Il Turchino di Chiappucci. L’ultima volta che risultò decisivo

Il Turchino di Chiappucci. L’ultima volta che fu decisivo

20.03.2026
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E se Pogacar provasse l’attacco per aggiudicarsi la sua prima Classicissima già dal Turchino? L’ipotesi rimbalza in questi giorni di vigilia, in attesa della grande sfida sulle strade della Milano-Sanremo, una delle pochissime gare ancora tabù per lo sloveno che cerca la tattica migliore per dare scacco matto all’altro grande specialista, l’olandese Mathieu Van der Poel, il campione uscente.

Il Turchino era ritenuto una voltaun’asperità che poteva avere un peso nell’evoluzione della corsa, ma da molti anni è visto solo come uno degli “strappi di trasferimento”, utile magari per chi vuole mettere la testa fuori dal gruppo senza avere velleità di vittoria. Ultimo a sfruttarlo come trampolino di lancio fu Claudio Chiappucci nel 1991. Il Diablo non era davvero un cacciatore di classiche, il suo pane erano i Grandi Giri, ma quel giorno una concatenazione di eventi unita alla sua proverbiale inventiva favorirono il successo.

L'attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l'iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L’attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l’iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L'attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l'iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L’attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l’iridato provasse la soluzione da lontanissimo?

Riguardando quanto avvenuto con gli occhi della maturità, Chiappucci riconosce che fu qualcosa di anormale, attaccare su quella salita: «Il Turchino non è una grande salita, ma è un qualcosa che ha fatto la storia per la Milano Sanremo. Nei tempi moderni però – prosegue – ha perso quel valore tecnico. Per me fu importante perché lo cercai fortemente. Se fai l’azione lì è perché l’hai pensata, ti sei costruito una strategia, ma oggi sono cambiate tante cose».

Che cosa ha influito in particolare?

Una volta c’era il fattore sorpresa. Potevi cambiare il destino della corsa prendendo tutti in contropiede. Oggi ci sono gli auricolari, la televisione in diretta, insomma puoi tenere tutto sotto controllo.

Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Come ti venne l’idea di attaccare lì?

Era una giornata brutta, alla mattina in partenza c’era grande tensione perché il cielo era minaccioso. Così mi venne l’idea di attaccare e rendere la corsa dura se il clima avesse mantenuto quel che prometteva. Ma io pensavo alla discesa, era lì che sapevo di poter fare la differenza, quindi il mio attacco è stato più che altro nella discesa del Turchino.

La salita come fu?

La salita venne fatta velocissima, come se il traguardo fosse là, in modo da mettere tutti in fila indiana, in difficoltà. L’azione ne doveva mandare in crisi in tanti. E così fu.

L'altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura?
L’altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura? (foto climbbybike.com)
L'altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura?
L’altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura? (foto climbbybike.com)
Tu eri visto chiaramente come uomo da Grandi Giri, uomo da corse a tappe. Quel giorno partivi un po’ nascosto da questo punto di vista, ciò ti favorì?

Beh, nascosto relativamente perché sapevano che comunque avrei preparato una Sanremo di quel genere. Non sapevano esattamente come e dove sarebbe nata un’azione. L’attacco sul Turchino colse tutti di sorpresa, partendo un po’ più da lontano, più lontano del solito mio. Mancavano 140 chilometri, pioveva come mai, insomma pensarono che non ce l’avrei fatta.

C’è un punto caratteristico del Turchino, una curva particolare, un tratto con maggiore pendenza?

No, direi che è un po’ tutto l’insieme che la rende caratteristica, la salita insieme alla discesa, diciamo che nel complesso è abbastanza sinuosa. Se l’affronti normalmente non succede niente. Tutto sta a vedere se poi viene fuori la selezione, perché magari si fa veloce, magari succede in quel momento qualcosa che fa prendere un ritmo un po’ più forsennato.

Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, da affrontare con molta cautela
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, che immette sulla Riviera Ligure
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, da affrontare con molta cautela
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, che immette sulla Riviera Ligure
Considerando la salita anche al di fuori del discorso Sanremo, anche per chi l’affronta in maniera amatoriale, è più la salita o più la discesa da valutare con attenzione?

Sicuramente la discesa. E’ tortuosa, lunga, immagina se dovesse piovere, diventa ancora più difficile. Bisogna affrontarla con grande attenzione e serve molto manico, prudenza. E’ chiaro che in corsa, se ci fossero situazioni climatiche sfavorevoli, potrebbe ancora influire, non tanto sul decretare il vincitore, quanto sullo scremare la lista dei pretendenti al successo.

Considerando che la Sanremo, per sua stessa ammissione, è per Pogacar la corsa più difficile da interpretare strategicamente, potrebbe essere il Turchino un cambiamento nella sua strategia?

E’ una domanda difficile, perché per quanto lo sloveno abbia abituato a stupirci, non è una grande salita dove puoi staccare tutti così facilmente. Forse la discesa potrebbe fare qualcosa di più, ma siamo lontani, siamo tanto lontani. Sarebbe complicato anche per lui fare una notevole differenza.