SANREMO (IM) – Al sesto tentativo, quando una caduta sembrava aver compromesso la sua corsa e il coriaceo Pidcock sembrava poterlo ammaestrare in discesa e poi in volata, nell’anno in cui tutto sembrava remargli contro, Tadej Pogacar ha vinto la Milano-Sanremo.
La storia sembrava definitivamente compromessa quando a 33 chilometri dall’arrivo il campione del mondo ha provocato la caduta che ha rischiato di tagliarlo fuori dalla corsa. Nel momento in cui si è rialzato e ha controllato la bicicletta, si è capito che non si fosse fatto male e che non avrebbe rinunciato. E’ successo quello che avevamo già visto lo scorso anno alla Strade Bianche, ma a quel punto era ancora presto per credere che fosse nuovamente possibile.
«Non esiste un buon posto per cadere – dice nella conferenza stampa – ma certo non è mai bello cadere a Imperia, dopo il Capo Berta, perché si va davvero veloci ed è una guerra per arrivare alla Cipressa. Tutti devono stare davanti e c’erano troppi corridori su una strada troppo stretta. Forse non sono stato pronto al 100 per cento per frenare, mi sono ritrovato in una specie di sandwich e sono caduto. Ho trascinato con me un sacco di gente e spero che ora stiano tutti bene. Mi sono rialzato subito. E’ stata una scivolata piuttosto lunga, più lunga di qualsiasi scivolo sull’acqua che abbia mai fatto.
«Così ho provato a sollevare la bici, ma sopra c’era un corridore della Alpecin. Gli ho chiesto se stesse bene, ma lui deve aver pensato che volessi solo prendere la bici e continuava a dirmi che non riusciva a muoversi. Lui era bloccato, io ero stressato. E allora gli ho detto che forse, se avessi tolto la mia bici, sarebbe riuscito a muoversi. Per la mente mi sono passate un sacco di cose…».


Il capolavoro della UAE Emirates
Il suo recupero ha avuto del prodigioso, con la squadra che ha dimostrato perché abbia conquistato nelle ultime due stagioni il titolo di numero uno al mondo. La UAE Emirates ha affidato il suo campione alla scia di Brandon McNulty, che prima lo ha riportato in coda al gruppo, poi sulla Cipressa lo ha scortato fino alle prime posizioni. A quel punto l’americano ha ceduto il testimone a Del Toro e il messicano ha svolto perfettamente il suo compito. Ha rinunciato alla piccola possibilità di fare la sua corsa, ha accelerato e ha fatto il buco che Ganna e Van der Poel hanno faticato a chiudere.
«Ho visto subito Florian e Felix che mi aspettavano (Vermeersch e Grosschartner, ndr) – racconta Pogacar – e hanno fatto un lavoro incredibile per riportarmi in gruppo ai piedi della Cipressa e questo mi ha dato speranza. Ero pieno di adrenalina, quando ho visto Brandon che mi aspettava e mi ha riportato sui primi. La squadra mi ha dato tanta fiducia, anche via radio. Sono stati di un supporto incredibile, non potevo arrendermi e alla fine non ho speso troppe energie per rientrare».




Il lavoro dell’ammiraglia
Il direttore sportivo Andrei Hauptman, che già in passato qui a Sanremo ha dovuto fare i conti con scofitte e beffe, mima con buffe espressioni del viso il momento in cui il suo corridore è caduto. Come accade spesso nelle corse, ma come forse accade meno spesso con Pogacar, l’ammiraglia ha dovuto improvvisare una strategia di recupero inserendo nel ragionamento a tutti i parametri a sua disposizione. Dagli uomini ancora in corsa, alla distanza che mancava per l’inizio della Cipressa, fino ad una valutazione più attendibile dei postumi della caduta.
«Non c’era tanto tempo – racconta ai piedi del pullman accerchiato da decine di tifosi – guardavo quanto c’era fino alla Cipressa, quanto fossimo indietro. Sul momento Tadej ha detto di avere male al ginocchio, poi ci siamo messi subito nella posizione di fare il meglio possibile e la squadra ha reagito in modo perfetto. Prima Novak, Grosschartner e Vermeersch, poi Mcnulty l’ha riportato sotto. Non credo che gli servisse una caduta per essere determinato, ma certo ce l’ha messa davvero tutta.
«Qualche giorno fa gli ho detto che avrebbe vinto la Sanremo quando fosse partito senza essere il favorito e forse oggi dopo la caduta è stato un po’ così. Ieri sera nella riunione avevamo programmato tutto. Del Toro sapeva di poter anticipare sulla Cipressa per vedere come avrebbero reagito gli altri, però con la caduta è cambiato tutto».


