Vingegaard e Piganzoli, Catalunya 2026

Piganzoli studia e Vingegaard cresce in vista del Giro

13.04.2026
6 min
Salva

Ancora immersi nella sbornia delle classiche del Nord, c’è però anche tempo per pensare, e ripensare, ad altro. Qualche settimana fa, infatti, si è conclusa la Vuelta a Catalunya, vinta da Jonas Vingegaard, e di questo successo faceva parte anche Davide Piganzoli.

Andiamo dunque in casa Visma-Lease a Bike per capire meglio quali siano i primi approcci del “Piga” con il suo capitano, ma anche per fare il punto sulla sua condizione e su come i gialloneri stanno lavorando in ottica Giro d’Italia.

Davide Piganzoli
Davide Piganzoli (classe 2002) è approdato quest’anno alla Visma. Fa parte del gruppo che guiderà Vingegaard al Giro
Davide Piganzoli
Davide Piganzoli (classe 2002) è approdato quest’anno alla Visma. a parte del gruppo che guiderà Vingegaard al Giro
Come archiviamo questo Catalunya, Davide? Come ti sei sentito?

Sicuramente lo archiviamo in modo molto positivo. Era una gara su cui la squadra puntava molto. Siamo andati con l’ambizione di vincere con Jonas e abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Dovevamo rimanere calmi nei primi giorni, cercare di restare al riparo senza cadute o complicarci la vita in qualche modo. Ci è un po’ dispiaciuto per il giorno in cui hanno accorciato la tappa in salita, perché era una buona opportunità per noi. Però alla fine abbiamo avuto altre due giornate positive.

E tu?

Un giorno sono andato in fuga per togliere un po’ di lavoro alla squadra, in modo tale che non dovesse tirare dietro. Ho dovuto tirare io, ma sono sicuro che abbiamo risparmiato tante energie in generale. Il mio lavoro con il team passa anche da questi aspetti. Poi quel giorno ha vinto Jonas, e lo ha fatto in modo molto netto, con una certa superiorità. Quindi bene così.

Lo hai detto tu, Vingegaard era tanto superiore. Com’è l’ambiente in casa Visma? Quanto va forte? Dovrà crescere ancora pensando al Giro?

Parlando con lui si sente veramente molto forte e crede di non essere ancora al massimo della sua forma. Ha fatto un bello step rispetto all’anno scorso, nello stesso periodo, ed è perciò consapevole che lavorando bene può crescere ancora. Ora ci aspetta un altro periodo molto intenso di allenamenti, tanto è vero che siamo qui sul Teide con quasi tutto il gruppo del Giro.

Quindi c’è anche Vingegaard lassù?

Sì, anche lui. Facciamo tre settimane di lavoro qui prima del Giro e credo che questo blocco in altura ci darà dei buoni risultati.

Il lombardo sta trovando i suoi spazi alla Visma. E con la squadra c'è fiducia
Il lombardo sta trovando i suoi spazi alla Visma. E con la squadra c’è fiducia
Il lombardo sta trovando i suoi spazi alla Visma. E con la squadra c'è fiducia
Il lombardo sta trovando i suoi spazi alla Visma. E con la squadra c’è fiducia
Davide, parlaci meglio di questi primi approcci in corsa con Jonas. Come sono stati con lui? Che tipo di leader è? E’ esigente? Vuole stare davanti? Parla molto?

Molto no, ma parla nel momento giusto. Parla nel momento in cui bisogna essere davanti. Poi ci sono anche momenti più tranquilli. Io con lui ho disputato anche la Parigi-Nizza e, sin lì come al Catalunya, abbiamo deciso di correre indietro. E’ stato così per due frazioni alla Parigi-Nizza e una al Catalunya. Eravamo quasi sempre in fondo al gruppo per risparmiare energie e seguire il nostro percorso di crescita. Chiaramente lo abbiamo fatto in tappe in cui reputavamo fosse possibile farlo. Non solo.

Vai avanti…

Tutta la squadra era attorno a Jonas, pronta nel caso fosse successo qualcosa. Certo, è un rischio correre così, però abbiamo cercato di capire i benefici e le possibili perdite che c’erano nel gareggiare in questo modo nell’economia della corsa. Ci è andata bene, ma sappiamo che non dobbiamo esagerare. Per il resto, per come è Jonas, da quel che ho visto è uno che sa stare bene davanti e, anche se c’è da sgomitare, non ha problemi.

Invece a te che effetto ha fatto stare sempre più dentro a questi meccanismi? Cosa significa tirare per uno di questi super fenomeni del ciclismo attuale? Perché immaginiamo che un conto sia vederli da fuori e un conto sia starci dentro…

Vero, lavorarci è un’altra cosa. Da dentro ti danno ancora più motivazione. Quando lavori per un obiettivo così grosso come il Giro d’Italia cambia tutto. Alla fine l’anno scorso lavoravo per andare al Giro cercando di far bene, quest’anno lavoro perché so che il mio capitano potrebbe vincerlo. E’ tutta un’altra mentalità e questo credo faccia gran bene al gruppo. Siamo tutti molto tranquilli, molto allegri e soprattutto molto motivati. Penso che, quando ti ritrovi in gruppi di lavoro così, sia anche più facile andare forte.

