Kuurne - Brussel - Kuurne 2026, Tim Wellens

Di sicurezza, caschi e corse: Wellens in rotta sul Tour

13.05.2026
5 min
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Tim Wellens è già in cammino verso il Tour de France. La caduta della Kuurne gli ha impedito di dare una mano nelle corse del pavé e il rientro nelle Ardenne è stato un utile passo sulla strada del recupero. Nello scorso fine settimana avrebbe dovuto disputare delle corse in Francia, ma ci si è messa una mezza influenza a suggerire di non farne niente.

«La clavicola è completamente guarita – dice – le gare del rientro sono state un po’ complicate, ma ogni volta è andata sempre meglio. Nelle Ardenne ho fatto un buon lavoro aiutando la squadra e anche a Francoforte è andata molto bene, quindi per ora non posso lamentarmi. Sapevo che non sarei potuto andare sul pavé, perché molto difficile e doloroso.

«Ho accettato che la frattura della clavicola avrebbe significato perdere molte gare. Ovviamente avrei preferito correre, ma se non è possibile, non è possibile. Quando sono caduto, il medico della squadra aveva un’opinione diversa da quella del medico che mi ha operato, e alla fine mi ha dato più tempo. E’ un lusso non avere la pressione di ripartire troppo presto. Ho potuto allenarmi dopo che la ferita si è rimarginata, mentre in certe squadre questa pazienza non c’è».

A Francoforte si è chiusa di fatto la prima parte di stagione di Wellens, ora in rotta verso il Tour
A Francoforte si è chiusa di fatto la prima parte di stagione di Wellens, ora in rotta verso il Tour
A Francoforte si è chiusa di fatto la prima parte di stagione di Wellens, ora in rotta verso il Tour
A Francoforte si è chiusa di fatto la prima parte di stagione di Wellens, ora in rotta verso il Tour

La sicurezza, un tema

La UAE Emirates non sta attraversando un gran periodo quanto a fortuna. Ancora una caduta per Baroncini, quelle di Vine e Adam Yates al Giro d’Italia. Ed è così che tirando in ballo la sfortuna, si finisce col parlare di quel che serve per sentirsi sicuri in corsa. Dalla novità dell’airbag che alcuni team stanno già testando, fino al casco: un tema su cui il campione belga si dimostra attento.

«La cosa incredibile – sorride – è che quando ero piccolo, a 12 anni, usavo la stessa marca di casco che uso ora. Non perché fosse il più veloce, il più leggero o chissà cos’altro. Da piccolo, sceglievo un casco perché era il più bello, delle prestazioni non mi interessava.

«Oggi le considerazioni sono altre ed è giusto che sia così. Chiedere a un ciclista professionista cosa cerchi in un casco è complicato – sorride – perché di fatto non abbiamo scelta. Se compri un casco e non ti piace, puoi cambiarlo: io ho la fortuna di usare qualcosa con cui mi sono sempre sentito a mio agio».

Sue scelte di verse: Wellens con il casco leggero, Vegard Stake Laengen con quello aero
Due scelte diverse: Wellens con il casco leggero, Vegard Stake Laengen con quello aero
Sue scelte di verse: Wellens con il casco leggero, Vegard Stake Laengen con quello aero
Due scelte diverse: Wellens con il casco leggero, Vegard Stake Laengen con quello aero

I caschi della UE Emirates

La dotazione del UAE Team Emirates prevede caschi MET. L’azienda valtellinese ha messo a disposizione della squadra due modelli il Manta aerodinamico e il Trenta 3K Carbon più leggero – ma Wellens dice di affidarsi sempre alla stessa scelta.

«Il più delle volte – dice – uso lo stesso modello: il Manta, la versione aerodinamica. A meno che non faccia troppo caldo, quindi se ci sono davvero 30 gradi: in quel caso uso il casco aperto. Anche nelle classiche ho usato il casco aero, come in tutte le gare in cui non faccia troppo caldo. 

«Quello che per me è importante – dice e si fa serio – è che si possa chiuderlo in modo che non si muova, perché in caso di caduta deve essere saldo al suo posto. Proprio qualche settimana fa abbiamo ricevuto un nuovo casco aerodinamico e inizialmente avevo una taglia M, ma non mi sembrava adatta. Alla fine sono passato alla S: nel mio caso la vestibilità non è un grosso problema, ma bisogna avere la giusta misura».

Prima la Freccia del Brabante e poi le tre ardennesi sono state per Wellens le corse del rientro
Prima la Freccia del Brabante e poi le tre ardennesi sono state per Wellens le corse del rientro
Prima la Freccia del Brabante e poi le tre ardennesi sono state per Wellens le corse del rientro
Prima la Freccia del Brabante e poi le tre ardennesi sono state per Wellens le corse del rientro

Meglio il casco aero

I suoi caschi da gara li ha la squadra sui mezzi, in modo da non doverli portare con sé in viaggio. A casa ne ha di uguali, ma in allenamento usa di solito il casco più leggero. In corsa invece preferisce la versione aerodinamica anche per proteggersi dal freddo (utilizzando all’occorrenza un sotto casco o la cover per quando piove).

E’ singolare, pensando agli anni in cui i corridori ne rifiutavano l’uso, rendersi conto di come il casco faccia ormai parte di una nuova consapevolezza. Anche se i vantaggi di un modello o di un altro sono certificati da studi in galleria del vento, di cui è obiettivamente difficile cogliere i vantaggi.

«Quando indosso l’uno o l’altro – ammette Wellens – non sento la differenza in watt. Quando facciamo i test e ci parlano dei vantaggi di un modello piuttosto di un altro, sappiamo che 5 watt sono difficili da sentire, ma 10 volte 5 watt fa 50 watt, quindi ogni piccolo dettaglio conta. Si cercano piccoli miglioramenti in ogni cosa ed è questo il motivo che mi spinge a scegliere un modello piuttosto che un altro. 

«L’anno scorso, durante il ritiro in altura prima del Tour de France vennero a mostrarci il prototipo dei nuovi caschi e noi fornimmo la nostra opinione e il nostro feedback. Quindi in realtà, abbiamo una certa influenza».

La Liegi è stata la prima corsa 2026 di Wellens con Pogacar: ora li attendono l'altura e poi Svizzera e Tour
La Liegi è stata la prima corsa 2026 di Wellens con Pogacar: ora li attendono l’altura e poi Svizzera e Tour
La Liegi è stata la prima corsa 2026 di Wellens con Pogacar: ora li attendono l'altura e poi Svizzera e Tour
La Liegi è stata la prima corsa 2026 di Wellens con Pogacar: ora li attendono l’altura e poi Svizzera e Tour

La strada per il Tour

Aggiunge e saluta che se avesse corso fino alla Roubaix, Francoforte non sarebbe stata nei suoi piani: al massimo sarebbe arrivato a correre l’Amstel Gold Race e poi avrebbe tirato una riga sotto la prima parte della stagione. Il 25 maggio partirà per Sierra Nevada, quelli che faranno il Delfinato andranno qualche giorno prima.

«Sarà un ritiro in altura che cementa il gruppo – dice Wellens – ci alleniamo insieme, viviamo insieme, ridiamo e soffriamo insieme e ogni giorno notiamo dei miglioramenti. Tutti quelli che vi prendono parte lavorano per raggiungere la forma migliore di se stessi. E speriamo – sorride – che la fortuna ci assista».