MONTE LIVATA (RM) – Lo sguardo di Lorenzo Finn si perde tra le pieghe rosa della maglia che da mesi aveva messo nel mirino. Ora la può indossare, cancellando la seconda casella di questo Giro Next Gen che lo vedeva partire con gli oneri e gli onori del favorito numero uno. Oggi nella sesta tappa, la prima con arrivo in salita, il genovese in maglia iridata non si è fatto attendere e ha trovato il successo scavando un primo ma importante divario in classifica generale (in apertura foto La Presse).
Un attacco a 11 chilometri dall’arrivo di Mateo Ramirez, scalatorino ecuadoregno del UAE Team Emirates Gen Z, ha scombussolato le carte in tavola e i programmi delle altre squadre, compresa la Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies di Lorenzo Finn. Di fatto l’azione di Ramirez ha chiamato allo scoperto i migliori, e chi era pronto a bluffare per risparmiare qualche energia si è trovato a non potersi più nascondere.


Una settimana di pazienza
Il disegno delle tappe di questo Giro Next Gen non prevedeva grandi sforzi per gli uomini di classifica, alcune giornate insidiose avrebbero potuto mettere in difficoltà solo chi si fosse presentato senza la giusta condizione. Per questo nella mattinata di oggi regnava tanta incertezza, con i corridori impegnati a far classifica tutti con lo stesso distacco dalla maglia rosa di Matisse Van Kerckhove: 21 secondi. Così Lorenzo Finn, il quale ora si trova a parlare davanti ai microfoni con la maglia rosa che nasconde quella iridata, sorride soddisfatto perché oggi ha messo in fila tutti gli avversari riportando ordine nella classifica generale.
«Sapevamo che nelle prime tappe sarebbe stato quasi impossibile per me prendere la maglia – ammette Finn – mentre ora il Giro Next Gen diventa molto difficile. Da un lato è stato anche meglio, senza premiazioni o podi sono andato subito al bus iniziando il recupero prima, permettendomi di risparmiare qualche energia preziosa».







Ramirez, la bussola impazzita
Con uno scatto secco Mateo Ramirez ha dato fuoco alle polveri quando di chilometri al traguardo ne mancavano troppi per pensare a un’azione solitaria. Si pensava che l’azione del sudamericano servisse per tornare sui compagni di squadra Ugo Fabries e Daan Dijkman, ma li ha passati senza nemmeno guardarli. Dopo qualche chilometro Ramirez ha rallentato il passo e su di lui sono ripiombati Lorenzo Finn, guidato dal suo compagno di squadra Max Bock.
«L’attacco di Ramirez – racconta la nuova maglia rosa – ha scombussolato un attimo i piani, anche perché è partito come se il traguardo fosse in cima a quello strappo. Invece la salita era appena iniziata. Noi volevamo tenere un ritmo costante, infatti non ho provato a seguire l’allungo di Ramirez e dopo poco lo abbiamo ripreso».




Solo al comando
Lorenzo Finn si è trovato così a fare i conti con una tattica diversa dalle aspettative, e quando a 9 chilometri dal traguardo si è trovato da solo al comando la sua mente si è focalizzata sul gestire al meglio lo sforzo. Con l’obiettivo di mettere più metri possibile tra sé e gli avversari alle sue spalle.
«La salita aveva la sua parte più dura all’inizio – prosegue Finn – e trovarmi da solo a una decina di chilometri dall’arrivo non è stato troppo difficile. Una volta superato il tratto impegnativo si poteva spingere bene, di rapporto. Poi nel momento in cui mi ha raggiunto l’ammiraglia con Cece (Benedetti, ndr) e Pello Olaberria è arrivata un’altra scarica di fiducia. Mi tenevano aggiornato sul ritardo dei corridori alle mie spalle. Quando hai un minuto di vantaggio sai che non è facile per chi è dietro rientrare, serviva solamente tenere il giusto passo fino all’arrivo».


Emozione e testa
La maglia rosa finalmente è atterrata sulle spalle del corridore ligure, che è ben felice di coprire quella di campione del mondo con il simbolo di un primato inseguito per mesi, anche quando tutto sembrava andare nella direzione opposta. Una caduta nella terza tappa del Tour of the Alps rischiava di compromettere tutto, invece Lorenzo Finn è ripartito da zero. Sul polso porta ancora il segno dell’operazione a cui è stato sottoposto pochi giorni dopo.
«Quella di oggi è una vittoria molto importante – racconta – con mesi, settimane di sacrifici e lavoro. E’ da novembre che abbiamo questo obiettivo e un piccolo infortunio rischiava complicare i piani. Devo ringraziare la squadra, perché mi ha permesso di operarmi subito e di ripartire alla caccia di questa maglia. Il Giro Next Gen non finisce oggi, domani sarà una tappa impegnativa e anche la cronometro risulterà un momento chiave».
Nulla è lasciato al caso nella rincorsa alla vittoria di questo Giro Next Gen, subito dopo la vittoria troviamo Lorenzo Finn sulla bici da cronometro a fare defaticamento. A testimonianza che quello di oggi è stato un tassello nel grande mosaico rosa.