Tommaso Bambagioni risponde con voce frizzante al telefono, ha appena finito di fare le sue quattro ore di allenamento, con un pranzo veloce e doccia annessa. In questi giorni in Toscana fa un gran caldo e si pedala che è un piacere. Messi alle spalle i giorni delle gare internazionali under 23 è il momento di pensare a nuove sfide e scenari differenti.
Nel 2026 per Tommaso Bambagioni sono cambiate tante cose, la prima è il colore della maglia visto che ora fa parte della Technipes #InEmiliaRomagna di Francesco Chicchi (in apertura foto Massimo Fulgenzi). Ma non solo, perché il corridore di Grosseto ha trovato la prima vittoria nella categoria under 23 e due piazzamenti di grande rilievo al Piva e al Belvedere.
«La stagione è davvero iniziata al meglio – racconta Bambagioni – e con qualche novità. Innanzitutto sono stato per la prima volta ad allenarmi in Spagna, insieme al team siamo andati stati per quasi un mese e devo dire che la differenza si sente. Gli anni passati ero sempre rimasto a casa e mi allenavo da solo, invece fare questo passaggio con la squadra mi ha dato un grande stimolo e un qualcosa in più in termini di preparazione».




Vincere a Mercatale ha fatto scattare qualcosa?
Decisamente, l’anno scorso avevo fatto bene ma non ero mai arrivato a questi livelli. Trovare la vittoria, soprattutto in uno sport come il ciclismo, permette di sbloccarti e crescere ulteriormente. Se poi penso al mio percorso direi che quel successo vale decisamente tanto, erano due anni e mezzo che non vincevo. Alzare le braccia al cielo mi ha dato tanta consapevolezza nei miei mezzi e anche un modo diverso di approcciare le gare internazionali.
Spiegaci…
Ero partito bene già dalle prime gare di febbraio, con San Geo, Firenze-Empoli e GP La Torre, ma vincere a Mercatale è stato il boost che serviva. Al Piva e al Belvedere mi sentivo diverso in gara, più sicuro. Era una sensazione che avevamo tutti in squadra, tanto che al Belvedere ci siamo messi anche noi a lavorare insieme alla Red Bull-BORA per gestire la corsa.


In mezzo ci sono state due gare a tappe, Giro di Sardegna e Coppi e Bartali, hanno aiutato?
Molto, in particolare a noi ragazzi che abbiamo corso entrambe. Tanti corridori di team continental ne sono usciti in crescendo, Lorello, Cattani, io stesso. Anche l’ottavo posto nella prima tappa della Coppi e Bartali è stato un bel segnale, sprintare contro Ulissi, Laurence e Schmid non è roba da poco.
Un aspetto più mentale o di gambe?
Entrambe le cose. Sicuramente quelle prestazioni mi hanno fatto capire di essere in condizione, ma anche di testa nelle gare successive sono partito molto più libero. Magari quel secondo e terzo posto al Piva e al Belvedere sarebbero arrivati comunque. Diciamo che me li sono goduti.


Sei al terzo anno under in un percorso di costante crescita…
La prima stagione l’ho fatta con la Work Service, volevo correre in una continental e loro sono stati gli unici a credere in me. Ho fatto un anno buono, tanto che poi hanno bussato altre squadre, ho scelto la Trevigiani per il progetto che aveva con Rocchetti. Purtroppo poi le cose sono cambiate, ma sono comunque riuscito a fare bene. Così che a metà del 2025 mi hanno chiamato Cassani e Chicchi per propormi il loro progetto.
Che ti porterà anche a correre al Tour of the Alps con la nazionale.
Non vedo l’ora, sarà la prima volta in cui indosserò la maglia azzurra, è un orgoglio immenso. Inoltre sono curioso di fare un’esperienza di quel livello, una corsa difficile, dura dove servirà soffrire, ma sono pronto.


Quest’anno hai cambiato qualcosa in termini di preparazione?
Qualcosa sì, sia nel metodo che nell’approccio. Ho deciso di fare un salto ancora per quanto riguarda la vita da corridore, concentrandomi al massimo su tutti gli aspetti. E’ un passaggio che ho sentito di voler fare, quindi non mi pesa. Alimentazione, allenamento, integrazione, nulla viene lasciato al caso. Mi sono posto l’obiettivo di provare a passare al termine di questa stagione, ma senza pressioni.
Come ti senti ora che inizi ad attirare l’attenzione?
In questi giorni sto ricevendo tante chiamate, inizialmente solo conoscitive. E’ un momento particolare e delicato, dove non bisogna aver fretta di fare le cose. La mia fortuna è che accanto ho persone come Chicchi, che sono sempre pronte a darmi una mano.