HUY (Belgio) – Quanto sono lunghi dieci secondi sul Muro d’Huy? Scaroni alza lo sguardo: era quinto a 150 metri dall’arrivo, poi undicesimo al traguardo con 10 secondi di ritardo, durante i quali la sua corsa ha cambiato completamente faccia.
«Dieci secondi sono infiniti – dice Scaroni – il Muro si prende da sotto che si è quasi tutti a tutta, perché ormai nel ciclismo di oggi le prestazioni sono fondamentali. E di conseguenza quei 10 secondi non finiscono mai, soprattutto il tratto da 150 a 100 metri, dove spiana e vedi l’arrivo. La Freccia Vallone è una corsa che mi ha sempre attratto particolarmente, ma ancora non sono riuscito a fare il miglior piazzamento che sarebbe nelle mie corde. Però abbiamo altri anni davanti, adesso bisogna passare ai prossimi obiettivi, che sono la Liegi e il Giro».


Quegli ultimi 100 metri
Quando Seixas è passato in testa e alle sue spalle si è aperta la lotta per le posizioni, Scaroni è stato lesto a infilarsi sulla destra superando un paio di corridori più lenti degli altri. Il Muro è ripido e si presta bene per gli atleti esplosivi come lui: il difficile è trovare il punto giusto in cui dare tutto, senza il rischio di piantarsi o finire troppo presto le energie. Le parole dette da Puck Pieterse sui podi conquistati negli ultimi 100 metri sono in questo senso illuminanti.
«Probabilmente ho sbagliato nella gestione dello sforzo – ammette Scaroni – anche se è un po’ inusuale che mi accada. Mi sono fatto prendere quando ho visto Lenny Martinez davanti e ho voluto chiudere ai 250 metri. Ho fatto uno sforzo pensando di essere ancora in gestione, invece sono caduto nel tranello, come spesso succede su quel muro. E ho visto che anche Lenny ha pagato quello sforzo un po’ anticipato. Eravamo quinto e sesto, magari cambiava poco, anche se una top 10 avrebbe dato più morale, però l’obiettivo era quello di fare sicuramente meglio.
«Credo che il punto giusto in cui dare tutto sia negli ultimi 100 metri – dice Scaroni – ma è sempre soggettivo. Dipende dalle gambe che hai e dal tipo di corridore che sei. Ma se sei lì per giocarti la corsa, vuol dire che il percorso ti si adatta, per cui il punto è giusto se hai le gambe per fare quegli ultimi 15 secondi a tutta. Vedremo di riscattarci domenica».


Il passo di Seixas
L’accelerazione di Seixas non è stata delle più violente: non ha scavato subito il solco e questo probabilmente ha costretto tutti al fuorigiri per non perdere contatto per una durata superiore alle loro possibilità.
«Sembrerebbe che abbia meno esplosività di tanti altri corridori – ragiona Scaroni – ma alla fine ha quel passo che ti manda in acido lattico e poi ti saluta. L’anno scorso abbiamo scoperto che è fortissimo, lo ha dimostrato all’europeo sulla mia pelle, ma credo che quest’anno abbia migliorato il suo status e quindi quest’anno ne vedremo delle belle.
«Domenica arriva anche Tadej, quindi la gara sarà resa più dura di quanto si è fatto oggi, speriamo per voi che si assista a uno bello spettacolo tra quei due. Invece credo che Remco su certe salite sia ancora un gradino sotto di loro. Per corridori come noi che lottano per le migliori posizioni, sicuramente è un uomo da tenere conto. Ma per il risultato, può essere il terzo incomodo come al Fiandre. Però è sempre una corsa lunga, si apre a tanti scenari, quindi cerchiamo di correrla bene e vediamo».


Il ruolo della UAE Emirates
Lo abbiamo pensato in tanti osservando l’inseguimento non certo violentissimo del gruppo alle spalle di Leknessund: si è notata chiaramente l’assenza della UAE Emirates di Pogacar, abituata a prendere in mano la corsa per renderla più dura nel finale. I corridori arrivati ai piedi del Muro erano indubbiamente tanti.
«Si è sentito che non c’era la UAE in controllo – conferma Scaroni – tant’è che non siamo andati piano, ma comunque il loro passo nei finali di corsa si sente nelle gambe. E’ sempre un ritmo che dà fastidio. Oggi (ieri, ndr) si è fatto un ritmo buono, ma comunque non ha messo troppa fatica in vista dell’ultimo Muro d’Huy. Se fosse stata una corsa meno lineare e un po’ più dura, penso che ne avrei giovato come alcuni altri corridori.
«La prova è proprio che siamo arrivati in tanti, a differenza di altri anni in cui, con l’aggiunta dell’ultimo strappo tutto dritto, si arrivava al Muro in trenta e non di più. Io avrei preferito più selezione – prosegue Scaroni – poi magari sarei andato peggio, però come corridore avrei preferito una maggiore selezione e più fatica nelle gambe. Ma va bene così, alla Liegi quel controllo ci sarà e vedremo come andrà a finire».


Dice Scaroni che il giorno dopo la Freccia Vallone, nell’hotel della XDS-Astana si cercherà di recuperare le forze. Venerdì, avendo più tempo a disposizione, si andrà a pedalare sugli ultimi 100 chilometri della Liegi, mentre sabato mattina ci sarà tempo per un giretto e poi nel pomeriggio sarà il tempo per la presentazione delle squadre. Tre giorni delicati, cercando di tenere la condizione o di tirarla fuori. Arriveranno Pogacar, Evenepoel e Pidcock. Il quadro che si va componendo ha tinte crescenti e forti. Sarà di certo una grande Liegi.