Erano in 1.500 al funerale di Francesco Mazzoleni a Palazzago (in apertura, immagine Colleoni/L’Eco di Bergamo), ma già adesso, cinque giorni dopo, si è smesso di parlarne. Le notizie sono finite dietro quelle che incalzano e siamo tutti qui a scongiurare il prossimo incidente, quando ci batteremo nuovamente il petto e ripeteremo le solite frasi. Che cosa si sta facendo nel concreto perché la sicurezza sulle strade sia più di un luogo comune?
Ognuno ha la sua ricetta. La cultura nelle scuole è un bel punto di partenza, ma forse la paura di sanzioni ineluttabili è ben più efficace per chi è già adulto e si fa beffe di limiti e divieti. Detto questo, vogliamo evidenziare un altro capitolo nella disputa fra i due soggetti che guidano il ciclismo italiano e che, anziché collaborare come in una madison, preferiscono scattarsi in faccia: la Federazione ciclistica italiana e la Lega del ciclismo professionistico.
Nel nome della sicurezza, entrambe hanno lavorato a una proposta di riforma del Codice della strada. La prima lo ha fatto valendosi del contributo di esperienza di Federico Balconi e della sua Zerosbatti. La seconda con il supporto degli ex campioni di cui si è circondato il presidente Pella.


FCI: fra obblighi e divieti
Uno dei punti di partenza nell’impianto della FCI in tema di sicurezza è quello di dotare le strade di una cartellonistica che indichi la presenza di ciclisti e il rispetto a loro dovuto. La serie di indicazioni successive è frutto di buon senso ed esperienza.
I velocipedi possono percorrere la strada purché dotati delle luci anteriori e posteriori, che di giorno devono essere accese sempre ad intermittenza. Da mezz’ora prima del tramonto e fino a mezz’ora prima del sorgere del sole la luminosità deve essere fissa. Casco obbligatorio per tutti coloro che percorrono strade aperte al traffico: obbligatorio fino a 14 anni anche su piste ciclabili.
Divieto di sorpasso se non è possibile rispettare la distanza di 1,5 metri fra auto e bici. Divieto di sorpasso nelle zone 30. Divieto di sorpasso con presenza di ciclisti che percorrono la carreggiata opposta. Divieto di sorpasso a velocità superiore a quella di percorrenza della strada, ridotta di 20-30 chilometri orari (fanno eccezione le strade con limite di 50 orari, nelle quali è considerato valido tale limite). Durante il sorpasso il veicolo deve mantenere la distanza di sicurezza dal velocipede.
E’ consentito ai velocipedi la percorrenza parallela in coppia per aumentarne la visibilità. La percorrenza delle strade vede la possibilità di utilizzo di auto al seguito con funzione di assistenza nel pieno rispetto delle norme del Codice della Strada (ad ora infatti un’ammiraglia che segua un gruppo di ciclisti è passibile di sanzione).


Bike lane e motostaffette
Andando oltre e in riferimento al Codice della Strada, la Federazione chiede l’obbligo di realizzazione, in occasione del rifacimento delle strade o della costruzione di nuove, di spazi di ciclabili delimitati da strisce (come le bike lane in Trentino). Tali spazi ricavati dalla sede stradale, volendo raggiungere l’obiettivo della sicurezza e non restare imbrigliati in tecnicismi, possono essere realizzati al di fuori delle dimensioni previste per le piste ciclabili, ma non possono essere larghe meno di 80 cm-1 metro.
Tenendo un occhio alle gare, la Federazione propone anche la modifica dell’articolo 12 del Codice della Strada, quello che stabilisce quali sono i soggetti preposti a far rispettare l’ordine sulle strade. Si propone che le scorte tecniche, opportunamente formate, siano autorizzate a operare nell’ambito della gara in relazione a necessità strettamente funzionali e aggiuntive per la sicurezza. Se una motostaffetta impone a un’auto esterna alla corsa di fermarsi, quella si deve fermare: oggi spesso non accade.


