Il Red Bull Athlete Performance Center di Thalgau in Austria (l’altro si trova a Los Angeles, negli USA) è il crocevia dei tanti atleti sponsorizzati dal brand austriaco che cerchino di migliorare le proprie performance oppure debbano riprendersi da qualche infortunio.
Da quelle parti è passato Giovanni Aleotti dopo la caduta di inizio stagione in Spagna e una visita potrebbe toccare anche a Lorenzo Finn dopo la frattura del polso al Tour of the Alps. E se l’emiliano ha raccontato dei grandi benefici in termini di riequilibrio corporeo dopo esserci stato, decisamente prodigioso è il recupero di Maxim Van Gils, talento belga, caduto rovinosamente nella Clasica Jaen del 16 febbraio e risalito sui rulli alla fine di marzo, nonostante un bel bollettino di ferite e fratture. Quando i compagni lo hanno visto pedalare con loro durante la recon della Liegi, quasi non hanno creduto ai loro occhi.
«Eravamo in tre – ricorda il belga – a un certo punto ci siamo spostati a sinistra, siamo finiti troppo vicino alle transenne e un secondo dopo ero a terra. Ricordo di aver sentito un dolore fortissimo all’anca, al bacino e alla spalla. Dato che ogni volta che cado ho paura di essermi rotto qualcosa, quella volta scherzando ho detto subito: “Di sicuro non mi sono rotto niente”. Invece al pronto soccorso mi hanno dato la brutta notizia: mi ero rotto il bacino».




Fra eccellenza e salute
Il racconto di Jan Niklas, Direttore Salute & Performance del centro austriaco fa capire che l’incidente sia stato davvero serio, anche se si intuisce che nella sfortuna a Van Gils sia andata anche bene.
«Maxim si è fatto piuttosto male – racconta – non si trattava di un solo osso, ma di diverse parti. Aveva anche un po’ di dolore al polso, ma abbiamo fatto delle radiografie e non c’era niente altro di rotto salvo spalla e bacino. Ma penso che fosse sufficiente.
«Cos’è esattamente l’APC Athlete Performance Center? L’idea è quella di dare agli atleti le risorse per raggiungere l’eccellenza, che si tratti di supporto diagnostico per le prestazioni o di riabilitazione dopo gli infortuni, è come uno spazio sicuro».




Ritorno all’equilibrio
Il racconto di Van Gils, ben strutturato anche in un video di Red Bull, spiega come funzionino le cose una volta che per qualche colpo di sfortuna ti ritrovi fra quelle mura dovendo guarire da una situazione limite.
«Prima di ripartire in bicicletta – racconta Van Gils – sono stato dentro per circa 10 giorni di lavoro. Ogni giorno è diverso, vedevo sempre persone nuove. Tutti i miei muscoli erano piuttosto tesi perché all’inizio camminavo con le stampelle, quindi il mio corpo non aveva un buon equilibrio. Poi, lavorando, tutto ha preso ad andare meglio e anche le camminate sono diventate sempre più fluide».


Voglia di ripartire
La giornata iniziava con un trattamento sul lettino. Poi un passaggio in palestra per fare un po’ di mobilità e stretching, quindi gli esercizi con pesi più leggeri: inizialmente Van Gils è stato alla larga da pesi eccessivi, perché anche la spalla era rotta.
«Il primo obiettivo quando sono arrivato – dice – era farmi camminare il più velocemente possibile senza stampelle. Io invece ho detto: “Quello che voglio è andare il più velocemente possibile in bici”: non devo camminare e non sono nemmeno un maratoneta. Per questo sono stato molto contento di risalire in bici, scoprendo che tutto fosse abbastanza normale».
«Maxim conosce il suo corpo da atleta – riprende Jan Niklas – e vuole andare il più velocemente possibile. Il ciclismo è uno sport di preparazione, è tutto una questione di forma fisica. Prima riesco ad andare in bici, più velocemente migliorerà la mia forma e migliore sarò nella prossima gara. Ma se assumi una posizione scorretta sulla bici, potresti anche farti male al ginocchio o alla schiena. E poi saresti ancora più lontano di prima».


Un recupero record
Matthias Gebhardt è il responsabile dell’area medica e racconta che quando gli hanno fatto vedere in televisione il volo di Van Gils, ha pensato che lo avrebbero perso per qualche mese.
«Non ero sicuro che ce l’avresti fatta così rapidamente – gli dice – in questi casi, capita di doversi fermare per tre mesi se non di più. Dopo una caduta del genere e la frattura del bacino, bastava un’inezia e saresti stato per tre mesi senza poter fare niente, tre mesi con le stampelle. Con l’incidente hai avuto sfortuna, ma per il resto sei stato fortunato, perché quella era la forma più grave di frattura del bacino possibile, sono rimasto scioccato e ho smesso di respirare».


Ritorno alle gare
Van Gils ascolta e annuisce. Ha avuto anche lui la percezione della gravità e ancora adesso, quando gli mostrano una radiografia oppure una risonanza, si rende conto che sarebbe potuta finire molo peggio.
«Andare su rulli non è proprio come andare in bici – mormora – ed è un po’ noioso. Da corridore, sei sempre in giro. Appena ho ripreso a pedalare fuori, ho iniziato a chiedermi dove sarei potuto andare, posti da raggiungere, allenamenti più lunghi. Inizialmente invece sono stato molto in casa ed ero davvero annoiato. Non c’era niente da fare e volevo assolutamente fare qualcosa. Così ho chiesto alla mia ragazza di andare da qualche parte, anche solo in un vivaio o al supermercato. Volevo solo fare qualcosa, vedere gente e muovermi.
«E’ tutto diverso. Quando vai a una gara, le prime ore sono dure e nel finale arriva la tensione. E’ un pacchetto completo che mi manca, mi piace anche guardare le gare in televisione. Vorrei essere lì, ma quando mi chiedono quando tornerò, rispondere è sempre difficile».


La ricerca della forma
Jan Niklas è quello che deve tenere il punto e garantire che l’intero processo di guarigione segua i binari e i parametri concordati, anche se gli atleti hanno sempre voglia di bruciare le tappe.
«Di solito c’è una fase – spiega – in cui diciamo: “Ok, si torna ad allenarsi”. Questo succede quando siamo a posto dal punto di vista medico e l’attenzione si sposta un po’ meno sulla riabilitazione. Si tratta soprattutto di migliorare la condizione fisica, poi l’allenatore prende il comando e si chiede: “Come possiamo portarlo alla migliore forma possibile?”. E solo dopo si decide quando sarà effettivamente pronto per correre».
Van Gils annuisce, ha gli occhi pieni di nostalgia e voglia di ripartire: dopo le due vittorie del 2025, il 2026 non ha fatto in tempo a iniziare, che si è infranto in quella caduta per la quale Christen è stato squalificato. «Penso che tornerò a giugno – dice – spero che dopo tante gare dure, gli altri siano un po’ stanchi e che io sia un po’ più fresco, così potremo fare qualcosa di bello. E, si spera, lottare per la vittoria».
E negli occhi ha la gioia e quel filo di paura che accompagna ogni ripresa. Ma chi l’ha visto ridere sulla Redoute accanto a Evenepoel sa che il ragazzo è davvero sulla buona strada.