Olympic Room Ca del Poggio

Il “piccolo” museo sportivo di Ca’ del Poggio ci aspetta

28.03.2026
6 min
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In questi giorni stiamo parlando spesso di Ca’ del Poggio, luogo ormai simbolo del ciclismo italiano. Tra gli strappi secchi è senza dubbio il più famoso. Se in Belgio c’è il Muro d’Huy e in Francia quello de Bretagne, qui interviene prepotente lo strappo trevigiano: il Muro di Ca’ del Poggio.

E il suo custode, Alberto Stocco, lo sa bene. Oltre a cavalcare con passione l’onda del ciclismo, la esalta e lassù ne ha fatto una sorta di tempio dello sport. Un tempio in cui il ciclismo domina… ma non è il solo. Ovviamente, oltre al gustoso ristorante!

Alessandro Ballan nell’Olympic Room
Alessandro Ballan nell’Olympic Room

Stocco racconta

Non è la prima volta che parliamo della Olympic Room. Ma stavolta ci addentriamo ancora di più in questa avventura con il suo mentore, appunto Stocco, per capire che tra Ca’ del Poggio e il ciclismo davvero c’è un unico filo conduttore. E indovinate come si chiama? Passione…

«In effetti – inizia Stocco – è la prima volta che racconto di questa mia stanza, anche se l’abbiamo già comunicata nel tempo. Di solito non dico molto, mi piace far vedere le cose, farle vivere e che siano le stesse a parlare… E che, a loro volta, dopo la visita, siano le persone a raccontare agli altri.

«Detto ciò, ho chiamato questa stanza Olympic Room. E’ una stanza che fa parte del mio ufficio e con la quale ho voluto raccogliere quello che in 32 anni di storia di Ca’ del Poggio siamo riusciti a mettere insieme. E sono emozioni e storie che così posso in qualche maniera continuare a far vivere e, appunto, raccontare».

L’idea di fare questa stanza è però relativamente recente. Parliamo del primo post Covid, quando con il lockdown eravamo tutti a casa e inevitabilmente la mente vagava.

«Tanti di questi cimeli – prosegue Stocco – erano riposti nel classico scatolone. Ci furono insomma delle richieste, soprattutto da parte di mia mamma, di buttare via tutto. A quel punto ho pensato: o li nascondo o li devo valorizzare. Così ho creato questa stanza. Mi piace fare le cose in grande, come quando nacque l’idea di fare il muro di Ca’ del Poggio».

Nella struttura Ca' del Poggio è presente l'Olimpic Room che celebra gli sportivi
Sono centinaia le maglia nell’Olympic Room
Nella struttura Ca' del Poggio è presente l'Olimpic Room che celebra gli sportivi
Sono centinaia le maglia nell’Olympic Room

Nel cuore dell’Olympic Room

E allora vediamo un po’ cosa c’è in questa stanza così prestigiosa e colorata, perché tutto sommato anche l’occhio vuole la sua parte. E Stocco lo sa bene. La luce non manca e, a dire il vero, qualche cimelio è esposto anche oltre la stanza. Ma restiamo sull’Olympic Room.

«Ho cominciato – dice Stocco – ad appendere queste maglie al muro e poi adesso persino sul soffitto. E sono oltre cento. Non ho più spazio! E su queste pareti ci sono tutte le passioni di Ca’ del Poggio. Quindi c’è il ciclismo, c’è una parte di calcio, ci sono gli sport invernali, l’atletica…

«La mia passione principale è il ciclismo ovviamente e tra le maglie più prestigiose c’è quella ufficiale del primo Tour di Tadej Pogacar. Quella che indossò sui Campi Elisi nel 2020. L’ho avuta grazie all’amicizia che mi lega con il suo direttore sportivo Andrej Hauptman, al suo manager Alex Carera e a un mio carissimo amico, Gian Domenico Santarossa, che fu invitato a pranzo proprio a casa di Tadej e gli fu consegnata questa maglia. Dovevo esserci anch’io a quel pranzo, ma sfortuna volle che presi il Covid».

Ma le maglie dei campioni non finiscono qui, chiaramente. C’è quella di Remco Evenepoel. Quella di Van Aert, con il quale Stocco ha legato moltissimo. Wout e il Belgio soggiornarono qui in vista del mondiale gravel di qualche anno fa e nacque un bel rapporto con lui e la sua famiglia. C’è la maglia di Alessandro Ballan, che qui è davvero di casa. Così come Andrea Vendrame. E lo stesso Peter Sagan.