La paura di perdere
Il finale è stato un frullatore di emozioni. C’era la voglia di staccare tutti e insieme la paura di finire nella stessa trappola dello scorso anno. Sulla Cipressa si è accorto che Van der Poel sembrasse meno brillante (anche l’olandese è finito a terra grazie a lui e aveva una mano insanguinata), ma Pidcock non aveva smorfie né cedimenti. E lentamente, dopo la botta di adrenalina successiva alla caduta, nella mente di Pogacar si è fatto largo il dubbio.
«Penso, sicuramente – ammette Pogacar – che sia stata una delle più grandi vittorie della mia carriera. Ho bisogno di dormire un po’ per smaltirla, non so molto di quello che è successo in finale. Ero al massimo e anche sprintare testa a testa contro Pidcock è stato anche folle. Ho dubitato fino al traguardo e anche dopo, non sapevo se ce l’avessi fatta. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per capire. Ho avuto paura di essere arrivato ancora una volta secondo.
«Quando mi sono ritrovato con Van der Poel e Pidcock sulla Cipressa, ho pensato: “Ok, prendo un altro podio e rimango deluso”. Poi ho pensato che avrei potuto provare sul Poggio, ma avrei avuto 50 possibilità su 100 di riuscirci. Potevo staccare Mathieu, ma non Pidcock, che è davvero in forma e ha un’ottima volata. Non sapevo se potevo batterlo, ma almeno sapevo che se fossi arrivato secondo, avrei migliorato il mio risultato rispetto agli anni scorsi (ride, ndr)».


Gli allenamenti con Bonifazio
Pidcock ha capito che non avrebbe potuto staccarlo in discesa, perché Pogacar ha dimostrato di conoscere troppo bene ogni curva e ogni pendenza della discesa. I tanti allenamenti dietro allo scooter di Bonifazio hanno dato i loro frutti, segno che uno come lui per vincere la Sanremo a modo suo – cioè con la forza – ha avuto bisogno di una cura quasi maniacale dei dettagli.
«Penso che finalmente – Pogacar ride di gusto – potrò smettere di venire ad allenarmi qui a Sanremo ogni settimana, per due volte a settimana E’ stato davvero difficile mentalmente venire su queste strade per tutto l’inverno. Mi ha aiutato molto il fatto che Florian Vermeersch sia venuto spesso con me e certo con Nicolò Bonifazio abbiamo fatto dei begli allenamenti.
«In pratica conosce questa corsa meglio di chiunque altro al mondo. Penso che averlo avuto come una sorta di mentore sia stato un grande vantaggio. Mi ha mostrato molti modi per migliorare in questa corsa. Sono grato di aver trovato un buon gruppo con cui allenarmi e che mi mostri anche tante piccole cose. Magari non sono stato perfetto, ma certo ero molto determinato.
«Venendo qui ogni volta, ho corso anche i miei rischi. Senza che nessuno si offenda, sulle strade italiane a volte il traffico è un po’ criminale. Ma stanno facendo dei bei tratti ciclabili, quindi forse tra qualche anno sarà davvero bello pedalare lungo la costa. Ribadisco che per questa gara serve molto impegno».


Fra goduria e nostalgia
Se ne va con un’ultima promessa sulla porta, felice come un bambino e desideroso di tornare sul pullman. Ogni volta che un suo compagno è salito a bordo dopo l’arrivo, dall’interno rimbombavano urli selvaggi: chissà che baccano faranno quando salirà lui.
«Sono così felice di aver vinto la Sanremo – saluta – che qualsiasi cosa verrà da adesso in avanti, andrà bene e non mi farò prendere dallo sconforto se qualcosa andasse storto. La forma è buona e andrò al Fiandre e alla Roubaix con una squadra forte. Andremo per vincerle entrambe, ci proveremo e non solo per me. Ho vinto la Sanremo, una delle gare più imprevedibili che abbia mai fatto, penso una delle più imprevedibili al mondo. Vincerla è stata un sollievo e in fondo, nonostante tutto, penso che tutto questo allenarmi per vincerla mi mancherà».