La nuova Orbea Orca Aero adotta una sorta di claim che fa dell’approccio integrale un tassello importante ed un cardine sul quale è stato sviluppato il progetto. Non è solo un messaggio di promozione della bici, perché una volta su strada ci si rende conto di quanto è “totale” e non è solo una aero bike in senso stretto.
Super equilibrata e tanto rigida nel percepito, una rigidità che però è “spalmata” in modo eccellente dal fronte verso il retro e viceversa. Una spada quando deve essere veloce, finalmente una versa bici aero che “non pesa” quando l’andatura si abbassa ed è necessario rilanciare. Entriamo nel dettaglio del nostro test.


Orbea Orca Aero, quella del test
Una taglia 53, esattamente come la precedente versione, anche se le quote geometriche sono cambiate. La nuova è più bassa, nella sezione centrale, davanti, evidenzia dei valori di reach e stack ben proporzionati (accostabili in parte al passato), una bicicletta che conferma ancora una volta il suo essere corta. Questa taglia ha un passo complessivo di soli 97,4 centimetri, numero che si riflette in modo esponenziale sull’agilità del mezzo. Torneremo ad argomentare tra poco.
L’allestimento è il M10i LTD, alla base c’è una trasmissione Shimano Dura-Ace con relativo power meter (52/36 e 11/34), un kit Oquo-OC che include reggisella, cockpit e nuove ruote RP57LTD, gommate Vittoria Pro Speed TLR da 29 di sezione (quelli da crono), sella Fizik. Il peso rilevato (senza pedali) è di qualche grammo superiore ai 7 chilogrammi, super interessante se consideriamo anche i volumi non banali delle tubazioni. Il prezzo di listino è di 10.999 euro.


















Agilità? Gira su una moneta
In parte ci aspettavamo una bici agile e pronta al cambio di traiettoria, ma non così. La bici cortissima, il passo tanto corto si sente eccome, ma non deve passare inosservato l’angolo dello sterzo dichiarato a 72,8°, sufficientemente in piedi. Anche questo numero si riflette in modo insindacabile sull’ottima guidabilità complessiva e sulla prontezza, ma obbliga anche ad una certa attenzione.
L’avantreno delle nuova Orbea non è per nulla nervoso, tutt’altro, ma non lascia spazio ad errori grossolani ed indecisioni, in special modo con l’utilizzo delle ruote alte. Nella categoria aero bike, ad oggi, argomentando l’agilità è difficile trovare di meglio.




Aero concept, ma in salita…
Ci ha sorpreso tanto e ci ha colpito in modo particolare la sua fluidità quando la strada sale. Una sorta di cambio di rotta ed approccio integrale non arriva solo da Orbea, un aspetto tecnico che giunge da fronti diversi. L’aerodinamica applicata alla bici è funzionale alla velocità, al comfort e oggi come oggi non è secondaria neppure in salita. Le velocità medie e di punta sono sempre più elevate, senza mai dimenticare che la nuova Orca Aero è una bici da WorldTour. Quando la strada sale si comporta davvero bene, non fa valere il suo design muscoloso ed accompagna (senza pesare) quando la velocità scende ed è necessario rilanciare.
La sua rigidità, abbinata ad un’ottima reattività, si sentono anche in questi frangenti, perché quando ci si alza in piedi sui pedali risponde nell’immediato. Nuova Orbea Orca Aero non è una bici facilissima, non deve trasparire solo questo messaggio dalla descrizione, ma in alcuni contesti di gara mostra delle peculiarità al di sopra della media della categoria. L’efficienza in salita è un enorme gamechanger rispetto alla versione più anziana.


Geometria tirata, non per tutti
Il nostro riferimento è diretto all’avantreno, dove si nota uno sterzo che è alto (solo) 122 millimetri (taglia 53). Poco, la tubazione è ridotta ed obbliga all’utilizzo di qualche spessore per evitare di comprimere l’azione della respirazione e del diaframma, soprattutto quando si pedala con il naso all’insù.
Fa da contraltare il drop della curva manubrio che è piacevolmente compact, sfruttabile nella parte più profonda e quando si deve fare velocità, magari in pianura e nel vallonato.




In conclusione
Orbea Orca Aero generazione 4 rappresenta molto bene le aero bike che vedremo un po’ ovunque nei prossimi anni. Forme importanti, aerodinamiche per l’appunto, alleggerite e smagrite (alla bilancia), efficienti anche in salita e capaci di far alloggiare gomme ancora più grandi, quindi ancora più sfruttabili.
Parliamo e scriviamo di una bici da agonista vero e proprio, eppure non abbiamo di fronte un cavallo imbizzarrito che butta giù di sella quando inizia ad emergere la stanchezza. Ci piace, perché talvolta si torna a casa finiti dopo un giro lunghissimo con tanto dislivello positivo. La bicicletta non deve essere un limite, non deve essere per forza invasiva ed invadente. Ancora una volta in Orbea hanno fatto un gran bel lavoro.