Un altro passo avanti. Se lo scorso anno si era fermata nell’ultima tappa, quest’anno Monica Trinca Colonel ha chiuso il Giro d’Italia Women con il quindicesimo posto finale e il quinto nella cronoscalata che ha avuto il sapore di un’impresa. Solo il briciolo di maturazione atletica che ancora le manca le ha impedito di difendere il suo posto fra le prime dieci nelle ultime due tappe: le più dure, dove si è fatta la classifica finale.
Abbiamo intercettato la valtellinese della Jayco-AlUla in Valgrosina, nella quiete di una baita sul filo dei 1.600 metri di quota, dove si è rifugiata dopo la corsa rosa per ricaricare le batterie. Parla con la voce che batte al tempo della montagna: calma, regolare, serena. Dice che quasi tutte le famiglie in paese hanno una baita in montagna e d’estate, quando il caldo arriva in valle, le usano tanto. Quella in cui si trova è del suo compagno Alex.
«Devo ancora recuperare – sorride Trinca Colonel – perché dal Giro sono uscita bella finita. Sono tornata a casa direttamente quella sera e il giorno dopo siamo subito saliti in baita. Non tocco la bici per qualche giorno, diciamo che non faccio proprio nessun tipo di attività fisica se non qualche camminata. Semplicemente delle belle dormite: di notte e a volte anche nel pomeriggio. Per il resto, posso leggere qualche libro oppure ne approfitto per organizzare le vacanze per l’autunno. Faccio le cose che si possono fare quando c’è tanto tanto tempo libero. Per qualche giorno ho staccato completamente la testa, così poi ripartirò come nuova».


La caduta di Salice Terme, la stessa di Van der Breggen, può aver inciso sul calo degli ultimi due giorni?
Non credo. Ovviamente le cadute non fanno mai piacere, però non è stato quello a incidere sul risultato. Diciamo che faccio ancora fatica a reggere nove giorni consecutivi di gara. Soprattutto gli ultimi li ho sofferti molto e non so se sia dovuto al fatto che avevo già fatto un Grande Giro (la Vuelta, dal 3 al 9 maggio, ndr) e i giorni a casa per la preparazione del Giro sono stati limitati.
In effetti c’erano appena tre settimane…
Ho dovuto fare un carico di allenamento in breve tempo e non è qualcosa cui sia abituata. Quindi sono arrivata al Giro in forma, però magari non fresca come avrei dovuto e così nel finale sono calata tanto. Vedendo come era andata l’anno scorso, quando ho avuto gli stessi problemi al Giro e al Tour e non li ho finiti, quest’anno alla fine il Giro l’ho finito. Mi dispiace perché mancavano solo due giorni, ma purtroppo al momento il fisico è questo e c’è bisogno ancora di tempo.
Hai la sensazione di una crescita in divenire?
Sì. Sicuramente il livello del gruppo si è alzato e il mio di pari passo, nel senso che sono contenta per i risultati che sono venuti prima di quegli ultimi giorni. Nella cronoscalata ho ottenuto un quinto posto abbastanza importante, quindi porto a casa quello che c’è stato di buono, anche se non c’è stata la ciliegina sulla torta. Sono partita con la speranza di fare bene, ma anche la consapevolezza che poteva finire così.


C’era una sorta di campanello d’allarme in un angolo della testa?
Esatto, perché non posso ancora allenarmi come fanno le altre. Sono ancora giovane e ho alle spalle solo tre stagioni di allenamento in confronto alle altre che corrono da più anni. Quindi devo fare tutto più gradualmente, mi serve solo un po’ di tempo in più. Con Marco Pinotti ne abbiamo parlato e anche lui dice che semplicemente sono un’atleta ancora giovane, la gamba è ancora fresca e ancora da definire anche a livello muscolare. Effettivamente ho iniziato a fare gare solo da tre anni, perché prima facevo al massimo delle granfondo, che però non si possono chiamare gare. Non ero un’atleta, ero una ragazza che faceva sport.
I tuoi programmi di allenamento tengono conto di questo fattore?
Quando ho iniziato a lavorare con Pinotti tre anni fa, mi aveva avvisato che ci sarebbe stato bisogno di tempo e che prima o poi questa mancanza di maturità fisica l’avrei pagata. E il prezzo è proprio nel fatto che ancora mi mancano quei due giorni finali. Però alla fine, se guardo da dove arrivo, devo essere soddisfatta. E’ vero che sono mancati quegli ultimi due giorni, però prima stavo bene in un Giro d’Italia di altissimo livello. E quando si gareggia contro le più forti al mondo, non c’è proprio niente di facile.
Sul Colle delle Finestre è stato un lento spegnersi oppure hai scelto di iniziare la salita col tuo passo?
La seconda che hai detto. Ho scelto sin da subito di non tenere il loro passo, perché sarebbe stato impossibile farlo per un’ora e un quarto di salita. Ho pensato di iniziarla a un passo leggermente inferiore – spiega Trinca Colonel – per poi aumentare mano a mano che si saliva. Invece mi sono accorta che non era possibile farlo perché non avevo abbastanza energie.


