Fermo, Giro Italia, Narvaez

Dalla caduta a Fermo. Il Narvaez ritrovato che non si ferma più

16.05.2026
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FERMO – All’improvviso i nuvoloni neri che scaricavano pioggia si sono fermati proprio mentre stava per arrivare il Giro d’Italia, quasi come se le colline marchigiane volessero accogliere al meglio la corsa rosa e mostrarsi nel massimo della loro bellezza.

I prati sono diventati di un verde quasi fluorescente. I campi arati di un ocra intenso e caldo. I tetti di Fermo brillanti con l’acqua ancora sulle tegole. E in tutto questo scenario idilliaco ecco spuntare, di nuovo, la maglia di campione dell’Ecuador di Jhonatan Narvaez. Per il corridore della UAE Emirates-XRG si tratta della seconda vittoria di tappa in questo Giro e della quarta in carriera nella corsa rosa.

Fermo, Giro Italia, Narvaez
Narvaez era uno dei favoriti verso Fermo. Siamo andati a cercarlo al via di Chieti
Narvaez era uno dei favoriti verso Fermo. Siamo andati a cercarlo al via di Chieti
Narvaez era uno dei favoriti verso Fermo. Siamo andati a cercarlo al via di Chieti

Determinazione UAE

Questa mattina al via lo avevamo visto concentrato. Scendere dal bus, mettere il computerino sul manubrio e andare al foglio firma. Silenzioso. Un cenno con Fabio Baldato e via alla partenza.

E proprio Baldato, parlando, faceva trasparire un grande interesse per questa tappa. Ci aveva spiegato, per esempio, del vento contrario che avrebbero incontrato dopo Capodarco e di come quel tratto, senza fuga, avrebbe potuto diventare determinante ai fini delle posizioni. Ci aveva detto che questa tappa, come tutte le altre venti del Giro, se l’era studiata per bene, passando ore a creare i vari PowerPoint. Dei video che aveva fatto vedere ai ragazzi. Non quelli dei più recenti arrivi qui a Fermo, ma quello della Tirreno 2011. Insomma, anche se i big mancano, motivazioni e professionalità non difettano. E si capisce perché siano la squadra numero uno al mondo.

La Chieti-Fermo scorre veloce. Anzi, velocissima. La fuga non parte e la media, come succede in questi casi, schizza in alto. Quasi 50 all’ora. Servono gambe, gambe e ancora gambe per andare in fuga. Anche un pizzico di coraggio e quel tanto di fortuna necessario per attaccare nel momento in cui il gruppo intero tentenna un po’. E su 100 scatti non è cosa banale. Eppure, guarda caso, la UAE quel momento lo azzecca eccome. E su cinque atleti rimasti in gara ne piazza quattro davanti.

Due di loro, poi, scappano via ancora una volta: Jhonatan Narvaez e Mikkel Bjerg. Il primo lavora, il secondo ancora di più, assieme al terzo uomo della fuga, Mathias Leknessund. Il resto poi è storia, con Narvaez che scappa verso Capodarco e va a prendersi il trionfo.

L’analisi di Matxin

Intanto arrivano le ammiraglie. Non solo i prati e i campi di Fermo si accendono, anche il turchese dell’Adriatico in lontananza si vivacizza. La Mercedes della UAE parcheggia. Joxean Fernández Matxin alla guida, Baldato al posto del direttore sportivo. Scattano gli abbracci e partono i racconti. Inevitabilmente si parla della mentalità ridisegnata. Erano qui per fare classifica con Adam Yates e Jay Vine. Si ritrovano invece con altri obiettivi.

«Abbiamo ridisegnato una squadra, una mentalità – inizia Matxin – ma per forza doveva essere così. Quando c’è un problema c’è sempre una soluzione. Abbiamo perso la rincorsa alla classifica, ma si è aperta la possibilità di andare a caccia di tappe. E con i corridori che abbiamo è anche più facile. Oggi Mikkel e Jonathan hanno fatto un capolavoro e dietro Jan Christen e Igor Arrieta hanno coperto alla grande. Posso solo dirgli chapeau. Bjerg soprattutto è stato il miglior corridore di giornata.

«Quando abbiamo capito che era il momento buono? Quando abbiamo visto il profilo di questa tappa. Sapevamo che ieri avevamo poche possibilità, oggi invece erano tante. E’ la terza vittoria e questa è dedicata a ogni corridore che si è fermato. La prima per Yates, la seconda per Soler e la terza per Vine».

