ANVERSA (Belgio) – Il clima è quello solito: cielo velato, sole che raramente accende i colori, ma non piove. E per essere in Belgio in questo periodo dell’anno è una bella giornata. Con ieri si sono concluse le ricognizioni sul tracciato del Giro delle Fiandre: 278 chilometri, 16 muri da Anversa a Oudenaarde. Le ultime pedalate servono per ripassare, saggiare, testare. C’è chi cerca risposte, chi vuole rivedere l’ingresso su quel muro, chi “tasta” il pavé. La “nostra” ricognizione la viviamo con Davide Ballerini.
Il “Ballero” e la sua XDS Astana l’hanno fatta giusto ieri, quando non pioveva. Ma c’è chi aveva preferito farla giovedì. In questo secondo caso le difficoltà sono state maggiori, soprattutto sul Koppenberg, infangato e ancora sotto lavori di manutenzione: molti sono scesi di sella. Remco Evenepoel, al debutto nella Ronde, arrancava. Poi c’è chi fa la recon a tutta. Indovinate chi? Tadej Pogacar ha aggredito i muri come fosse già in gara.
Ma andiamo sul percorso con Ballerini (in apertura foto di Yuri Belezeko – XDS Astana).


Innanzitutto come stai Davide? Come arrivi a questo Fiandre?
Bene, ho lavorato tanto, speriamo che questo lavoro dia i suoi frutti. Le sensazioni anche delle corse precedenti non sono male. Le gare sono servite anche un po’ per sgolfare.
La volta scorsa infatti ci avevi parlato un po’ del ritmo. Avevi messo in previsione che nelle prime uscite sarebbe potuto mancare…
Ovviamente ho fatto la In Flanders Fields Classic in cui stavo bene, poi non è arrivato il risultato perché sono rimasto un po’ chiuso in volata, ma è stato importante avere le gambe per arrivare là davanti. Poi ho fatto anche la Dwars door Vlaanderen, ma non avevo ancora recuperato dalla gara prima e non ero brillantissimo. Vediamo domani. La condizione c’è.
Hai già qualche idea di come ti potrai muovere?
Cerchiamo di fare un po’ quello che sono riuscito a fare l’anno scorso, magari anticipare.


Passiamo alla ricognizione vera e propria, Davide. Voi della XDS Astana che tratto avete provato?
Abbiamo fatto dai chilometri centrali in poi, cioè dal primo Oude Kwaremont fino al secondo. E’ la porzione più importante della gara, il cuore della corsa dove si presume si deciderà gran parte della gara. E poi perché, chi più e chi meno, gli altri muri, le altre stradine le conosciamo.
Quali sensazioni hai avuto sul percorso? Com’è il fondo? Cambia molto di anno in anno?
Giovedì aveva fatto qualche scroscio d’acqua e in certi punti, come sul Koppenberg, non è mai facile. Mentre ieri, quando abbiamo girato noi, era bello. Quanto cambia il percorso? Direi che non cambia moltissimo. Anche i muri sono sempre ben mantenuti. Il Kwaremont, per dire, è sempre quello.
Si è parlato di qualche piccolo cambiamento: in cosa consistono?
Tratti di raccordo sostanzialmente. Forse il cambiamento più importante è stata l’eliminazione di un pezzettino di pavé dopo il Molenberg, ma nulla di che. Al posto di quello hanno inserito però un muro: il Berendries. Alla fine sono sempre gli stessi pezzi che mettono, tolgono e rimettono, anche in base ai lavori e alla viabilità. Il Fiandre non cambia.


Qual è secondo te il momento più duro?
Di sicuro il tratto che riguarda il primo Oude Kwaremont. Oltre alla difficoltà del muro, è un punto nel quale la gara entra nel vivo. Soprattutto per questo direi. E resta molto dura, ovviamente, anche la sequenza dopo il secondo Kwaremont con Paterberg, Koppenberg e gli altri. Insomma, questi due sono i momenti chiave. Lì bisogna sopravvivere e cercare di fare il possibile.
Davide, hai nominato due muri sacri come Koppenberg e Paterberg, ma c’è un muro che secondo te è un po’ insidioso?
Per me il Molenberg. Si fa a circa 100 chilometri dall’arrivo, ma è un trampolino di lancio per tanti corridori che potrebbero anticipare i movimenti dei big. Se ben ricordo anche Mads Pedersen negli anni scorsi aveva anticipato lì. Il problema è che in tanti vogliono muoversi in quel punto, ma non è facile. Per essere davanti lì devi esserlo già dal Leberg. E come me lo vorranno anche altri atleti. Insomma, è tutta una concatenazione di situazioni che per stare davanti ti fanno soffrire.


Abbiamo accennato al meteo: per domani dovrebbe essere buono. Voi che informazioni avete?
Un po’ nuvoloso, ma senza pioggia. E’ già una nota molto importante. Il Fiandre è una gara dura, sono più di 280 chilometri: se in più dovesse piovere, peggiora. Il pavé diventa come sapone.
Invece dell’atmosfera generale cosa si dice? Si è parlato tanto di Van Aert…
Di sicuro Wout van Aert sta salendo di condizione, però sappiamo tutti che Pogacar potrebbe essere un gradino sopra tutti. Ovviamente bisogna vedere, perché in una gara del genere può succedere di tutto. Tadej ha dimostrato di avere la gamba per fare la differenza. Mathieu van der Poel non è da sottovalutare, anche se magari nelle ultime gare non è stato il solito dominatore. Il problema è che il livello si è alzato in generale, ancora una volta. Se Pogacar guadagna 20 watt, tutti guadagnano 20 watt e la differenza rimane la stessa.


Parlaci invece del setup della tua X-Lab. Che rapporti userai?
Userò una doppia corona 55-40 e una cassetta posteriore 11-34. Sono piuttosto standard in questo senso, mentre semmai nelle gare precedenti ho provato pressioni differenti delle gomme.
E come è andata?
Se non piove, dopo le ricognizioni di questi giorni ho deciso che le gonfierò a 3,7 bar all’anteriore e 3,9 al posteriore con coperture da 30 millimetri.