Vingeaard ha mostrato un superiorità netta al Catalunya, ma secondo Piganzoli può crescere ancora in vista del Giro
Vingegaard ha mostrato un superiorità netta al Catalunya, ma secondo Piganzoli può crescere ancora in vista del Giro
Vingeaard ha mostrato un superiorità netta al Catalunya, ma secondo Piganzoli può crescere ancora in vista del Giro
Vingegaard ha mostrato un superiorità netta al Catalunya, ma secondo Piganzoli può crescere ancora in vista del Giro
Come cambia la riunione in una squadra del genere? Cosa si dice in una riunione prima di una tappa in una squadra come la Visma che punta a vincere con Vingegaard?

Si punta a far bene. Si parte sempre con l’ambizione di vincere e c’è sempre un piano. Chiaramente sappiamo anche che il piano può cambiare in corsa e devo dire che sono bravi i miei compagni o il direttore in ammiraglia a modificarlo in base a come sta Jonas e a come si è messa la corsa. Noi immaginiamo dei possibili scenari prima di una determinata tappa e cerchiamo di farci trovare pronti. Sin qui abbiamo corso bene. E comunque quando senti una riunione in cui si dice di andare a vincere è sicuramente diverso dal dire “proviamo a far bene”.

Jonas ti ha chiesto qualcosa in particolare? Oppure ti ha dato una pacca sulla spalla. O al contrario ti ha ripreso?

Al Catalunya, il giorno dopo che sono andato in fuga, la squadra sapeva che avrei fatto fatica per via delle energie spese. Avevo dato veramente tanto e Jonas, che lo ha notato, mi ha detto di lavorare subito. Io dunque mi sono messo a disposizione dei compagni prima rispetto a quanto era pianificato, poi ho proseguito del mio passo.Vingegaard comunque ha sempre avuto buone parole con me all’arrivo e anche questo ti fa capire la qualità del corridore. E non è solo questo: ogni tanto mi manda anche messaggi e questo fa piacere.

Prima abbiamo parlato della riunione, Davide. Ma come funziona quando bisogna preparare un attacco? Ti dicono: «Da qui a qui devi tirare a 400 watt», per esempio?

Qualcosa di simile, sì. Magari ci si divide la gara: c’è chi fa la prima parte, chi la seconda, chi tira nella salita dove vuole partire Jonas. Però torno a dire che le cose possono cambiare, perché non è detto che ognuno poi stia come pianificato. Non si sa mai come ci si sente in gara. Un giorno dovevo aiutarlo sulla penultima salita, però mi sono staccato quando eravamo rimasti in 25 corridori. Sono riuscito a rientrare in discesa e a quel punto ho dato una mano nella valle prima della salita finale. Ripeto, sono cose che in corsa cambiano.

Piganzoli e compagni stanno lavorando molto la bici da crono. ccoli nel precedente ritiro in quota a Sierra Nevada a fine febbraio
Piganzoli e compagni stanno lavorando molto la bici da crono. ccoli nel precedente ritiro in quota a Sierra Nevada a fine febbraio (foto Instagram)
Piganzoli e compagni stanno lavorando molto la bici da crono. ccoli nel precedente ritiro in quota a Sierra Nevada a fine febbraio
Piganzoli e compagni stanno lavorando molto la bici da crono. ccoli nel precedente ritiro in quota a Sierra Nevada a fine febbraio (foto Instagram)
Per fare l’ultimo uomo di un corridore del genere serve ancora tanto, Davide?

Un po’ sì. La squadra mi sta dando tanta fiducia e questo vuol dire molto per me. Sia alla Parigi-Nizza che al Catalunya avevo i miei spazi dopo aver aiutato e non sempre ero quello che doveva tirare. Spesso mi mettevano sulla sua ruota per cercare di fare la mia corsa e capire meglio come funzionano queste gare. Rispetto all’anno scorso sicuramente mi sento più vicino a questo compito dell’ultimo uomo, ma sono consapevole che c’è ancora tanto da lavorare. Alla fine siamo qui per questo.

Quanto sei migliorato? O meglio, quanto senti di essere migliorato?

Sono migliorato parecchio. I numeri lo stanno dimostrando. Non raccolgo risultati come l’anno scorso solo perché ci sono giorni in cui ho le mie possibilità e giorni in cui lavoro per la squadra. Però mi sento cresciuto tanto sotto diversi aspetti.

In questo training camp in altura state lavorando anche con la bici da crono?

Sì, l’abbiamo portata qui. Faremo alcuni giorni con la bici da crono per rifinire la posizione e aumentare il feeling. Insomma, sta andando tutto molto bene. Non ci possiamo lamentare!