A Matxin chiediamo della concentrazione di Narvaez al mattino. Lui spiega come più che pressione o tensione si trattasse di consapevolezza.

«Sapevamo bene – spiega lo spagnolo – che era una tappa perfetta sia per Narvaez sia per Christen. E lui dietro ha deciso di rinunciare alle sue carte quando, per chiudere su tre corridori che potevano rientrare, ha deciso di non collaborare. Mi piacciono l’atteggiamento, l’attitudine, l’aggressività e soprattutto la convinzione dei miei ragazzi.

«Cosa vorrei aggiungere? Che dobbiamo continuare così. Abbiamo vinto tre tappe e dobbiamo allungare la lista». E queste parole dette da Matxin, se non suonano come dichiarazione di guerra, poco ci manca.

Fermo, Giro Italia, Narvaez
Narvaez (classe 1997) tra la folla del muro di Fermo. Per l’ecuadoriano è la 17ª vittoria in carriera, la quarta al Giro
Narvaez (classe 1997) tra la folla dei muri fermani. Per l'ecuadoriano è la 17ª vittoria in carriera
Narvaez (classe 1997) tra la folla del muro di Fermo. Per l’ecuadoriano è la 17ª vittoria in carriera, la quarta al Giro

Dalla caduta alla gloria

Ma se Bjerg è l’uomo del giorno, come ha detto il tecnico spagnolo, il vincitore è Jhonatan Narvaez. E’ lui che ha tagliato per primo il traguardo di Fermo e portato un altro successo di peso alla squadra e alla sua personale bacheca.

Ventinove anni appena compiuti, 17 vittorie in carriera, due team giganteschi come Ineos e UAE: Narvaez sembra aver concluso oggi l’operazione più facile del mondo. Eppure la storia della sua stagione racconta altro. Era il 24 gennaio quando, in Australia, fu costretto al ritiro per una caduta nella quale riportò diverse fratture e la compressione di alcune vertebre toraciche. In quel momento anche il Giro d’Italia sembrava a rischio.

«Dopo il Down Under – racconta Narvaez – è stato un momento terribile per me. Sono tornato in Ecuador e stavo molto male, anche mentalmente. Non è stato bello vedere i miei compagni di squadra che correvano e io ero bloccato. Sono stato fermo un mese. Poi, sempre a casa, ho iniziato a lavorare e piano piano sono tornato. Adesso però finalmente posso dire che mi sto divertendo. Questo periodo è stao un insegnamento a non mollare mai. Sono sicuro che continueremo a vincere».

Un premio al soldato Bjerg

Narvaez magari avrebbe potuto recitare anche un altro ruolo in questo Giro se ci fossero stati Yates e Vine. Lo abbiamo visto lanciare violentemente Tadej Pogacar nei suoi attacchi. Ora quelle sparate le usa per sé.

«Oggi sapevo – riprende Narvaez – di essere forse il più forte in salita, però non bisogna mai sottostimare gli avversari anche perché il finale era molto pericoloso. L’ultima curva era bagnata e ci sono sempre dei rischi. Devo fare i complimenti anche a Leknessund. Bjerg ha fatto davvero un enorme lavoro. Molti di noi si allenano per vincere, lui si allena per far vincere. E’ un corridore esemplare. Mi ha dato la possibilità di allungare nel punto in cui avevamo programmato, ma non è stato facile come poteva sembrare.

«Nella mia carriera ho sempre corso con corridori molto forti e molto furbi come Kwiatkowski o Rowe, per dirne due, e da loro ho imparato tanto. So quando devo attaccare e posso dire di essere stato furbo anche io. Però, ripeto, anche nel punto in cui siamo andati via in tre non è stato facile. C’era vento in faccia e per andare via così devi avere grandi gambe e lo stesso scappare dagli altri con gli uomini della NSN Cycling che chiudevano in continuazione».

Quarta vittoria al Giro, campione nazionale. Con quello di Fermo Narvaez inanella il tredicesimo giorno di corsa consecutivo ad altissimo livello. Davvero poi ci si chiede perché la UAE Emirates sia la squadra più forte: classe, campioni e gregari giganti. Il mix perfetto del ciclismo moderno.