Milano-Torino e poi Milano-Sanremo, la settimana che ci porta definitivamente ad assaporare la primavera e le grandi classiche del ciclismo si apre con una doppietta interessante e altrettanto impegnativa per Edoardo Zamperini. Quest’anno corre nel Team Cofidis e nonostante sia al primo anno tra i professionisti è già alle prese con un calendario interessante e stimolante (in apertura foto Florian Frison/DirectVelo).
«Ora sto bene, anche se qualche giorno fa, al Trofeo Laigueglia – spiega Zamperini – sono stato male, ho avuto un’indigestione la sera prima della corsa. Non sono riuscito a dormire e la mattina nemmeno ho fatto colazione, ho provato a partire ma dopo pochi chilometri sono stato costretto ad alzare bandiera bianca. Mi sono fermato qualche giorno, in via precauzionale, per poi ripartire con gli allenamenti in vista di Milano-Torino e Sanremo».


Novità e posizioni
Al termine di quello che è stato il suo quarto anno da under 23, corso con il devo team dell’Arkea B&B Hotels, Edoardo Zamperini ha trovato spazio in un altro team francese. Con la Cofidis, retrocessa da WorldTour a professional al termine del triennio 2023-2025, è passato professionista al termine di un cammino lungo e complicato.
«Sono davvero felice di essere qui – racconta ancora Zamperini – perché ho sentito subito molta fiducia nei miei confronti. In poco tempo ho trovato la mia posizione in squadra, che al momento è quella di dare supporto ai vari capitani in gara. Quando serve capire come si evolve la corsa, le tattiche e il percorso mi faccio trovare pronto».


Un bel biglietto da visita…
Siamo partiti bene già all’AlUla Tour, quando in tre tappe sono usciti altrettanti ventagli e tutte le volte mi sono fatto trovare nel primo gruppo. E’ stato un buon segnale, ho fatto capire che magari mi manca uno step a livello atletico, ma che tatticamente ci sono. Direi che è una parte fondamentale del ciclismo in realtà, soprattutto se sei chiamato a dare supporto ai compagni.
Sei in linea con quanto ci avevi detto questo inverno?
Assolutamente, la Cofidis mi ha preso perché ha riconosciuto queste mie capacità e mi sta dando fiducia facendomi lavorare nei momenti chiave della gara. E’ chiaro che il mio desiderio sia quello di migliorare atleticamente e crescere per guadagnarmi fiducia e posizioni all’interno del team, così da sfruttare qualche occasione.


Anche l’anno scorso eri passato dal Laigueglia, a un anno di distanza hai notato miglioramenti dopo una stagione in un devo team?
Nel 2025, in questo periodo, quando uscivo da corse a tappe di tre o quattro giorni sentivo una stanchezza maggiore rispetto ad adesso. Una crescita c’è stata, anche se quello con la formazione sviluppo dell’Arkea lo considero un anno a metà.
In che senso?
Ero in un devo team, ma ho fatto qualche gara con i pro’: una quindicina in tutta la stagione. Ora sono finalmente tra i grandi e posso dire che le cose sono diverse, non che l’anno scorso non sia cresciuto.
Ma ci sono delle differenze…
Certo. Vedo tanti neo professionisti, anche parlando con altri ragazzi in gruppo, che al primo anno fanno tanta fatica. Il vero step di crescita arriva con la seconda stagione, quando hai messo alle spalle un bel blocco di lavoro e di gare ad alti livelli. Per questo non ho fretta, la cosa importante era trovare il giusto feeling e la fiducia da parte del team.


Aver già corso in un team francese ha aiutato?
Dico sempre che l’inglese serve, però quando sei una formazione con un’impronta così evidente è importante sapere la lingua. Ti dà una marcia in più. Questo non significa che se non conosci la lingua del team non sarai mai leader, ma per integrarsi e sentirsi davvero parte della squadra è un aspetto importante.
Va bene il francese ma in squadra hai un diesse come Damiani, che è un grande riferimento…
Soprattutto per l’esperienza che ha con il team. Damiani è in Cofidis da nove anni, inoltre è sempre attento a noi corridori e alle nostre esigenze. Mi chiama due o tre volte a settimana e parliamo tanto, tornando al discorso della lingua direi che confrontarsi in italiano rende tutto più semplice.


Il metodo di lavoro è diverso?
Sono tornato ad allenarmi lavorando tanto sulle due soglie, aerobica e anaerobica. Sto curando molto anche le salite lunghe, aspetto che l’anno scorso avevamo accantonato. Mi piace, sento di stimolare aspetti e caratteristiche che sento più affini a me.
Emozionato per la Sanremo?
Tanto, è la prima Monumento della mia carriera e sono felicissimo di farla. Avrò il compito di scortare Aranburu fino ai piedi della Cipressa, tenendolo davanti, poi lì finisce il mio lavoro. Poi si tratta di arrivare a Sanremo, provando a fare del mio meglio.
Ci vediamo in via Roma allora?
Va bene, promesso!