In questi tempi non semplici per il ciclismo femminile azzurro, fra acciacchi vari e qualche controprestazione, qualche sorriso arriva dalla categoria inferiore e ha il nome di Agata Campana, protagonista assoluta dell’EPZ Omloop van Borsele tappa della Nations Cup, dove la portacolori della Bft Burzoni-VO2 Team Pink ha colto una vittoria e una piazza d’onore. In un contesto, è bene dirlo subito, di altissimo livello, praticamente il meglio del movimento europeo e non solo come squadre nazionali. Fra le quali non c’era però la nostra.
La ragazza di Trento (in apertura foto Ossola, vittoria a Bianconese) è alla sua seconda stagione fra le juniores e ha sempre guardato alle tappe del circuito internazionale come a quelle prove da non fallire assolutamente. Lo scorso anno aveva colto una Top 10 in Spagna, ma era stato solo un brodino in vista di questa stagione. Perché quei risultati olandesi non sono stati casuali.


«Ho provato emozioni fortissime, perché era un obiettivo che puntavo da tanto tempo. Da quando sono passata di categoria, dicevo che volevo vincere una tappa all’Omloop Van Borsele perché sapevo della sua fama, solo che l’anno scorso hanno annullato la corsa e allora me l’ero prefissata come obiettivo di quest’anno».
Quindi la squadra era costruita intorno a te?
Diciamo che sapevamo di andar là con aspettative molto alte, aumentate dopo la vittoria della Rossignoli a Cittiglio, sapendo delle mie potenzialità su quei percorsi. Sapevamo che se avessimo fatto un buon gioco di squadra avremmo potuto portare a casa un bel risultato e ci siamo riuscite.


Eri stata anche tu a spingere il club a partecipare a questa corsa?
La squadra già a inizio novembre decide a quali Nations Cup andare. E’ proprio nello spirito del team permettere alle proprie atlete di andare a fare gare all’estero ed è una delle cose più importanti che una squadra possa fare per un’atleta. E’ un’opportunità immensa per crescere. Dopo la gara olandese parteciperemo alla Watersley a fine luglio, poi avevamo in programma di tornare alla Bizkaikoloreak dove lo scorso anno ero stata ottava ma è stata cancellata, vedremo se sarà sostituita con un’altra trasferta.
Come sono state le due tappe dove sei emersa?
Erano la seconda e la terza e io volevo far bene a entrambe. La seconda tappa è stata un po’ travagliata, perché le strade lì sono strettissime e io sono stata coinvolta in una caduta alla fine del penultimo giro. Noi avevamo l’ammiraglia 21, aspettarla per cambiare la bici non mi avrebbe permesso di rientrare. Magari ripensandoci avrei dovuto cambiarla perché avevo il manubrio che era storto e la ruota davanti toccava e non era molto sicura. Infatti, in volata ho avuto qualche difficoltà a stare in gruppo, solo all’ultimo sono riuscita a trovare uno spazio nel bordo del marciapiede.


E la seconda, quella vincente?
Dopo quel che era successo volevo rifarmi, sono partita con la fame di voler vincere e io e le mie compagne avevamo studiato l’arrivo vedendo come farlo nel modo perfetto. Devo ringraziare la squadra perché hanno fatto un grandissimo treno e mi hanno aiutato a posizionarmi nella posizione perfetta. Molto del merito di questo successo è loro.
Tu hai iniziato piuttosto bene la stagione con un terzo posto sempre in Olanda e hai mantenuto un rendimento costante…
Eppure è stato un inizio di stagione non facile per me perché ho contratto un’infezione virale a gennaio e me la sono portata avanti per quasi due mesi. Questo mi ha compromesso anche a livello mentale, avevo un po’ perso la fiducia, temevo di non ritornare più me stessa. Ho iniziato bene con un terzo posto in Olanda, ma sentivo che mancava qualcosa della vecchia Agata, il fisico non rispondeva come volevo io.


Come ne sei uscita?
In questo mi ha aiutato tanto la mia squadra, non mi hanno mai messo pressioni, poi comunque arrivavo da un’annata dove avevo vinto tanto e quindi ci si aspettava tanto da me. Dopo un paio di gare ho ritrovato proprio la fame di voler correre, non per obbligo, ma innanzitutto per divertirsi. A Fossano mi sono sbloccata e da lì ho ritrovato la fiducia in me stessa.
Continui a far convivere strada e pista?
Sì, dalla settimana prossima ricomincio gli allenamenti anche in pista e spero di riuscire a conciliare questa con le trasferte all’estero con la squadra. A me piacerebbe continuare con la pista. Non l’ho ancora affrontata perché volevo prima ritrovare la passione su strada, perché la mia principale motivazione è sempre stata la strada e ritrovare quella fiducia di cui avevo bisogno. Ora sono pronta, con l’obiettivo conquistato vado con una testa diversa, so quello che devo fare con il cuore più leggero.


Hai già idea di quello che avverrà a fine stagione?
Dopo questa vittoria le grandi squadre si iniziano a interessare e qualche contatto c’è stato. Ma non voglio pormi pressioni, sono abbastanza tranquilla sul passaggio di squadra per l’anno prossimo. Mi fido delle mie potenzialità e di quello che verrà.
Ti farebbe problemi andare all’estero?
Al contrario, il mio obiettivo è proprio quello perché penso che possa darti quell’esperienza in più, uscire dalla “culla” che è l’Italia. Finché sei qui sei in un altro ambiente, ma proprio facendo la Nations Cup mi sono accorta che fuori dall’Italia c’è un modo di lavorare diverso, anche il semplice fatto di parlare un’altra lingua ti permette di crescere tantissimo e sarebbe un salto che mi piacerebbe molto fare, anche a livello personale.