Tadej Pogacar, sempre lui. Dello sloveno abbiamo raccontato vittorie, bici, alimentazione… stavolta tocchiamo il tema della biomeccanica. E per farlo abbiamo chiamato in causa David Herrero, responsabile di questo settore in casa UAE Emirates.
Ci siamo chiesti se, proprio in ambito biomeccanico, il campione del mondo possa avere ancora dei margini. Tutto nasce da una constatazione visiva, soprattutto quando è al fianco di Van der Poel o Van Aert : tra i due, l’olandese sembra essere più aerodinamico e quindi più efficiente. Ma poi ci ricordiamo anche della sua sella, fortemente puntata in basso. Viene dunque da pensare: quanto potrebbe ancora guadagnare Pogacar?
Ma certe valutazioni non si possono fare dalla tv: bisogna sempre capire cosa c’è dietro determinate scelte. E, per evitare che restino chiacchiere da bar, abbiamo chiesto direttamente al biomeccanico Herrero.


Da quanto tempo lavori con UAE e con Pogacar? Come nascono scelte come le pedivelle da 165 millimetri o il manubrio più stretto?
E’ il mio quinto anno con la UAE Emirates e contribuisco all’ottimizzazione della performance degli atleti. Decisioni come la lunghezza delle pedivelle o la larghezza del manubrio non sono mai casuali: derivano da una combinazione di test aerodinamici (galleria del vento e prove sul campo), vincoli biomeccanici e capacità dell’atleta di produrre potenza in modo sostenibile.
Capacità di produrre potenza…
Nel caso di Tadej, intendo pedivelle più corte, quelle da 165 millimetri, che aiutano a ridurre la chiusura dell’anca nella fase alta della pedalata, consentendo una posizione più efficiente senza compromettere respirazione o produzione di potenza. Il manubrio più stretto segue la stessa logica: ridurre la superficie frontale mantenendo controllo e stabilità. Stiamo inoltre osservando un’adozione sempre più ampia all’interno del team, con molti corridori che si stanno orientando verso pedivelle più corte come parte di questo processo di ottimizzazione.
La posizione attuale di Pogacar è il risultato di un processo nel tempo quindi. Quali strumenti o criteri utilizzate?
Esatto, è il risultato di un processo iterativo sviluppato nel corso di diversi anni. Non esiste un momento preciso in cui la posizione viene definita una volta per tutte. Dati aerodinamici dalla galleria del vento, dai test in pista, da analisi biomeccaniche e metriche di performance vengono combinati lungo tutto il percorso. Utilizziamo strumenti avanzati, tra cui motion capture, vale a dire una mappatura delle pressioni e analisi dei dati in bici. Ma tutto viene infine validato dalla performance: produzione di potenza, efficienza e ripetibilità su sforzi prolungati. Il comfort, in questo contesto, non è soggettivo ma una condizione necessaria per sostenere la prestazione.


Dalla televisione Tadej sembra meno aerodinamico spalle più alte, busto più aperto. Perché? Aiuta la respirazione?
Quello che si vede in tv può essere fuorviante. Una posizione che appare meno aerodinamica non è necessariamente più lenta. L’aerodinamica dipende dall’interazione tra atleta e flusso d’aria, non semplicemente da quanto si è bassi sulla bici. Nel caso di Tadej, un busto leggermente più aperto migliora l’efficienza respiratoria e supporta una migliore produzione di potenza, soprattutto in condizioni di gara variabili. L’obiettivo è ottenere la minima resistenza aerodinamica per una determinata potenza espressa, non la posizione più bassa a tutti i costi.
Se fosse più basso e più aerodinamico, guadagnerebbe watt ma perderebbe forza?
Essere più basso non significa essere sempre più veloce. E’ possibile ridurre la resistenza aerodinamica ma perdere più potenza di quella che si guadagna in termini di efficienza aerodinamica. L’obiettivo è ottimizzare il bilanciamento tra CdA (efficienza aerodinamica, ndr) e potenza espressa. In molti casi, forzare una posizione più bassa riduce l’efficienza muscolare e la capacità respiratoria, portando a una perdita netta di performance.
Esiste invece una correlazione tra il busto più alto e la posizione della sella così inclinata con la punta verso il basso?
Sì, tutto è interconnesso. La posizione della sella influenza la rotazione del bacino, che a sua volta incide sull’angolo del busto, sulla chiusura dell’anca e sull’applicazione della forza. Una sella più avanzata può aiutare a mantenere un angolo dell’anca efficiente, consentendo al corridore di rimanere stabile e produrre potenza anche con un busto relativamente aperto.


E invece David, com’è Tadej nel lavoro quotidiano? Mette in discussione le scelte?
Tadej è, per molti aspetti, un artista. Ha una consapevolezza eccezionale del proprio corpo e una sensibilità molto raffinata rispetto ai cambiamenti che vuole esplorare sulla bici. Propone attivamente nuove direzioni. E questa intuizione è estremamente preziosa.
Leader totale insomma…
Il ruolo del processo di performance è fornire dati oggettivi attraverso misurazioni, test aerodinamici, analisi biomeccaniche e metriche di prestazione, per supportare e validare queste decisioni. E’ un approccio collaborativo: lui porta un feedback sensoriale di altissimo livello, che viene poi tradotto in risultati misurabili. C’è fiducia, ma anche una validazione costante attraverso la performance.