WATERLOO (Winsconsin, USA) – Una sorta di Mecca per la bici e per tutto quello che gira attorno al mondo del ciclismo in genere. Il Winsconsin è un polmone verde, dove la pianura vera esiste quasi esclusivamente vicino alla sua capitale, Chicago, mentre l’80% del territorio è la palestra perfetta per chi ama la bici in tutte le sue versioni. Trek, una delle aziende più innovative e trainanti del settore nasce qui.
Ci sono i festeggiamenti dei 50 anni dell’azienda, la presentazione di alcuni nuovi modelli di bici che vedremo ufficialmente nelle prossime settimane, per noi è stata la ghiotta occasione per intervistare John Burke, figlio del fondatore Dirk Burke (co-fondatore insieme all’amico Bevil Hoog) e ora CEO di Trek Bicycle Corporation.






Cosa è e cosa rappresenta Trek oggi?
Trek nasce con l’obiettivo di costruire bici che piacciano alle persone. Lo stesso obiettivo è ripreso oggi ed in 50 anni molto è cambiato, ma ti posso dire che la visione resterà la medesima anche per i prossimi 50 anni. Ho sempre pensato che il segreto di tutto fosse costruire prodotti eccezionali e non ho mai cambiato idea.
Come immagini la bici dei prossimi anni?
Non è solo questione di evoluzione e tecnologie, in questo abbiamo dimostrato di essere dei leader. Penso che la vera chiave di lettura del nostro settore è la sicurezza e non risiede esclusivamente nel business che crea un’azienda.


Far progredire la categoria della bici grazie alla sicurezza?
La sicurezza stradale è un tassello fondamentale. Se l’utilizzatore percepisce una sicurezza scarsa, non acquista e si allontana dal settore. Quando la percezione della sicurezza è alta, la gente pedala, va in bici ed il consumatore in genere diventa portatore di messaggio positivo. Ovviamente la sicurezza che menziono non è esclusivamente legata al mezzo meccanico, mi riferisco alle infrastrutture e a quello che dovrebbero fare le amministrazioni in tutto il mondo.
Quando parli di sicurezza in bici pensi al contesto ambientale di Waterloo?
Waterloo per noi di Trek è un vero asset. E’ una fortuna vivere qui, è un territorio che crea motivazione. Waterloo è parte della nostra identità e ha radici profonde, ma sono perfettamente cosciente che il mondo non è Waterloo, il mondo non è il Winsonsin. No, quando penso alla sicurezza del ciclista, mi piace immaginare un contesto sicuro ovunque.




Ti riferisci anche ad eventuali opportunità per il futuro?
Tutto il settore bici affronta un cambiamento importante. Ci sono tante difficoltà, criticità ed al tempo stesso molte opportunità. Dobbiamo pensare oggi a cosa potrà rappresentare la bici in futuro. Quando mio padre e Bevil Hoog hanno fondato Trek era tutto differente. Era il momento della rinascita, vivevamo un boom industriale su differenti livelli e la bicicletta rappresentava uno strumento di libertà, non c’era la globalizzazione di oggi. Il modello attuale è una sorta di opposto, più veloce ed articolato, ma resto dell’idea che in tutto questo la cosa insostituibile è il valore che arriva dalle persone ed il servizio offerto. La stessa azienda è fatta di persone.
Sei contro l’acquisto on-line talvolta forzato?
Credo che l’on-line, se usato nel giusto modo e con i criteri adeguati sia un grande supporto per i negozianti, distributori e per il servizio in genere. L’on-line può diventare il completamento perfetto al servizio offerto al cliente finale, una sorta di valore aggiunto. L’on-line non deve essere un ostacolo ed il primo competitor. Stento ad immaginare che un’azienda come Trek, quella che vediamo oggi, ovvero il risultato di 50 anni di cambiamenti, scelte, persone e collaboratori che sono entrati in azienda, sono usciti e sono tornati, debba virare completamente sull’on-line cambiando in tutto una politica fatta anche di supporto e servizio.