Auronzo di Cadore è da sempre sinonimo di Tre Cime di Lavaredo, grandi salite e ciclismo. Da un paio di weekend, però, il suo nome entra anche nella geografia internazionale del gravel. La prima edizione della GT3 Lavaredo, organizzata da Pedali di Marca con la regia di Massimo Panighel, ha infatti portato sulle strade bianche delle Dolomiti una prova dell’UCI Gravel World Series, unica tappa italiana del circuito valida per la qualificazione agli Europei e ai Mondiali (in apertura foto Giorgio De Negri).
Circa 700 atleti provenienti da 28 Nazioni hanno affrontato un percorso tanto spettacolare quanto impegnativo, disegnato tra laghi alpini, foreste e alcuni dei panorami più iconici dell’arco dolomitico. Un debutto che ha unito agonismo, territorio e promozione turistica, lasciando la sensazione di aver aperto un capitolo nuovo per il ciclismo fuoristrada italiano.


Debutto coi fiocchi
Non era semplice organizzare una prima edizione inserita direttamente nel calendario della UCI Gravel World Series. Servivano credibilità, un territorio all’altezza e un percorso capace di mettere d’accordo agonisti e appassionati. La risposta è arrivata dai numeri. Al via si sono presentati quasi 700 concorrenti in rappresentanza di 28 Paesi, richiamati dall’unica occasione italiana per conquistare il pass verso i Campionati Europei di Houffalize, in Belgio. E anche per i più lontani mondiali di Nannup, in Australia.
Il tracciato Long proponeva 133 chilometri con 3.170 metri di dislivello, un anello attorno alle Tre Cime di Lavaredo che attraversava Veneto e Alto Adige. Il percorso Medium, invece, misurava 105 chilometri con 2.460 metri di dislivello ed era riservato alle categorie femminili e agli uomini over 60. Una giornata calda e assolata ha reso ancora più selettiva una gara caratterizzata da continui cambi di ritmo, lunghi sterrati, salite pedalabili e scorci che soltanto le Dolomiti sanno offrire.
La corsa maschile si è infiammata già sulle rampe verso il Passo Monte Croce Comelico. Davanti hanno preso il largo Leonardo Paez, vero mito della Mtb, Dario Cherchi ed Eskil Evensen-Lie, mentre Fabian Rabensteiner ha preferito gestire l’azione senza forzare. La svolta è arrivata a Carbonin, dove Cherchi è stato rallentato da una foratura, mentre Rabensteiner ha raggiunto i battistrada e ha cambiato l’inerzia della gara. Sulla successiva salita di Passo Tre Croci il campione altoatesino ha costruito il successo definitivo, resistendo al ritorno di Paez, secondo a soli 26 secondi dopo essere rimasto in corsa nonostante una caduta. Terzo il norvegese Evensen-Lie.
Tra le donne, impegnate sul percorso Medium, non c’è stata storia. La polacca Karolina Migon ha preso il comando fin dalle prime battute, imponendo un ritmo impossibile da seguire per le rivali. Alle sue spalle Erica Magnaldi, campionessa europea in carica, ha conquistato un prezioso secondo posto, mentre Debora Piana ha completato il podio, tornando protagonista dopo il lungo recupero dall’infortunio al tendine d’Achille. Una gara dal livello tecnico elevato, che ha confermato quanto il gravel stia attirando specialisti provenienti sia dalla strada sia dalla mountain bike.






Non solo gara…
Ma se questa è stata la gara dei pro’, c’è stato poi l’evento. Il vero cuore della manifestazione: gli amatori, gli appassionati. Una delle impressioni raccolte all’arrivo era comune a tanti partecipanti: la GT3 Lavaredo non è stata soltanto una corsa, ma un’esperienza. Il fascino delle Dolomiti ha accompagnato gli atleti lungo tutta la giornata, trasformando la fatica in qualcosa da ricordare. Non a caso molti dei presenti, professionisti compresi, hanno sottolineato come il percorso fosse uno dei più belli affrontati negli ultimi anni. Il fondo era tecnico senza essere estremo, veloce ma capace di richiedere attenzione e continui rilanci, è riuscito a interpretare l’essenza del gravel moderno. La copertura più gettonata è stata quella da 45 millimetri, larga sì, ma non estrema. Anche se va detto che molti pro’ avevano gomme anche da 55 millimetri. Ma loro esulano un po’ da alcune scelte tecniche.
A fare la differenza non è stato soltanto il tracciato. L’organizzazione di Pedali di Marca ha curato ogni dettaglio, dall’accoglienza ai servizi nel villaggio gara, fino all’allestimento dell’area expo. Tra gli spazi più frequentati c’era quello di Pinarello, partner dell’evento, dove erano esposte alcune delle biciclette più rappresentative della casa trevigiana. Un punto d’incontro per curiosi, appassionati e atleti, che hanno potuto osservare da vicino i modelli destinati tanto alle competizioni quanto all’avventura.
Nel dopogara il clima era quello delle grandi occasioni. Atleti, accompagnatori e organizzatori avevano la consapevolezza di aver preso parte a qualcosa che andava oltre il semplice risultato sportivo. La GT3 Lavaredo ha dimostrato come il gravel possa diventare un efficace strumento di valorizzazione del territorio, capace di portare migliaia di persone a conoscere luoghi straordinari pedalando con un ritmo diverso rispetto alle grandi gare su strada.


Progetto che guarda lontano
Le Dolomiti non avevano ancora una prova della UCI Gravel World Series. È bastata una sola edizione della GT3 Lavaredo per capire che questo vuoto poteva essere colmato con autorevolezza. L’intuizione di Massimo Panighel e del suo staff è stata quella di non rincorrere modelli già esistenti, ma costruire un evento fortemente legato al territorio. Le Tre Cime di Lavaredo, il lago di Misurina, i boschi del Cadore e i grandi passi dolomitici non hanno rappresentato soltanto una scenografia, bensì elementi centrali dell’identità della corsa.
E’ proprio questo il valore aggiunto della manifestazione. Il gravel cerca da sempre percorsi autentici, lontani dai flussi più grandi e immersi nella natura. Le Dolomiti offrono tutto questo, aggiungendo un patrimonio paesaggistico riconosciuto in tutto il mondo. Auronzo di Cadore, con i suoi laghi, i sentieri e una tradizione ormai consolidata nell’accoglienza degli sport outdoor, si candida così a diventare un punto di riferimento anche per questa disciplina, affiancando il ciclismo su strada e la mountain bike.
La risposta arrivata dai quasi 700 partenti e dalle 28 nazioni presenti lascia immaginare margini di crescita importanti. Il gravel sta attraversando una fase di forte espansione e poter contare su una gara italiana inserita nel circuito mondiale rappresenta un’opportunità significativa, sia per gli atleti sia per il movimento nazionale. La sensazione è che questa prima edizione abbia posto soltanto la prima pietra.
Il futuro della GT3 Lavaredo dipenderà dalla capacità di consolidare quanto costruito in questo debutto, ma le basi appaiono solide. Se l’obiettivo era dimostrare che le Dolomiti potevano ospitare anche il grande gravel internazionale, la risposta è arrivata con forza. Perché, quando la qualità dell’organizzazione incontra un territorio unico al mondo, il risultato difficilmente resta confinato a una sola giornata di gara. E’ più facile che diventi l’inizio di una storia destinata a durare negli anni.