ARCO (TN) – Le notizie della giornata sono due e arrivano agli antipodi della tappa, nella prima parte di gara una maxi caduta al primo chilometro costringe la giuria a fermare il Tour of the Alps per ventuno minuti. A farne le spese in maniera più grave è stato Lorenzo Finn, costretto al ritiro per una botta al polso e portato all’ospedale di Merano. Le notizie ufficiali dal team Red Bull-BORA-hansgrohe arrivano solamente a tappa finita, il ligure ha riportato una frattura al radio del braccio destro.
La seconda notizia di giornata è il ritorno alla vittoria di Tom Pidcock con una volata lunga dove si sono invertite le posizioni della prima tappa, con il britannico ad anticipare Tommaso Dati. Il corridore della Pinarello Q36.5 Pro Cycling è venuto al Tour of the Alps dopo la spaventosa caduta che lo ha costretto al ritiro dal Catalunya. Non la migliore condizione per lui alla vigilia di questa settimana, anche se piano piano le cose sembrano rimettersi in sesto.
«Penso sia una vittoria davvero bella», afferma Pidcock seduto comodamente sulla sedia di tessuto blu davanti ai microfoni. «Ho faticato e sto faticando parecchio qui, anche se gli ultimi chilometri sono davvero volati. La squadra si è messa totalmente a mia disposizione per chiudere sulla fuga oggi, per cui devo ringraziarli».




Stesso lavoro, obiettivi diversi
Nella discesa che ha portato il gruppo ad Arco la Red Bull-BORA-hansgrohe e la Pinarello Q36.5 Pro Cycling affiancate in testa al gruppo. L’obiettivo era chiudere sulla fuga a due composta da Sam Omen e Darren Rafferty, riassorbiti in tempo per preparare lo sprint. La formazione di Giulio Pellizzari, che oggi ha tenuto la maglia di leader non senza faticare, ha perso una pedina importante quale Lorenzo Finn. Nonostante ciò, il team tedesco è riuscito a cucire la corsa.
«La caduta stamattina – afferma Pellizzari – vista da davanti è stata abbastanza spaventosa. Purtroppo Lorenzo (Finn, ndr) è stato costretto a ritirarsi, spero che lo stop non sia troppo lungo e di vederlo presto in gruppo».
Una volta chiuso il gap con i fuggitivi, Pidcock e compagni si sono messi in testa a tirare per prendere la volata davanti, memori della forza di Dati che anche oggi ha sfiorato il successo.
«Non volevo rimanere intrappolato – dice Pidcock – perché sapevo che quella di oggi era la migliore occasione per me. Sono partito presto, forse troppo, ma alla fine è andata bene e sono felice di questo».


La forza della mente
Questa mattina, tra i bus delle squadre, abbiamo parlato con Gabriele Missaglia, diesse della Pinarello Q36.5 Pro Cycling. Lui stesso ci ha confermato come lo stop al seguito della caduta al Catalunya sia stato difficile da assorbire per Pidcock. Più mentalmente che fisicamente, anche se i dieci giorni di stop lo hanno costretto a ridisegnare la sua seconda parte di primavera.
«Sulle salite sto facendo davvero fatica – conferma Pidcock in conferenza stampa – ad esempio sulla prima salita di oggi mi sono staccato dal gruppo (così come successo nel finale della tappa di Innsbruck, ndr). Nell’ultima corsa (al Catalunya, ndr) avevo una forma davvero super, ed è difficile da accettare. Al momento sono ancora lontano dal ritrovare quella condizione, anche se mi sento sempre meglio. Ho faticato tanto, ma vincere rende tutto più bello».




La Liegi che verrà
Il passaggio dal Tour of the Alps di Tom Pidcock ha come obiettivo quello di costruire, pezzo dopo pezzo, una condizione che domenica possa portarlo a correre in maniera competitiva la Liegi-Bastogne-Liegi. Difficile pensare di essere con i primi, ma la voglia è quella di correre e battagliare.
«Dieci giorni di stop sono abbastanza lunghi – racconta ancora Pidcock – non ho alcuna pressione ma voglio comunque aiutare il team. Sarà complicato pensare di vincere, piuttosto penso di poter correre per conquistare qualche punto, un aspetto importante per la squadra. Chiaramente preferisco vincere che guardare ai punti, ma vedremo, potrà comunque essere una sfida nuova e divertente».