SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Alessandro Pinarello di colpo appare più maturo di un anno fa. Concreto quando parla, sereno, ha lo sguardo di chi sembra aver cambiato pagina. Il ragazzo è passato quest’anno alla NSN Cycling e quindi è approdato nel WorldTour.
E’ l’ennesimo prodotto di quel vivace vivaio che è la Bardiani-CSF. Evidentemente anche chi era in quel team con lui ha lavorato bene. E alla Tirreno-Adriatico, la sua buona prestazione è stata quella nota (potente) che dà coraggio.


Pinarello e l’inverno easy
Alla fine il veneto ha chiuso al decimo posto. Ha perso qualche posizione nel giorno di Camerino, su un arrivo tosto e nervoso, non facile da gestire. E poi diciamola tutta: erano tutti ravvicinati in pochi secondi, pertanto bastava un attimo per scendere o per salire. «Sicuramente questa settimana alla Tirreno – ha detto Pinarello – mi ha dato tanta fiducia. E’ stata una bella carica di stima e di stimoli per continuare a lavorare bene».
Alessandro non si aspettava del tutto questa prestazione. Una top ten alla Tirreno non è qualcosa di banale. «Anche all’Algarve ero andato bene – dice – ma sinceramente non mi aspettavo un risultato simile in una corsa WorldTour. E questo mi rende davvero contento perché il livello qui era davvero alto.
«Abbiamo pianificato un buon inverno con la squadra. E ne sono contento perché poi è stato un inverno tranquillo. Anzi più easy del solito. Anche a livello di nutrizione: solo a gennaio ho iniziato ad essere più specifico con i carichi di nutrienti e carboidrati in base agli allenamenti. Quindi grammature esatte pasto per pasto. A gennaio sono salito in altura e lì ho fatto un bel blocco di tre settimane. Per me dunque la differenza forse l’ha fatta proprio il fatto di partire con più calma e la possibilità di avere grandi ambizioni».


Frassi sorpreso a metà
«Pinarello – dice il direttore della NSN, Francesco Frassi – lo conoscevo un po’ come corridore, perché il nostro mondo alla fine è piccolo, ma non come persona. Ho iniziato a seguirlo a novembre, lui è uno dei miei ragazzi. L’ho aiutato a inserirsi nel nuovo ambiente, che è ricco di stranieri fra staff e corridori. E’ un ragazzo molto socievole. Si è integrato bene. Anzi, è Alessandro che ha portato un po’ di sorriso. E’ molto positivo».
Frassi poi parla del discorso delle performance e conferma il tema dell’avvio lento di cui parlava lo stesso Pinarello. «E’ vero quel che ha detto – riprende il diesse – Alessandro ha iniziato in modo graduale, senza pressioni. Abbiamo stabilito insieme un percorso e lo ha seguito senza intoppi. Ha fatto i suoi ritiri fra Maiorca, Denia e altura. Alle gare non aveva pretese. Non sapeva come sarebbe andata. Ma in Algarve, nella prima tappa dura, era davanti con gente che fa top 10 al Giro e al Tour.
«A quel punto, dopo l’Algarve, alla Tirreno lo abbiamo messo in condizione di fare classifica. Cioè un gruppo di compagni più esperti che gli danno fiducia e lo guidano in gara, specie in una Tirreno come questa dove la posizione era determinante per non perdere energie o restare fuori dai momenti chiave.
«Arrivare sesto a San Gimignano, tra quei corridori, ha significato molto per lui e per noi. Ma la cosa che più mi interessa è che Pinarello sente che la squadra ha fiducia in lui. Noi vogliamo costruire un percorso solido».


Altura e Gran Camino
E il percorso solido inevitabilmente non prevede che si brucino delle tappe. Frassi ci va cauto, ma come Pinarello appare determinato.
«Ha dei grossi margini di miglioramento – spiega il toscano – sia fisici ma anche mentali. Per dirne una: non sente la pressione. Vero che noi non gliel’abbiamo messa, ma è altrettanto vero che poi quando ti ritrovi davanti questa viene da sola. E questa è una buona caratteristica per fare classifica».
Ora cosa prevede il calendario di Pinarello? Frassi parla del Giro d’Italia, ma dice che non possiamo chiedergli se ci andrà per fare classifica o meno. «Come detto, andiamo per gradi. Vedremo».
«Ora risalgo al Teide – conclude Pinarello – di nuovo altura. E vi resterò per circa 15 giorni. A seguire, una settimana a casa per recuperare un po’ e poi Gran Camino, altra corsa a tappe». Pinarello parla di equilibri di gruppo. «Un po’ anche gli altri corridori mi vedono stare più avanti tra i big, ma non basta questo per andare forte e prendersi tutta la stima del gruppo». Insomma, il cammino è lungo, ma la direzione sembra quella giusta.