Lorenzo Finn ha continuato a vincere anche dopo la conquista della maglia rosa al Giro Next Gen. Lo ha fatto in Romania, al Sibiu Tour, corsa a tappe di quattro giorni di categoria 2.1. Una vittoria che per il ligure ha rappresentato il primo successo tra i professionisti, mettendosi alle spalle atleti del calibro di Wout Poels (in apertura foto Sibiu Tour). Sul podio dopo la tappa di Balea Lac i due hanno anche scherzato sulla differenza di età, 38 per l’olandese e 19 per il corridore della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies. Quando Lorenzo Finn nasceva Wout Poels correva già nella categoria under 23.
Il Sibiu Tour fa da seguito alle vittorie schiaccianti di Lorenzo Finn tra gli under 23, dove quest’anno ha corso per un totale di undici giorni di gara, portando a casa quattro successi (tra cui i due di tappa al Giro Next Gen) e la classifica generale della corsa rosa under 23. Vincere è importante, ma farlo tra i professionisti è qualcosa che dà un valore aggiunto al lavoro e alla crescita del talento ligure.




Un anno fondamentale
Nei giorni del Giro Next Gen avevamo incontrato John Wakefield, responsabile della parte di sviluppo del progetto Rookies all’interno del team Red Bull-BORA-hansgrohe. Quando Lorenzo Finn ha poi vinto anche al Sibiu Tour abbiamo chiesto di parlare con Wakefield per guardare a questa prima parte di stagione.
«Quello che si desidera ogni anno è un progresso – ci dice – dalle capacità sportive alle prestazioni di un atleta. E’ in questo modo che si migliora di anno in anno. Ci sono state molte chiacchiere e discussioni approfondite sul fatto che Lorenzo quest’anno passasse al World Tour, ad essere onesti non era un segreto che avesse i numeri e le qualità per farlo. Tuttavia abbiamo ritenuto che sarebbe stato troppo presto».


Come mai?
Per gli obiettivi a lungo termine che vogliamo raggiungere con lui passare subito nel WorldTour non sarebbe stata la scelta giusta. Lorenzo Finn stava ancora maturando al di fuori della bicicletta, non bisogna dimenticare che questa stagione sarebbe stata la prima dopo il diploma. C’erano alcuni processi di sviluppo che volevamo portare a termine.
Meglio non saltare certi step?
Con Lorenzo volevamo riuscire a soddisfare un processo di crescita prima di farlo passare nel WorldTour. Abbiamo ritenuto che se lo avessimo spinto troppo in fretta quest’anno avremmo saltato alcuni passaggi, di conseguenza si è preferito un approccio molto più graduale. Con l’attenzione a ciò che volevamo raggiungere sia in sella che fuori, in termini di maturità e preparazione fisica, prima di passare nel WorldTour.


Un cambio però c’è stato…
Volevamo comunque che partecipasse a gare insieme ai professionisti, per avvicinarsi gradualmente a quell’ambiente. Per capire l’atmosfera e ciò che serve per affrontare un salto del genere, senza alcuna pressione. Gli abbiamo permesso di utilizzare le risorse della squadra in maniera molto più completa, all’inizio c’erano degli aspetti che non funzionavano e dovevamo migliorare. Un aspetto che è venuto fuori al Giro di Sardegna e ci siamo mossi per sistemarli.
Abbiamo visto un Lorenzo Finn a due facce nella prima parte di stagione, dominante tra gli under 23 e meno tra i professionisti.
Nelle gare di inizio stagione il suo ruolo era molto diverso da quello che ha ora, è un aspetto da tenere a mente.
Quanto era importante vincere il Giro Next Gen?
L’obiettivo è vincere le gare, o comunque lavorare per farlo. E’ importante vincere ma lo è altrettanto in termini di raccolta dati, che siano soggettivi oppure oggettivi. C’era un obiettivo, lo abbiamo raggiunto, ma ci interroghiamo anche sul modo e su ciò che abbiamo ottenuto durante la gara. Il risultato del Giro Next Gen ha dimostrato che il lavoro svolto dalla squadra e da Lorenzo era corretto.




La conferma del Sibiu Tour in questi termini che valore ha?
Ci ha fornito dati positivi non solo per quella settimana, ma per capire che Finn è in grado di gestire il carico di lavoro e che la direzione che stiamo seguendo e quella che lui vuole prendere è plausibile. Non si sa mai cosa succederà in futuro, ma da quel punto di vista va bene.
Ora dopo sei mesi pensi sia stata una buona idea rimanere tra gli under 23?
Sì, per me personalmente, è stata una scelta corretta al 100 per cento. Senza alcun dubbio, lo affermo con grande convinzione.
Quanto è importante questa stagione per affrontare il prossimo anno nel WorldTour?
In termini di crescita è davvero ottima. Non si parla solamente della bici, ma di come Lorenzo è cresciuto e maturato al di fuori del ciclismo. Quest’anno abbiamo sicuramente visto un miglioramento grazie alle risorse di una squadra più matura. Ora è in una posizione migliore per approcciare il WorldTour nel prossimo anno.


Vedete Finn solo come un corridore da corse a tappe?
No, è molto performante anche in gare di un giorno impegnative. Lo ha dimostrato lo scorso anno al mondiale in Ruanda e nel 2024 a Zurigo. Quindi non lo classificherei solo come corridore da corse a tappe. Chiaramente quest’anno ci piacerebbe che riuscisse a vincere l’Avenir, per chiudere in qualche modo il cerchio, se così si può dire.
A tuo avviso qual è stato l’aspetto nel quale è migliorato di più?
E’ una buona domanda: sicuramente il suo impegno nell’allenamento. Lo dico perché abbiamo introdotto alcuni elementi aggiuntivi nel suo programma di lavoro. Il modo in cui ha assimilato tutto ci ha dato un buon feedback e abbiamo continuato da lì. Direi che si è rivelato un aumento significativo nelle sue prestazioni complessive, sia in sella che fuori dalla bici.
Quali sono gli obiettivi ora?
Penso sia quello che va al di là della bici: come è maturato, come ha iniziato a sfruttare di più le risorse della squadra, il modo in cui ascolta e assorbe le nozioni sulle prestazioni per migliorare. Per me, in questo momento, è stato il più grande balzo in avanti. Vincere le gare è sempre fantastico ed egoisticamente vorrei che riuscisse a vincere L’Avenir.