Mapei Sport, 30 anni Centro Mapei

Mapei Sport: un progetto a 360°, dalla testa alla strada

29.03.2026
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MILANO – Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ospita l’evento organizzato per festeggiare i 30 anni del Centro Ricerche Mapei Sport, un traguardo raggiunto grazie alla visione lungimirante del suo fondatore Giorgio Squinzi. Lavoro iniziato nel mese di dicembre del 1996 e adesso portato avanti dai figli Marco e Veronica, capaci di mantenere saldi i principi, garantendo comunque al progetto di evolversi e assecondare le esigenze degli atleti, che cambiano in maniera sempre più rapida.

A Castellanza, dove è stato inaugurato trent’anni fa il Centro Mapei, è partito un progetto con alla base un motto semplice ma estremamente efficace: “Mai smettere di pedalare”. Ed è così che Giorgio Squinzi e Aldo Sassi hanno iniziato, con l’obiettivo di portare la scienza e la ricerca all’interno dello sport ma anche al servizio degli sportivi. Riconoscendo il valore sociale dell’attività sportiva.

Passione e rigore

Tra le figure che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo del progetto di Mapei Sport c’è stata anche quella del dottor Claudio Pecci, ora Amministratore Delegato di Mapei Sport e Direttore Sanitario di Mapei (nella foto di apertura).

«Lo sport – racconta nel suo intervento che apre la conferenza – deve essere a misura d’uomo e dell’atleta. Lo stesso principio ha guidato la nascita e lo sviluppo del Centro Mapei, dove la scienza utilizzata per migliorare le prestazioni dei campioni potesse poi essere al servizio di tutti. In un continuo impegno sociale e civile. Per questo siamo orgogliosi di aver svolto oltre 200.000 test e di aver pubblicato ben cento lavori scientifici.

Il ciclismo come motore

Se si pensa al nome Mapei ci vengono in mente le iconiche divise a cubetti che hanno caratterizzato il ciclismo negli anni ’90 e nei primi 2000. Una squadra, quella nata dalla volontà di Giorgio Squinzi, capace di vincere ovunque e di mettere la firma in ogni angolo di mondo. E mentre sullo schermo posizionato sul palco della presentazione scorrono le immagini dei tanti protagonisti che hanno vestito questa maglia sono proprio due di loro che ci hanno raccontato cosa volesse dire far parte del team Mapei.

«Alla Mapei – racconta Paolo Bettini – devo tanto, mi hanno preso quando ero un corridore acerbo e mi hanno accompagnato in un cammino di crescita unico e incredibile. Era il 1999 quando sono entrato nel team scoprendo il mondo della ricerca e del rigore scientifico. Al quale però, è sempre stato accostato un grande aspetto umano, con la persona al centro di tutto. Giorgio Squinzi ci ha fatto sentire tutti parte integrante dell’azienda, dico spesso che non eravamo sponsorizzati, mai noi eravamo Mapei.

«Gli anni del team Mapei – continua Bettini – hanno rappresentato un passaggio importante per il ciclismo, con l’introduzione di una parte di ricerca e sviluppo scientifico. La loro bravura è stata quella di farci scoprire in maniera attiva questo nuovo modo di fare, permettendo a noi atleti di essere parte del progetto. Senza dimenticarsi mai dell’aspetto umano».

Mapei Sport, laboratorio, Aldo Sassi, Claudio Pecci
Aldo Sassi all’interno del suo laboratorio presso il Centro Mapei. A sinistra si riconosce il dottor Pecci
Mapei Sport, laboratorio, Aldo Sassi, Claudio Pecci
Aldo Sassi all’interno del suo laboratorio presso il Centro Mapei. A sinistra si riconosce il dottor Pecci

Dalla testa alle gambe

Il Centro Mapei dal 1996 ad oggi ha formato tanti tecnici, questo grazie al lavoro del professor Aldo Sassi e di tutto lo staff. Entrare all’interno di questo progetto per i giovani era motivo di orgoglio e passione. Gli stessi sentimenti che hanno accompagnato Luca Guercilena, oggi team manager della Lidl-Trek, il giorno in cui ha fatto i primi passi all’interno del centro.

«L’aspetto che mi porto dietro – confida – è quello del gruppo, noi eravamo i “ragazzi del Centro Mapei” e posso dire di sentirmi ancora parte di tutto ciò anche ora. L’aspetto umano è stato importante anche per noi tecnici, Squinzi e Sassi hanno preso un gruppo di persone che hanno fatto crescere attraverso la ricerca. Lo sport come mezzo per comunicare cultura».

Il nome di Aldo Sassi si rincorre e si intreccia nelle varie storie. E ricordando la sua prematura scomparsa avvenuta nel 2010, qualche lacrima scorre sul volto dei presenti.

«Luca Guercilena ed io – racconta Andrea Morelli, preparatore – siamo stati allievi di Aldo Sassi e ne abbiamo poi colto l’eredità. Un passaggio arrivato nel 2011 quando al Tour de France eravamo tecnici di due squadre rivali (Leopard Trek e BMC, ndr) e ci siamo giocati la maglia gialla fino all’ultimo giorno. Quel Tour lo vinse Cadel Evans, del quale ero diventato preparatore dopo la scomparsa di Aldo, mi piace pensare che nonostante la rivalità sportiva tra me e Luca Guercilena ci sia stato l’orgoglio di aver raccolto l’eredità di un lavoro importante e che ci ha formati in maniera davvero profonda».

La palla passa poi agli altri sport, perché il Centro Mapei ha abbracciato e seguito tanti atleti. C’è il calcio con la storia dell’U.S. Sassuolo, ma anche atletica e sci. Perché non esiste un’unica via per trasmettere il messaggio che lo sport è uno strumento al servizio della società. Anche se tutto è iniziato con un colpo di pedale.