Tour of Hellas 2026, Parnitha, Lorenzo Masciarelli

Masciarelli, il Blockhaus con Ciccone e la prima da pro’

10.05.2026
5 min
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Per vincere la prima corsa al primo anno da professionista, è dovuto volare in Grecia e arrivare tutto da solo sulla montagna di Parnitha dopo 173 chilometri di fuga. Così Lorenzo Masciarelli è passato dalla titubanza e la delusione del giorno precedente, alla certezza che le buone sensazioni delle ultime settimane non fossero casuali (in apertura, foto Tour of Hellas).

Stava bene e aveva passato gli ultimi giorni ad allenarsi in altura e poi con Giulio Ciccone sulle loro strade d’Abruzzo. Alla partenza per il Tour of Hellas aveva le stesse vibrazioni di quando lo scorso anno al Gran Premio Liberazione arrivò a braccia alzate ed ebbe la conferma che aver lasciato il Belgio e il cross per puntare tutto sulla strada fosse stata la scelta giusta.

Masciarelli con le dita al cielo salutando Pietro Valoti, scomparso la settimana precedente (foto Simone Lombi)
Liberazione 2025, la svolta. Masciarelli con le dita al cielo al Liberazione salutando Pietro Valoti, padre del ds Gianluca (foto Simone Lombi)
Masciarelli con le dita al cielo salutando Pietro Valoti, scomparso la settimana precedente (foto Simone Lombi)
Liberazione 2025, la svolta. Masciarelli con le dita al cielo al Liberazione salutando Pietro Valoti, padre del ds Gianluca (foto Simone Lombi)

Una fuga per riscattarsi

Fra le tappe che aveva adocchiato, quella di ieri non c’era: si era soffermato più sulle precedenti fatte di strappi, invece proprio alla vigilia, sul traguardo di Lamia una crisi inattesa lo aveva spazzato via dall’ordine d’arrivo.

«Dico la verità – ha raccontato dopo la vittoria – ero un po’ deluso venerdì perché avevo accumulato 12 minuti di ritardo. Sapevo che non rispecchiava il mio valore. Mi ero preparato in altura e ci tenevo a questa gara, quindi non ero soddisfatto. Così sono entrato in fuga e quando sull’ultima salita ho visto sei minuti di vantaggio, ho attaccato. Gli ultimi chilometri sono stati durissimi, ma a 300 metri dall’arrivo ho capito di aver vinto. Non mi sono più girato e ho realizzato tutto solo al traguardo».

Alla Coppi e Bartali, prime prove di fuga con Andrea Pietrobon, in cerca della condizione
Alla Coppi e Bartali, Masciarelli e le prime prove di fuga con Andrea Pietrobon, in cerca della condizione
Alla Coppi e Bartali, prime prove di fuga con Andrea Pietrobon, in cerca della condizione
Alla Coppi e Bartali, Masciarelli e le prime prove di fuga con Andrea Pietrobon, in cerca della condizione

La mente libera

Il destino ha messo sulla sua strada un fior di tappone, con quasi tremila metri di dislivello e l’arrivo oltre quota 1.200. E per la squadra che aveva già vinto pochi giorni fa con Bagatin in Turchia e Maini sull’ammiraglia, è arrivato un altro successo: questa volta con Zamparella in cabina di regia.

«Quest’anno – racconta – mi sono affidato al 100 per cento alla squadra e con la preparazione di Giovine mi sto trovando bene. Faccio gare più piccole in questa fase, però so che a settembre ce ne saranno di più importanti. Adesso ho il mio spazio e va davvero bene così. Faccio esperienza, cresco con calma e non ho più addosso lo stress degli ultimi due anni in cui avevo in testa di passare. Ognuno ha il suo tempo per maturare e non bisogna guardare gli altri, perché sennò si perde lucidità».

I due Masciarelli, più Ciccone, durante la recon del Blockhaus di pochi giorni fa
I due fratelli Masciarelli, più Ciccone, durante la recon del Blockhaus di pochi giorni fa
I due fratelli Masciarelli, più Ciccone, durante la recon del Blockhaus di pochi giorni fa
I due fratelli Masciarelli, più Ciccone, durante la recon del Blockhaus di pochi giorni fa

Il Blockhaus con Ciccone

E’ partito, si diceva, dopo una recon sul Blockhaus con Ciccone, altro abruzzese in cerca di conferma in questa stagione che finora ha avuto più problemi che soluzioni.

«Ogni volta che viene in Abruzzo per fare visita ai parenti – dice – ci alleniamo insieme.L’ultima volta è venuto prima che partisse il Giro e siamo usciti insieme per tutta la settimana. E un giorno mi ha detto che voleva provare la tappa del Blockhaus, a dire il vero la salita stessa più che la tappa, perché in corsa venerdì arriveranno da un’altra direzione. Così siamo saliti da San Valentino e con noi sono venuti mio fratello Stefano e papà col motorino (Simone Masciarelli, anche lui ex pro’, ndr) ed è stato bello. Io ho tirato il primo pezzetto, poi lui è andato e ha provato con il suo ritmo.

«Con il Blockhaus in gara ha sempre avuto delle… incomprensioni – sorride – diciamo così. Per questo è voluto andare a ripassarlo, anche se in cima abbiamo trovato la strada chiusa per la neve, così ci siamo vestiti e siamo scesi. Siamo passati dai prati verdi a un vero muro bianco, una cosa incredibile. E Giulio quel giorno è andato davvero forte, lui quando arrivano gli appuntamenti non sbaglia».

Ciccone e Masciarelli si allenano insieme ogni volta che Giulio si trova a passare dall'Abruzzo
Ciccone e Masciarelli si allenano insieme ogni volta che Giulio si trova a passare dall’Abruzzo
Ciccone e Masciarelli si allenano insieme ogni volta che Giulio si trova a passare dall'Abruzzo
Ciccone e Masciarelli si allenano insieme ogni volta che Giulio si trova a passare dall’Abruzzo

Il testimone di Giulio

E dato che nel gruppo Colpack che oggi si chiama MBH Bank Ciccone c’è cresciuto, c’è da scommettere che quei giorni di allenamento insieme e quella scalata del Blockhaus siano stati per il giovane Masciarelli un master sulle buone pratiche nel professionismo.

«E’ stato lui a dirmi sin dall’inizio – spiega – che il primo anno devo stare tranquillo e cercare di crescere un po’ alla volta. Mi aveva detto di non sfinirmi nelle gare d’inizio stagione, quando tutti vogliono andare forte. Perciò ti senti bene, provi a fare la corsa, il risultato non arriva e il morale va giù. Invece Giulio mi ha consigliato di stare tranquillo nelle prime gare, fare esperienza e togliermi poi qualche soddisfazione nei mesi successivi.

«Quello che ha fatto lui, che adesso va davvero tanto forte. Quando sul Blockhaus ha deciso di fare il suo passo, l’ho lasciato andare. Non so se fosse in soglia o anche sopra, comunque in salita è uno dei migliori dieci al mondo, stargli dietro è dura. Così quando abbiamo finito l’allenamento, siamo scesi e prima di arrivare a casa abbiamo fatto un po’ di dietro moto, due o tre volate per divertirci e siamo rientrati».

E quel lavoro e tutto quello delle settimane precedenti hanno avuto un senso sabato 9 maggio 2026, con la vittoria in salita che ha portato, gioia, emozione e lacrime. Il lavoro ben fatto raramente viene sprecato, in quell’angolo d’Abruzzo che dalle montagne guarda il mare, Ciccone ha trovato qualcuno cui passare il testimone.