Parigi-Roubaix 2026, Elia Viviani, diesse, Ineos Grenadiers

Viviani e la vita da diesse, con la voglia di vincere ancora addosso

14.04.2026
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COMPIEGNE (Francia) – La prima Parigi-Roubaix in ammiraglia per Elia Viviani è trascorsa tra le tensioni della vigilia e le aspettative di voler fare qualcosa di bello insieme a Filippo Ganna. La corsa purtroppo ci ha portato una Ineos spesso costretta ad inseguire, con il leader della formazione britannica mai veramente nel vivo della gara. Il risultato parla di un venticinquesimo posto per Ganna, che deve fare i conti con una primavera ben al di sotto delle aspettative. Il prossimo obiettivo prende la forma del Giro d’Italia, dove Ganna vorrà riconfermarsi a cronometro e togliersi qualche sassolino dalle scarpe. 

«Sicuramente è bello essere partiti con la stagione – ci spiega Viviani a pochi minuti dal via della Roubaix – perché il lavoro del diesse è bello quando sei in macchina, vicino agli atleti e riesci a dare loro un consiglio o risolvere una situazione sul campo. E’ chiaro che c’è anche molto lavoro alle spalle: computer, programmazione e tutto quello che deve fare chi ruota attorno ai corridori. Però quello che piace è sicuramente venire alle gare».

Elia Viviani, Giro del Veneto 2025
Elia Viviani ha chiuso la sua carriera il 14 ottobre 2025 al Giro del Veneto in maglia Lotto
Elia Viviani, Giro del Veneto 2025
Elia Viviani ha chiuso la sua carriera il 14 ottobre 2025 al Giro del Veneto in maglia Lotto

Dalla bici alla macchina

Elia Viviani ha chiuso la sua carriera in sella e ha iniziato subito quella in ammiraglia, alla quale affianca anche il lavoro di team manager per la nazionale. Di certo non possiamo dire che il veronese sia rimasto fermo ad aspettare, ha preso tutti questi anni di esperienza e li ha messi subito al servizio degli altri. Perché quando si è avuto così tanto dalla propria carriera è giusto anche dare indietro qualcosa. 

«Una cosa che mi ha aiutato nel passare da corridore a diesse – dice – è sapere come funziona il ciclismo moderno. Fino a qualche mese fa ero nel gruppo, mentre ora mi trovo dall’altra parte. Questo mi permette di capire tante situazioni che magari dieci anni fa erano differenti. Mi sono trovato subito bene in questo ruolo, a testimonianza che la scelta di smettere è arrivata davvero al momento giusto».

Ti sei ambientato subito in squadra?

Assolutamente, conoscevo già tante persone all’interno. Anzi era una delle mie prerogative, quella di andare in una squadra dove non sarei dovuto ripartire da zero a livello di ambientamento e rapporto con lo staff. Questo per rendermi la vita più semplice, sia per tenere i rapporti con la squadra che con i corridori. 

Come ti sei trovato con i corridori, hanno subito capito il nuovo ruolo che andavi a ricoprire?

Sì, negli ultimi anni sono sempre stato un po’ la chioccia all’interno della squadra. Quindi direi che i corridori, ovvero i miei ex-compagni, sono stati subito a loro agio con il mio nuovo ruolo. Hanno capito che era possibile confidarsi, parlare o chiedere un consiglio in più, cosa che magari con un estraneo o un diesse di lunga data può essere difficile

Allo stesso modo in cui facevi quando ero in gruppo con loro?

Esatto, alla fine con la maggior parte di loro ci ho pedalato insieme. Ad esempio Tarling era con me nei suoi primi anni da professionista, allo stesso modo con “Pippo” (Ganna, ndr), Turner e Connor Swift. Sono tutti ragazzi che a volte si sono sacrificati per me quando eravamo in gruppo, quindi questo ha reso tutto più semplice. 

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Viviani lavora a stretto contatto con corridori con i quali ha condiviso parte della sua carriera in bici, tra questi c’è Filippo Ganna
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Viviani lavora a stretto contatto con corridori con i quali ha condiviso parte della sua carriera in bici, tra questi c’è Filippo Ganna
C’è anche la voglia di ripagare quello che hanno fatto per te?

La mia priorità, finita la carriera in bici, era di non tenere tutto quello che ho fatto negli anni per me, ma cercare di trasmetterlo a quelli più giovani. Possono essere situazioni più tecniche, oppure tattiche, ma anche al di fuori della bici: nella gestione della vita dell’atleta, di problemi da risolvere o nell’affrontare la vita di tutti i giorni. 

Qual è la cosa più facile che ti è venuta passando dalla bici all’ammiraglia?

Direi capire le situazioni in gara, ad esempio quando un corridore dice alla radio che sta poco bene o che non ha buone sensazioni e siamo ancora a metà gara o al primo sforzo della giornata. In queste situazioni mi viene subito da dare il consiglio diretto, di dire loro che non è così e di tenere duro, che è solo un momento e passerà. E quando lo vedi realizzarsi è una cosa bella.

Paris-Roubiax 2026, Ben Turner, Filippo Ganna, Ineos Grenadiers
Viviani dovrà essere bravo a trasportare la competitività che aveva in bici e metterla in ammiraglia
Paris-Roubiax 2026, Ben Turner, Ineos Grenadiers
Viviani dovrà essere bravo a trasportare la competitività che aveva in bici e metterla in ammiraglia
E al di fuori delle dinamiche di corsa?

Quando si hanno dei dubbi nel momento in cui il risultato non arriva, mi è capitato spesso in carriera di vivere queste sensazioni. Si analizza quello che si è fatto, sapendo di aver lavorato bene e aiuti l’atleta a capire che il lavoro fatto prima o poi paga

La cosa più difficile nel passare dal ruolo di corridore a quello di diesse? 

Sicuramente la voglia di competitività, la fame di vincere: quella non la perdi. Magari in giornate in cui non raggiungiamo un risultato, sei lì che pensi: «Ma perché non lo volevano così tanto come lo volevo io?». E’ una cosa difficile da filtrare, perché non puoi nemmeno biasimare il corridore quando non riesce a fare quello che volevi tu. Questo è un aspetto al quale mi devo ancora adattare.