Dispositivi di sicurezza
Infine, ugualmente restando fra le proposte della FCI, viene rivolto uno sguardo alle dotazioni degli automezzi, affinché non si senta più dire che il conducente non avesse visto la vittima.
Si chiede pertanto l’obbligo per i camion, autoarticolati, pullman, furgoni e per tutti i mezzi di lunghezza superiore a 5,5 metri di strumenti di rilevamento di velocipedi e pedoni sui lati, dietro e negli angoli morti. Si chiede anche che tali veicoli siano dotati di protezioni per gli spigoli e gli angoli che possano risultare pericolosi in caso di impatto.
Infine, la richiesta della FCI è che a partire dal 2028 tutti i nuovi veicoli a motore a tre o quattro ruote siano dotati di strumenti di rilevamento dei pedoni e dei velocipedi e prevedere l’adozione di sistemi automatici di frenata o correzione della guida che dovranno essere oggetto di omologazione da parte del Ministero.
Ferma restando la necessità che i ciclisti osservino le regole della strada e non si rendano protagonisti di manovre incaute, come le improvvise variazioni di linea quando ci si mette a leggere nel cellulare o a farsi una foto, quella della FCI suona come una proposta sensata e potenzialmente molto utile.


Lega, scorta e numero di telaio
E la Lega? Il presidente Pella ha già presentato una proposta di legge assieme ai deputati Deidda, Maccanti, Caroppo, Tirelli, Raimondo, Barbagallo, Iaria, Pastorella, Pastorino, Gadda e Manes.
In modifica all’articolo 9 del Codice della strada, che regolamenta lo svolgimento delle gare su strada, la proposta prevede la presenza di una scorta che possa garantire la sicurezza degli atleti in allenamento su strade aperte al traffico.
In modifica all’articolo 50 del Codice della strada, che descrive le caratteristiche dei velocipedi, si propone che dal primo gennaio 2026 essi siano dotati di un numero di identificazione sul telaio, annotato presso i registri della Direzione generale per la motorizzazione, con riferimento alle generalità dell’acquirente e degli eventuali successivi proprietari.


Doppia fila, casco e luci
Una seconda parte interviene sulla circolazione, prevista dall’articolo 182 del Codice della strada. Si propone che se la strada è larga abbastanza da consentire il sorpasso nel rispetto della distanza di 1,5 metri fra veicolo e bicicletta, i ciclisti possono procedere anche affiancati, in numero non superiore a due e in gruppi non superiori alle 10 unità.
Si richiede inoltre che i ciclisti che utilizzano pedali a sgancio siano obbligati a fare uso di un casco omologato, obbligatorio invece a prescindere per i minori di 14 anni. Inoltre deve essere sempre obbligatorio tenere accesa una luce di colore rosso – continua o intermittente – nella parte posteriore della bicicletta e una bianca nella parte anteriore.
Infine, si richiede che nelle prove di esame per il rilascio delle patenti di guida vengano inserita la conoscenza delle regole conduzione dei velocipedi, degli obblighi degli altri utenti della strada verso questi e verso le segnalazioni imposte dai soggetti abilitati al servizio di scorta tecnica.


Il lavoro condiviso
Perché due impianti diversi, se l’obiettivo è lo stesso? Lo scopo è risolvere il problema oppure suonare per primi la campanella? Pensiamo che ci sia un solo modo per fare le cose nel modo giusto e passa per il rispetto dei ruoli.
A nostro avviso, nonostante le criticità che annotiamo e che continueremo ad annotare, la titolarità per questo genere di proposte appartiene alla Federazione ciclistica italiana. Anche se questa alla serie di proposte dovrebbe aggiungere quella della sicurezza in gara: la morte di Giovanni Iannelli è stata archiviata con troppa disinvoltura. Si diventa credibili accertando le responsabilità in sede giudiziale e non imponendo l’oblio sperando che si smetta di parlarne.
La Lega può e deve collaborare, senza lanciarsi in fughe estemporanee. L’onorevole Pella potrebbe essere il portavoce di un lavoro condiviso, invece preferisce spesso recitare da solista. Peccato che nel frattempo i ciclisti continuino a morire e a chi li uccide – automobilisti, organizzatori e giudici – si consentano scappatoie al limite dell’indecenza.