SULMONA (AQ) – Le guance rosse e gli occhi azzurri di Daniele Forlin brillano sotto il sole che bacia la piazza centrale di Sulmona, entro pochi minuti il gruppo del Giro Next Gen sarebbe partito verso l’arrivo di Piana delle Mele. Il corridore del Movistar Team Academy indossa un gilet con il ghiaccio, per abbassare la temperatura di una mattinata rovente. Forlin parla in spagnolo con lo staff della squadra poi ci si avvicina e inizia a raccontare di questi primi mesi vissuti nell’universo Movistar. Il veneto è al primo anno tra gli under 23, ma la squadra ha voluto premiarlo portandolo al Giro Next Gen, una bella iniezione di fiducia.
«Mi sto trovando da subito molto bene – racconta nel piccolo riquadro di ombra proiettato dal camper del team – mi hanno subito accolto nel migliore dei modi e non ho avuto problemi ad ambientarmi. All’inizio ero un po’ preoccupato perché le prime corse erano davvero di alto livello, come la Valenciana o altro gare di spessore. Però mi sono trovato subito bene e sono felice di com’è andata».


Com’è stato passare da una squadra come la Nordest Villadose a un devo team?
E’ una cosa totalmente differente, in una squadra di questo spessore come la Movistar nulla è lasciato al caso. Nessun aspetto della vita del ciclista viene trascurato o messo in secondo piano.
Tu ti sei ambientato subito?
Non è stato facilissimo, soprattutto i primi mesi a causa della lingua. Lo spagnolo non lo sapevo, visto che non lo avevo nemmeno studiato a scuola. Però essendo abbastanza simile all’italiano ho trovato più semplice impararlo sul campo, strada facendo. Ora con compagni e staff mi riesco ad esprimere bene.


Il passaggio a livello atletico e tecnico si è sentito tanto?
Sì, si è sentito sicuramente molto. Nell’ottica di crescita, visto che ho un contratto di due anni con il devo team, ho parlato con il preparatore che mi segue e abbiamo deciso di fare le cose con calma. L’obiettivo è crescere gradualmente, senza spremermi fin da subito. Inoltre quest’anno devo finire la scuola.
Siamo nel periodo degli esami di maturità, come li stai gestendo?
Ho avuto modo di spostare l’esame nella sessione suppletiva di luglio, per questo ringrazio davvero molto i professori che mi hanno aiutato da questo punto di vista. Devo diplomarmi all’Istituto Tecnico Agrario, tra l’altro quest’anno sono passato al corso serale, per avere il tempo per gestire tutto.


Ti sei trovato bene tra allenamenti e studio?
Passare al corso serale è stato utile, perché mi ha permesso di conciliare allenamenti, gare e studio. La mattina mi allenavo, mentre il pomeriggio e la sera studiavo. Impegnativo, ma almeno sono riuscito a fare tutto.
Una prova di maturità è stato anche questo Giro Next Gen, come ti sei trovato a gestire otto giorni di gara?
Sono sicuramente tanti, sapevo da dicembre che sarei stato alla partenza di questa corsa, ciò mi ha permesso di prepararmi nel migliore dei modi. I primi giorni ho sofferto tanto, perché non correvo da un mese e mezzo, mentre nelle ultime tappe ho trovato il ritmo giusto.
Come si vive il primo Giro Next Gen?
Tutto scorre veloce, ci si sveglia al mattino, si fa colazione e poi partiamo per andare alla tappa. Una volta finito si mangia e si riposa per recuperare al massimo. Poi via di nuovo. Per noi come squadra è stato un bel Giro, con la vittoria della maglia bianca da parte di Javier Cubillas.


Che obiettivi hai per la seconda parte di stagione?
Crescere il più possibile, migliorare e divertirmi facendo anche altre gare con i professionisti. Mi piacerebbe continuare ad alzare il livello e migliorare sotto ogni aspetto. Al momento con il preparatore del team, Vittorio Dalla Calle, mi sto trovando bene. E’ spagnolo e anche grazie a lui sto imparando bene la lingua.
Hai cambiato metodo di lavoro?
Sì, sto facendo tanti allenamenti a bassa intensità, con tanto volume, una cosa alla quale non ero molto abituato. Però mi sto trovando davvero bene e alla fine anche questo fa parte del processo di crescita.