Se avessi saputo da subito che l’arrivo di tappa sarebbe stato in cima, ti saresti gestita diversamente?
Non cambiava molto, la salita sarebbe stata comunque troppo lunga per le mie gambe. Al contrario, quello che avrebbe potuto aiutarmi se la tappa si fosse fatta per intero, è che nella discesa avrei potuto recuperare il gruppetto davanti a me e andare con loro all’arrivo. Ma sarebbe cambiato poco, abbiamo visto come è andata il giorno dopo (Monica è arrivata sul traguardo di Saluzzo con 14’29” da Longo Borghini, ndr), quindi non ho rimpianti. E’ andata così, di più non potevo fare.
Hai avuto oscillazioni di peso durante il Giro?
Il peso è stato tanto tenuto sotto controllo e ha rispecchiato quello che è successo anche a livello di forma. E’ stato molto costante fino alle ultime tre tappe, poi è salito ogni giorno: chiaro sintomo di stanchezza. A un certo punto il mio fisico ha iniziato a trattenere tutto, ho iniziato a essere più gonfia e quindi anche il peso è salito. Ma fino a quel momento, avendo lavorato bene con la nutrizionista, lo avevamo tenuto sotto controllo ed è sempre stato molto costante. Sicuramente non ho finito il Giro sotto peso, quello no al 100 per cento.
Esiste già una data fissata per il rientro in gara di Monica Trinca Colonel?
Il programma è fare i campionati italiani e poi, nel tempo che resta, preparare il Tour de France che comincia il primo agosto. Proviamo con un altro Grande Giro.


Tre sono tanti: volontà tua o della squadra?
Il mio profilo è di atleta per corse a tappe. Fino a questo momento, la Vuelta è sempre andata bene, forse perché è il primo Grande Giro dell’anno e ci arrivo più fresca rispetto agli altri. In più la Vuelta ha sette tappe e forse per questo non l’ho finita tanto in calando, non ho avuto i problemi fisici che invece ho riscontrato al Giro e al Tour. Il fatto di andare in Francia era già nel programma, semmai sono stata io a voler aggiungere il Giro.
Come mai?
Ci tenevo a farlo. Quando ho visto il percorso, mi sono detta: «Dai, facciamolo!». In ogni caso, negli stessi giorni non avrei avuto altre gare e quando ho visto la cronoscalata e il Colle delle Finestre, ho pensato che non avrei sopportato di essere in casa a guardarlo dalla televisione, perché sarebbe stato un rimpianto. Perciò l’abbiamo fatto e l’abbiamo portato a casa. Non tanto per il risultato nella classifica generale, ma per il fatto di avere fatto una bella cronoscalata e anche la tappa delle Dolomiti, dove comunque ho attaccato e ho provato a vincere. Diciamo che me la sono giocata ed è andata come è andata.
Il Tour è un obiettivo, magari il Giro ti darà la base per non avere quel calo…
Adesso bisogna resettare e poi ripartire da zero. Ci sarà il tempo per allenarsi e arrivare magari anche più freschi e magari riuscirò a resistere qualche giorno in più. Ho anche pensato che con una tattica meno dispendiosa potrei arrivare ai finali con più energia – ragiona Trinca Colonel – in realtà però le tappe piatte sono facili solo sulla carta. Al Giro erano tutte molto lunghe, quando sei in gruppo c’è sempre tensione e questo fa sì che non riesci a risparmiare molto. E comunque stare tante ore in bici è ugualmente faticoso.


La preparazione del Tour passerà per un periodo in altura?
La squadra l’avrebbe organizzato, ma dobbiamo decidere cosa sia meglio per me, perché in questo momento non so se l’altura mi dia un vantaggio o mi tolga qualcosa. Mi sono accorta che, rispetto alle altre ragazze, esporre il mio fisico a uno stress maggiore non ha dato sempre buoni frutti. In altura non riesco ad allenarmi bene e non riesco a fare gli stessi allenamenti di qualità che posso fare quando sono a casa.
Ci sono dati che lo confermano?
L’anno scorso abbiamo visto che i miei valori più alti e le prestazioni migliori li ho fatti dopo un mese a casa. Oggi ci sono anche metodi che possono sostituire l’altura – conclude Monica Trinca Colonel – per cui vediamo cosa ne pensa la squadra e poi decidiamo. L’importante sarà lavorare bene e arrivare al Tour con più freschezza rispetto a quella del Giro.