BARCELLONA (Spagna) – Tra i mille volti e risvolti del Tour de France ci sono anche gli eventi di contorno. Eventi paralleli, meeting, che ti portano a vivere esperienze a dir poco particolari. E una di queste ce l’ha regalata Santini Cycling nel suo store nel centro della capitale catalana.
Mancavano ormai ore, non più giorni, al via della Grande Boucle e, in un locale appena sistemato, ecco che Santini si offriva al pubblico spagnolo. Arredamento minimal ma ricercato. Colori ed eleganza e, in fondo al locale, tra una macchina del caffè e alcune stampe artistiche, ecco un lungo tavolo… E’ lì che si è consumata la nostra esperienza. Anzi, experience, come si usa dire oggi.






Due Temporary Store
Santini da ormai cinque anni è sponsor tecnico ufficiale del Tour. In parole povere, merchandising e soprattutto le maglie e i body della corsa francese sono del brand bergamasco.
A Barcellona, in Carrer del Parlament 47, nel quartiere Eixample, ci accolgono Monica Santini e l’art creator Fergus Niland. Si scherza su come in pochissimi giorni siano riusciti a rivoluzionare questo locale e di come il proprietario dello stabile fosse rimasto allibito da una così rapida trasformazione. E Monica: «Ma loro non lo sanno mica che siamo bergamaschi e con la cazzuola in mano facciamo miracoli». La liaison fra il bergamasco e l’edilizia resta più dura del cemento armato! In effetti è tutto molto ben ordinato e pulito. Colorato ed elegante, come dicevamo all’inizio. In pieno Italian Style.
Santini Cycling per questo Tour de France ha realizzato due Temporary Store. Uno, appunto, a Barcellona, nel quartiere Eixample, e l’altro a Parigi. E’ qui che è possibile acquistare le collezioni ufficiali della 113ª edizione del Tour de France e ammirare anche stampe e particolari, entrando nella filosofia Santini: una filosofia fatta di grande qualità ma, ancora prima, di immensa passione.
Da quel che abbiamo notato per le vie di Barcellona, e non solo, il prodotto che è andato a ruba è stato il cappellino. In pratica riporta stralci di tutte e quattro le maglie della Grande Boucle. Una sorta di Arlecchino delle maglie.
Niland, gentilissimo e molto interessato, ci avvicina mentre osserviamo le sue stampe e ci spiega come ognuna abbia dietro una storia. Come s’informa. Come trae ispirazione. L’importanza di gettarsi nella mischia in prima persona e di viaggiare, ascoltare, udire e persino odorare. E ovviamente studiare. Una storia pre-creazione, quindi le sue idee. Una storia realizzativa che passa persino attraverso gli avvocati di ASO, i quali vagliano ogni aspetto affinché un disegno o una fantasia di un loro prodotto ufficiale non entri in conflitto giuridico.






Quel tavolo lungo
Ma torniamo a quel tavolo lungo. C’erano dei fogli bianchi, un taccuino, matite e colori. Fergus Niland ha voluto che ognuno di noi ospiti, per l’occasione tutti giornalisti, disegnasse un proprio pensiero, una propria idea di Tour, di ciclismo o magari del Tour a Barcellona. Un po’ come lui ha realizzato la maglia ufficiale del Grand Départ.
E’ la maglia ottagonale. La collezione trae ispirazione dall’Eixample, la griglia che definisce questo quartiere di Barcellona. L’ingegnere Ildefons Cerdà progettò l’Eixample nel XIX secolo con ampi viali, isolati uniformi e quegli inconfondibili angoli ottagonali, pensati per permettere a luce, aria e persone di circolare liberamente. Sul collo c’è poi scritto Barcelona.
E qui il genio dell’artista che ha fatto centro. Prima ancora di conoscere il significato di questa fantasia, appena l’abbiamo vista inconsciamente ci è venuta in mente la schermata di Google Maps mentre raggiungevamo il Santini Temporary Store: Barcellona vista dall’alto è proprio così! Insomma, Cerdà e, ancora di più, Niland hanno fatto centro.
Sembra facile realizzare un disegno che poi verrà trasferito su una maglia bianca. Eppure, quando ti mettono in mano carta e penna e ti dicono: «Disegna ciò che vuoi», non è mica così semplice. L’idea di Niland della fantasia ottagonale, all’improvviso, ci è parsa decisamente molto meno scontata. E scontata non lo era. Ti accorgi che è un genio. E ti accorgi anche dell’immenso studio che c’è dietro ogni design, ogni fantasia, ogni dettaglio estetico e tecnico di una maglia o di un pantaloncino.
Due ore ci sembravano tante. Alla fine ne abbiamo impiegate due più venti minuti. Ci siamo divertiti, abbiamo sbagliato e sbagliato ancora. Niland ci ha detto di seguire il cuore. E allora abbiamo pensato che la prima cosa che unisse i nostri pensieri al Tour de France fosse Marco Pantani.
Ma lo ammettiamo: a disegnare siamo delle immense schiappe. Meglio scrivere (forse!). Per disegnare un uomo ci avvaliamo ancora delle classiche stanghette! Fate vobis…
Allora arriva l’idea. Riprendere il titolo de L’Equipe quando il Pirata firmò l’impresa delle Deux Alpes: C’est un géant. Abbiamo preso il telefonino e cercavamo di ricalcare titolo e lettering appoggiando il foglio sopra lo schermo. Ma abbiamo scoperto che il telefono è sensibile anche alla carta e così, a ogni tocco, l’immagine si ingrandiva o si rimpiccioliva. Morale: dopo mezz’ora di tentativi abbiamo capito che era tutto da rifare.






Quanta strada nei miei sandali
Tutto da rifare. Bartali! E’ questa la sua frase. E allora la testa si mette in moto. Sentiamo che è l’idea buona. Niland ci guarda e, da artista qual è, capisce che siamo sulla strada giusta. C’è una sua stampa al muro con i nomi dei vincitori italiani della Grande Boucle. Si va da Ottavio a Vincenzo. Quindi da Bottecchia a Nibali. E nel mezzo gli altri. Vorremmo fare quella, ma perché ricopiare? No, deve essere qualcosa di nostro.
Bartali è da sempre una figura che ci attrae. Sarà per i racconti del nonno. Sarà che proprio un anno fa, mentre eravamo al Tour, lo stesso nonno è andato in fuga. Sarà che la suoneria dello smartphone è la canzone di Paolo Conte. E ancora sarà che il suo secondo trionfo, quello del 1948, si lega a doppio nodo alla storia d’Italia. Il nostro soggetto sarà Gino Bartali.
Decidiamo così di riprendere la planimetria di quel Tour. E di scriverci sopra un grande 1948. Non senza difficoltà cerchiamo di ridisegnare una Francia stilizzata e, man mano, tutto il resto. Aggiungiamo in corsivo le sette vittorie di Ginettaccio in quella Grande Boucle e poi ecco pronta la nostra maglia.
Niland voleva farci vedere come nasce una maglia, un’idea, come lavorano in Santini e, per l’occasione, ha portato due macchinari, ovviamente in dimensioni ridotte, che vengono utilizzati in fabbrica per la produzione di serie. Vedere passare in pochi minuti la nostra idea da disegno a stampa e da stampa a maglia è stata una vera emozione. Un’esperienza vera, grazie a Santini Cycling. E in questa domenica, finalmente, Bartali è venuto in bici… sudando con noi.