L’ultima volata della Tirreno-Adriatico ci ha regalato la vittoria di Jonathan Milan, con una rimonta a velocità doppia al lato del gruppo guidato da Dylan Theuns. Una risposta alle prestazioni super di Mathieu Van Der Poel, Tadej Pogacar e Filippo Ganna. Il velocista della Lidl-Trek ha concluso una prima parte di stagione che lo lancia verso le Classiche etichettandolo come uno degli sprinter in ottima condizione, probabilmente quello più in forma del gruppo.


Ma come sono andate le prime volate di stagione, quali segnali ci sono arrivati? Lo abbiamo chiesto a Nicola Minali, ex velocista, vincitore di due Parigi-Tours, sette tappe alla Vuelta, tre tappe al Tour de France e due al Giro d’Italia. Minali oggi lavora con Dmt.
«Milan in questo inizio di stagione – dice Nicola Minali – ha dimostrato di essere al di sopra di tutti quanti gli altri velocisti e magari di poter fare anche qualche errorino. Credo sia una questione di meccanismi, anche perché la Lidl-Trek ha cambiato tanto nel treno delle volate (ce lo ha confermato anche Simone Consonni che il nuovo set ha bisogno di tempo per essere collaudato, ndr). Jonathan Milan ha una potenza fuori dal comune e per questo deve essere lanciato a grande velocità».


In questo inizio stagione in pochi gli tengono testa…
Praticamente nessuno, sempre che venga lanciato nel modo corretto. Poi quando si fanno tante volate è normale che ogni tanto si possa sbagliare, come quando mi trovavo a sprintare contro Mario Cipollini. Contro di lui riuscivo a inserirmi soltanto quando commetteva qualche errore e si contavano sulle dita di una mano.
Quella della velocità del lead out è una particolarità tecnica?
Fa tanto, soprattutto perché stilisticamente Milan pecca un po’ da un punto di vista di posizione in bici, anche se ci ha lavorato tanto e sta migliorando sempre di più. E’ difficile trovare le giuste misure in sella, soprattutto su un fisico così grande come il suo. D’altro canto ha una forza davvero impressionante, si vede che arriva dal mondo della pista.


Ha un punto debole?
Si vede che da giovane non ha mai fatto il velocista, che lo hanno portato a questo ruolo “tardi”. Rispetto a ragazzi che sono cresciuti con quell’impostazione paga dal punto di vista dello stile e tecnico. Poi però spinge sui pedali ed è imbattibile, quindi poche chiacchiere.
Altri nomi di spicco in questo inizio di stagione stanno facendo molta fatica…
Uno come Philipsen, ad esempio, non sta raccogliendo i risultati ma probabilmente sta arrivando con una condizione in costante crescita verso la Sanremo e le Classiche del Nord. Anche perché Philipsen ha dimostrato di poter vincere la Classica di Primavera (vinta nel 2024, ndr). Poi magari quest’anno Milan ci smentirà tutti, anche perché abbiamo visto che sta bene, la Tirreno lo ha dimostrato.


Che differenze ci sono tra i due?
Philipsen è un velocista atipico, a metà tra un corridore come Van Der Poel e Milan. Vince come facevano Zabel e Boonen. Mentre Milan è un velocista puro, potenza e watt da capogiro.
In questi mesi è spuntato anche Brennan, che alla Kuurne-Brussel-Kuurne ha fatto vedere di essere un passo avanti?
Ha fatto fuori i velocisti con una tattica non sorprendente ma che ha dimostrato il suo stato di forma (come detto da Pietro Mattio, ndr). Direi che sulle pietre si è distinto, facendo una prestazione di gran lunga superiore agli avversari. Anche lui appartiene alla categoria dei velocisti moderni, vince le volate in tappe piatte e allo stesso tempo riesce a tenere su percorsi molto impegnativi. Per la Sanremo è un profilo da non sottovalutare assolutamente.