MASSA – Forse l’immagine più bella del giorno sono le lacrime di gioia di Afonso Eulalio qualche istante dopo aver tagliato il traguardo. I ragazzi del suo staff lo accolgono a braccia aperte. Prima qualche istante di silenzio. Poi gli dicono che la maglia rosa è ancora sua. E allora ecco le pacche sulle spalle, qualche rapido abbraccio e la bocca spalancata che cerca ossigeno.
E chi se lo aspettava che avrebbe tenuto la maglia? Mentre gira la bici per andare sul palco, il pubblico appiccicato alle transenne che ha visto la scena da vicino applaude quasi in silenzio. Poi inizia a inneggiare il suo nome: «Bravo Eulalio».


Il potere della rosa
Bravo Eulalio, dunque. Adesso non è più un corridore qualunque. Adesso non è più uno dei tanti girini del gruppo, adesso è Eulalio: la maglia rosa.
E come spesso accade, questo simbolo ti dà energie in più, visibilità. Qualcosa dentro di te cambia. Qualche anno fa fu proprio un suo connazionale a ritrovarsi in questi panni: Joao Almeida, un corridore che poi sarebbe diventato un top rider.
«Se mi aspettavo di tenere la maglia? No, proprio no!», replica secco ma altrettanto sorridente in conferenza stampa. Il suo volto è quello della felicità. Sa di aver compiuto una grande piccola impresa. Lui, piccolo tra i giganti di questo sport.
«Nei giorni scorsi ci ho scherzato su anche con la mia ragazza (Marisa Ferreira, ex ciclista, ndr), che è stata campionessa nazionale a cronometro. Ma la vera energia me l’ha data la maglia rosa… più che i consigli di lei. E sarebbero serviti, perché in carriera avrò fatto dieci cronometro e mai una così lunga. Non ho mai lavorato troppo sulla posizione fino all’anno scorso. Solo quest’anno abbiamo iniziato e credo che si siano visti i frutti.
«Questi ultimi giorni sono stati davvero incredibili. Capisco ora quando si parla della magia della maglia rosa, perché è qualcosa di incredibile e difficile anche da raccontare a parole».


Chilometro dopo chilometro
La cronometro di Eulalio scorre con il cronometro che viaggia sul fuso orario di Vingegaard, colui che gli era più vicino e anche il più pericoloso. Ma un po’ il danese non è stato famelico, un po’ lui è andato oltre se stesso ed ecco che chilometro dopo chilometro l’ipotesi di ripartire domani con questa maglia si faceva sempre più concreta.
Alfonso era da solo. Franco Pellizotti in ammiraglia lo ha seguito da vicino più che mai e quasi sembrava più emozionato di lui. Lo abbiamo visto stamattina rilasciare interviste, parlare del caso della livrea rosa che aveva fornito Rudy Project, del fatto di non mettere troppa pressione al ragazzo.
«Un giorno in meno a Roma – ha detto Pellizotti – Afonso ha fatto un grande sforzo oggi e ha disputato una buona cronometro. Sapevamo che sarebbe stata una giornata difficile per noi, ma alla fine siamo ancora in maglia rosa. E questa è la cosa più importante. Il nostro obiettivo era arrivare alla cronometro in maglia rosa e cercare di arrivare al traguardo mantenendola. Ci siamo riusciti. Ora continueremo giorno per giorno».
E a proposito di solitudine, una delle qualità di Eulalio è proprio quella di saper far fronte agli sforzi da solo, tipico di chi viene dalla Mtb. E certe cose ti restano dentro.
«Ho sempre cercato di osservare i miei valori e nel finale ne avevo ancora – ha detto il corridore della Bahrain Victorious – i direttori sportivi mi dicevano che ero vicino al tempo per tenere la rosa, ma pensavo che lo dicessero solo per darmi una motivazione in più. Poi, a poco a poco, hanno continuato ad aggiornarmi, dicendomi che avevo ancora due minuti, poi un minuto e trenta. E ho dato il massimo fino al traguardo».


Nuovi obiettivi
Eulalio, salvo sconvolgimenti già da questa tappa che si annuncia ideale per le fughe, potrebbe tenere la rosa fino all’arrivo di Pila. E sarebbe un bel bottino. Per lui e per la squadra, che ormai gli si è stretta attorno. Pensate che anche i piani del team sono pronti a cambiare.
«In questi giorni – spiega Eulalio – ho parlato con i miei direttori sportivi. Mi hanno chiesto se volevo puntare alla classifica generale o alle tappe. Con questa maglia addosso sto sognando, quindi a questo punto vorrei provare a fare bene anche in classifica. Alla fine, se un giorno dovessi stare male e perdere terreno, non sarebbe un problema».
E’ davvero bello sentire, e soprattutto vedere, parlare Eulalio. Con i suoi 24 anni e il sogno che sta vivendo è davvero spontaneo. E’ tutta una sorpresa, una scoperta. In una parola: entusiasmo. Ci sta che abbia l’ambizione e la curiosità di tentare la classifica. Un’eventuale top 10 a Roma potrebbe anche cambiare il prosieguo della corsa, indirizzarla in un modo o nell’altro. Senza contare che per la Bahrain Victorious sarebbe un bel bottino di punti.
Intanto oggi da Porcari riparte con 27” su Vingegaard, ma soprattutto con quasi o più di 2’ sui più diretti rivali. E come ha detto lui stesso: la maglia rosa fa miracoli.
«E’ stato strano – ha concluso Eulalio – perché era la prima volta che ero nervoso prima di una gara di ciclismo. Certo, stavolta avevo la pressione della maglia rosa e per questo ero un po’ nervoso, ma alla fine devo dire che questa stessa maglia mi ha aiutato».