«Un altro a cui sono molto legato è Cadel Evans. Sua moglie è nativa di Cortina d’Ampezzo e ha soggiornato da noi con la famiglia. Partecipò al Criterium delle Stelle quando si arrivò quassù. Ce ne sarebbero mille di aneddoti… Perché quello che davvero rende speciali queste maglie sono appunto i ricordi, le storie che portano con sé».

Una vera perla dell'Olympic Room a Ca' del Poggio. Il testimone della 4x100 di atletica leggera che a Tokyo conquisto l'oro
Una vera perla dell’Olympic Room. Il testimone della 4×100 di atletica leggera che a Tokyo conquistò l’oro
Una vera perla dell'Olympic Room a Ca' del Poggio. Il testimone della 4x100 di atletica leggera che a Tokyo conquisto l'oro
Una vera perla dell’Olympic Room. Il testimone della 4×100 di atletica leggera che a Tokyo conquistò l’oro

Non solo ciclismo…

Per chiamarsi Olympic Room e non Cycling Room, però, un motivo c’è. E Stocco lo racconta bene. Ca’ del Poggio, con la sua accoglienza, il suo ristorante, la sua posizione strategica sulle colline del Prosecco e con una vista sublime sulla pianura veneta, è il luogo perfetto per rilassarsi, recuperare o semplicemente passare qualche ora in tranquillità… magari gustando i piatti forti, come certi risotti tanto decantati proprio da Ballan e Vendrame.

«Vero – spiega Stocco – Ca’ del Poggio è tutto questo. E’ diventato veramente un punto di riferimento per tutte queste persone con le quali condividiamo qualcosa. Per quanto riguarda il calcio non poteva mancare Alex Del Piero. Lui è di casa, è trevigiano. Poi abbiamo la maglia di Ibrahimovic. Poi è forte la presenza dello sci di fondo. Ho avuto la fortuna di incrociare Dario Dincal, che è stato campione tecnico nonché preparatore e figura di riferimento di tutto il movimento dello sci di fondo negli anni in cui vincemmo anche a Lillehammer. Da allora ho intrapreso tantissimi rapporti molto stretti con Silvio Fauner e Maurilio De Zolt… eroi della mitica staffetta di Lillehammer 1994».

Ma sempre in tema staffette, reggetevi bene perché il pezzo forte sta per arrivare. E’ il testimone della 4×100 di atletica leggera di Tokyo. Patta, Jacobs, Desalu e Tortu… quasi una sinfonia.

«Come l’ho avuto? Anche questa è una bella storia. Ebbi la fortuna di incrociare il responsabile del centro sportivo della Guardia di Finanza, di cui alcuni di questi sprinter facevano parte. Facemmo una cena qui a Ca’ del Poggio e strappai la promessa che, in caso di vittoria, mi avrebbero portato il testimone. Le cose sappiamo come andarono e loro, carinissimi, tennero fede alla promessa fatta».

Alberto Stocco e il Muro di Ca' del Poggio, teatro quest'anno di un doppio passaggio: il 28 maggio il Giro degli uomini, il 31 maggio le donne
Alberto Stocco e il Muro di Ca’ del Poggio: il prossimo Giro vi transiterà nel corso 18ª tappa. Solo qui, attese 20.000 persone
Alberto Stocco e il Muro di Ca' del Poggio, teatro quest'anno di un doppio passaggio: il 28 maggio il Giro degli uomini, il 31 maggio le donne
Alberto Stocco e il Muro di Ca’ del Poggio: il prossimo Giro vi transiterà nel corso 18ª tappa. Solo qui, attese 20.000 persone

Aspettando il Giro

Ca’ del Poggio si trova dunque sulle alture delle colline trevigiane. Qui si dorme e si mangia. I piatti forti sono quelli a base di pesce, ma non solo. Tra l’altro Alberto Stocco e il suo staff sono sempre molto attenti alle esigenze degli atleti. L’Olympic Room si può visitare liberamente. E, come accennavamo, i cimeli sono sparsi un po’ ovunque.

«C’è una foto meravigliosa che domina l’interno della sala. Ci sono Prudhomme e Tricar, i due organizzatori del Tour de France, con Eleonora Bottecchia, pronipote di Ottavio. Quella foto fu scattata nel 2013 quando provammo a portare il Tour in Veneto.

«Siamo pronti più che mai per il Giro d’Italia, che quest’anno transiterà il 28 maggio. Immagino che il muro di Ca’ del Poggio possa essere un bel rush finale prima dell’arrivo, visto che siamo a una decina di chilometri dal traguardo. Quindi siamo veramente pronti ad accogliere tutti i ciclisti, tutti i cicloamatori e tutti gli amanti di questo sport, che sta dando moltissimo anche al mondo dell’accoglienza». Insomma, l’Olympic Room ci aspetta.