Possiamo parlare senza ombra di dubbio di falsa partenza per alcune squadre. Visma-Lease a Bike, in parte Alpecin-Premier Tech (totalmente legata a Philipsen e Van der Poel), Soudal-Quick Step… squadroni che si aspettavano ben altro dalle prime corse di stagione. O molto meno di quanto ci si potesse attendere. Così come quando si parte con il piede giusto si innesca un circolo virtuoso, è facile che accada anche il contrario. E cioè che le cose vadano progressivamente peggio.
Aspetti del genere portano tensioni in squadra e di certo non facilitano le cose. Viene dunque da chiedersi come si gestiscano certe situazioni. Il quesito lo abbiamo posto a un direttore sportivo che ne sa come pochi e che oggi ricopre un ruolo super partes: Giuseppe Martinelli. In carriera ne ha viste di tutti i colori.


Dunque Giuseppe, quando tutto gira un po’ male come si fa a tenere la calma e il morale alto? C’è il rischio che saltino i nervi?
Ci sono squadre come quelle che avete menzionato voi, ma io metterei dentro anche la EF Pro Cycling, tanto per dire, anche se non è uno squadrone e credo non abbia ancora vinto. Visma, Lidl e compagnia bella secondo il mio punto di vista hanno anche altri progetti.
Ti riferisci a grandi classiche e Grandi Giri?
Esatto. Perciò il fatto che partano un po’ sotto tono potrebbe anche starci e magari fra quindici giorni parificano tutto. Così sotto tono invece crea un po’ di apprensione. Quando vedi che altre squadre vincono e tu non ci riesci ti chiedi se hai sbagliato qualcosa. Un po’ di soggezione nei confronti degli altri viene, ti sembra di essere inferiore. Oggi tutte le squadre cercano prestazione continua e competitività perché hanno tanti corridori vincenti. Una volta in una squadra quanti erano quelli che vincevano davvero? Cinque o sei… forse. Adesso i corridori buoni sono tanti, dieci, se non 15 per alcune squadre. In tanti possono vincere, ma non ci riescono. E’ inevitabile che un po’ di nervosismo si crea.
In questi casi chi viene messo per primo sotto accusa? Preparatore, atleta, diesse…
Un po’ tutti. Però oggi la figura predominante è sicuramente quella del preparatore, quello che paga di più a livello morale. Manager e direttori sportivi chiedono spiegazioni sul perché un corridore non abbia ancora trovato la condizione. Sotto accusa quindi finisce soprattutto il preparatore.


Tu sei stato in squadre gigantesche, ma l’Astana anche nei tempi d’oro, manteneva una certa familiarità. In corazzate come Visma o Ineos, dove si va avanti a mail e call, è più difficile uscire dalle tensioni?
Dipende sempre da che anima c’è nella squadra. Nell’Astana c’era un’anima italiana e molte cose venivano discusse tra di noi. Oggi ci sono tante email, conference call, messaggi… ma spesso rimane tutto lì dentro. Dopo chi prende in mano la situazione parla direttamente con il corridore. E sono sempre i soliti due o tre che lui ascolta davvero.
Un altro modo di comunicare e condividere…
Una volta si parlava tra di noi e poi ognuno parlava un po’ con tutti. Adesso nelle squadre ci sono tante stanze stagne: dieci corridori con un preparatore, altri con il nutrizionista, altri con altre figure. Chi parla davvero con tutti è difficile da individuare. E posso assicurarvi che non è il manager perché non ha tempo. Serve un’anima, ma è difficile trovarla: troppe teste viaggiano per conto loro.
Un po’ quello che è successo anche in Red Bull l’anno scorso. Alla fine alcune di queste teste pensanti sono state accompagnate, neanche troppo gentilmente, all’uscita…
Facciamo un conto: trenta corridori e quasi cento persone che lavorano per loro. Credo ci siano persone che non vedono alcuni membri del team per tutto l’anno. E’ facile che si crei una situazione così. Specie se le cose non vanno bene.


False partenze: partiamo dalla Visma-Lease a Bike. Tra addii, Simon Yates, fratture, Van Aert, e cadute, Vingegaard qualcosa non va. Cosa ne pensi?
In questo momento in quella squadra regna qualcosa di simile alla confusione. Quando mancano tre o quattro campioni si fa dura e il resto è subordinato alle loro vittorie. I successi di Laporte o Brenner sono flash isolati. Alla Visma manca la compattezza di qualche anno fa.
Eppure l’anno scorso ha vinto Giro e Vuelta…
Vero, ma non vedo più la Visma di una volta. Contro team come la UAE Emirates o anche la Lidl-Trek, che in certe giornate si dimostra un vero squadrone, la Visma sembra avere più problemi delle altre. E le sfortune spesso arrivano in successione. Tra le altre cose ho letto anche che stanno cercando un primo nome, un nuovo sponsor. Non credo abbiano problemi a trovarlo: dietro c’è una nazione come l’Olanda dove il ciclismo è uno status. Ma ai piani alti sicuramente non aiuta.
Un pensiero in più che offusca la serenità?
E’ così. Ripenso a quando in Astana due anni fa non trovavamo il bandolo della matassa con i punti e stavamo sempre a lottare in fondo. L’anno dopo siamo partiti bene ed è arrivata subito serenità.


Parliamo della Soudal-Quick Step invece. Giusto ieri è arrivata la seconda vittoria con Magnier. Ma loro hanno sempre vinto tantissime corse e sono in una fase post terremoto Remco. E’ momento di rifondazione per loro?
Più che dopo Remco direi dopo Lefevere, che nel bene o nel male indirizzava tutto. A volte sembrava spararla grossa, ma le sue parole non erano mai a vuoto. Patrick faceva uscire quello che voleva, anche se sul momento sembravano cavolate. E’ un passaggio di rifondazione. Hanno due velocisti forti, Magnier e Merlier, gente che da sola può fare 10-12 vittorie a stagione. Se già questi due sprinter fanno il loro, numericamente vincono tanto e sono okay. Ma non hanno un campione vero per le classiche, da Sanremo a Liegi. Serve un corridore pronto o aspettare che un giovane sbocci. Mentre finché c’è stato Lefevere lui riusciva a tamponare la situazione, anche tenendo Remco.
Infine la Ineos Grenadiers: come li vedi?
Secondo me gli inglesi hanno fatto buoni acquisti ed è tornato il loro vecchio manager, Dave Brailsford: piano piano risorgeranno. Hanno giovani e hanno già vinto qualcosina. Ma il punto è sempre quello: i migliori corridori sono concentrati in poche squadre ed è difficile vincere contro di loro o portarglieli via. Con Evenepoel, Pogacar, Van der Poel e altri due o tre è facile fare un ordine d’arrivo, ma difficilissimo batterli.