tantissimi punti battendo spesso sprinter sulla carta più veloci di lui. Inoltre si è sempre fatto trovare nelle posizioni giuste anche negli arrivi in volata. Insomma, un’ottima strategia.

La 17ª tappa secondo Bennati potrebbe essere decisiva. Chi uscirà in verde da qui con enorme probabilità sarà il re di questa classifica
La 17ª tappa secondo Bennati potrebbe essere decisiva. Chi uscirà in verde da qui con enorme probabilità sarà il re di questa classifica anche a Parigi
La 17ª tappa secondo Bennati potrebbe essere decisiva. Chi uscirà in verde da qui con enorme probabilità sarà il re di questa classifica
La 17ª tappa secondo Bennati potrebbe essere decisiva. Chi uscirà in verde da qui con enorme probabilità sarà il re di questa classifica anche a Parigi
Come hai detto, Pedersen ha fatto molti punti nei traguardi volanti battendo gli sprinter più puri. Ma uno sprinter puro come affronta un traguardo volante? Lo disputa perché deve farlo oppure ci arriva con la stessa cattiveria dell’arrivo di tappa?

Vi dico la mia esperienza. Io ho lottato poche volte al Tour per i traguardi volanti, però ero una schiappa in questo fondamentale. Non riuscivo mai a concentrarmi al cento per cento e credo che, per esperienza, tanti corridori vivano la stessa situazione. Inconsciamente sanno che non è quello l’arrivo che conta davvero. Una volta, invece, per i traguardi volanti c’era una vera e propria battaglia. Oggi bisogna limare molto meno. Il gruppo si spezza e lo sprint lo fanno dieci o quindici corridori tra velocisti e gregari.

Pedersen aveva sempre dichiarato che questo era un suo obiettivo. Ti aspettavi qualcosa in più da Girmay, Philipsen o dagli altri?

Sicuramente qualcosa in più da Philipsen, che rischia di tornare a casa senza vittorie. Un tempo era più capace di arrivare in gruppi di trenta o quaranta corridori e magari anche a Parigi avrebbe avuto qualche possibilità in più. Però non è stato brillantissimo. E’ anche vero che, secondo me, Van der Poel non lo ha mai lanciato benissimo. Anche quando erano davanti, la velocità non era così elevata per preparare una volata di testa. E soprattutto, se c’è Merlier nel gruppo, devi arrivare a 70 all’ora. Altrimenti uno come lui ti rimonta sicuramente. Ti rimonta già a 70 all’ora, figurarsi se la velocità è più bassa.

Tra i punti di forza di Pedersen per la maglia verde è la sua capacità di andare in fuga e tenere in salita, oltre che essere veloce
Tra i punti di forza di Pedersen per la maglia verde ci sono: la capacità di andare in fuga, di tenere in salita ed essere veloce
Tra i punti di forza di Pedersen per la maglia verde è la sua capacità di andare in fuga e tenere in salita, oltre che essere veloce
Tra i punti di forza di Pedersen per la maglia verde ci sono: la capacità di andare in fuga, di tenere in salita ed essere veloce
Un’ultima domanda, Daniele. Pensando sempre alla maglia verde, questa lotta è molto diversa rispetto ai tuoi tempi? Parliamo dei percorsi, della posizione dei traguardi volanti… Oggi bisogna essere corridori più completi e meno velocisti puri? Oppure uno sprinter puro può ancora vincerla?

Innanzitutto una volta c’erano molte più tappe per velocisti. Nei primi Tour che ho corso, la prima settimana, anzi i primi dieci giorni, erano quasi tutte volate. Se c’era un velocista dominante vinceva tre o quattro tappe e, a quel punto, non era così determinante buttarsi su tutti i traguardi volanti. Faceva talmente tanti punti negli arrivi che poi gli sprint intermedi servivano soltanto a gestire il vantaggio.

Mentre oggi?

Oggi nei Grandi Giri le occasioni per i velocisti sono sempre meno e, di conseguenza, i traguardi volanti acquistano molto più valore. Al Tour, poi, di pianura vera e propria ce n’è pochissima. Anche quando si arriva in volata si parla quasi sempre di tappe con almeno 1.000-1.500 metri di dislivello. Questo obbliga chi vuole vincere la maglia verde a essere un corridore più completo rispetto al passato.