La Parigi-Roubaix è partita da pochi istanti e, sbirciando sin dalle ricognizioni dei giorni precedenti, non potevamo non soffermarci sulla bici della maggiore speranza italiana per questa classica, se non di tutte le classiche del Nord. Parliamo, ovviamente, della Pinarello Dogma F di Filippo Ganna.
In casa Ineos Grenadiers l’hanno tenuta celata il più possibile, ma stamattina a Compiegne inevitabilmente i veli sono caduti. E’ una bici sulla quale lo staff inglese ha lavorato con grande oculatezza. Ci sono “rischi”, ci sono certezze, c’è voglia di osare e quindi di vincere…






Colpo di scena: c’è l’XTR
Ganna ha detto di avere una gamba molto buona, ma questo potrebbe non bastare in una gara esigente anche dal punto di vista tecnico. E così ecco il setup studiato da Filippo e il suo staff per questa Pinarello Dogma F chiamata ad una grande impresa. Scopriamolo insieme.
La prima cosa che colpisce è senza ombra di dubbio il cambio. Via il classico Shimano Dura-Ace Di2, dentro l’XTR Di2, sempre di Shimano, ovviamente, pietra miliare dell’offroad, in particolare della MTB, del brand giapponese. Questa scelta è stata dettata dalla robustezza dello stesso, ma anche pensando al fatto che è associato a una monocorona.
I vantaggi sono diversi, al netto del peso (maggiore), che conta fino a un certo punto e ancor meno in una gara pianeggiante come l’Inferno del Nord. Montando l’XTR infatti l’asse della catena è più “dritto” rispetto alla corona: in poche parole gira meglio e si riduce un po’ l’attrito. Chiaramente parliamo di un paio di millimetri o poco più, ma è quel che serve per ridurre i problemi di cambiata sulle pietre.
La corona anteriore è in fibra ed è certamente un aftermarket non ufficiale, visto che sono stati coperti i simboli del brand con del nastro adesivo. I rapporti scelti sono: corona da 55 denti e cassetta posteriore, sempre XTR, 11-34.
Ormai la monocorona è un must alla Roubaix e in effetti riduce moltissimo i problemi di cambiate e sobbalzi.


Setup da pavé
Si passa poi a parlare di quel che concerne il modo di rendere la Pinarello Dogma F più docile sulle pietre. Ormai le bici di oggi sono iper rigide, ma alla Roubaix questa qualità conta fino a un certo punto.
Guardando la sua Pinarello Dogma, certo le ruote Scope da 60 millimetri non inducono proprio su questa strada. Tuttavia, rispetto all’ultima volta, Ganna ha scelto coperture da 32 millimetri e non da 30. E qui si apre un capitolo molto interessante.
Nonostante gomme più grandi, la pressione individuata è più alta rispetto a quando affrontò la Roubaix con coperture da 30 millimetri. In quel caso era di 3,5 bar, stavolta è di 4 bar sia all’anteriore che al posteriore. Questo perché? Perché, associata a un cerchio alto, come abbiamo visto, che è più rigido e perde elasticità, e al peso di Ganna (oltre 80 chili), c’era l’esigenza di gonfiare un po’ di più per ridurre il rischio di danneggiare la ruota stessa.
Come si può notare si è davvero al limite, come in Formula 1. Ma sono rischi ormai necessari per limare su ogni fronte.
Altro dettaglio sul fronte dell’ammortizzazione, se così si può dire, è la scelta del classico doppio nastro manubrio per aumentare un po’ il comfort.






Quote invariate
Per il resto Filippo Ganna non ha minimamente ritoccato la sua posizione: le quote sono le stesse di sempre. Dalla scelta delle pedivelle da 175 millimetri, alla larghezza del manubrio, il Most Talon Ultra, da 38 centimetri con attacco manubrio da 130 millimetri.
Quel che c’è di diverso rispetto alla bici classica è la richiesta di avere due comandi da remoto sulla parte alta del manubrio, quando è in presa alta: un bottoncino per salire e uno per scendere. Necessari per cambiare quando si è nei settori in pavé senza così togliere le mani dal manubrio. Si evitano rischi e soprattutto perdite di tempo. Da qui a poche ore infatti si entrerà all’inferno… Quello del Nord!