Passare dagli juniores alla Movistar Team Academy, la devo della squadra spagnola. Da qui allenarsi con i pro’ e qualche giorno dopo scoprire che i direttori sportivi ti hanno selezionato per la Vuelta a la Comunitat Valenciana. Tutto veloce, tutto reale: è successo a Daniele Forlin, classe 2007 da Abano Terme, Padova.
A Forlin abbiamo chiesto di raccontarci questo debutto. E come è andata anche prima di questa avventura. Nella corsa spagnola, dominata da Remco Evenepoel, Daniele era il più giovane al via. Un piccolo primato che infonde orgoglio e speranza.


Innanzitutto, Daniele, ti aspettavi che avresti esordito alla Valenciana o è qualcosa che è avvenuto all’ultimo minuto?
Nel primo programma delle gare che mi avevano dato, la Valenciana non c’era. Ma nel ritiro fatto a dicembre mi hanno comunicato che avevano preso questa decisione.
E tu?
Sono stato subito molto contento che mi dessero così tanta fiducia fin da subito. Ero anche un po’ preoccupato – ammette Forlin – perché era una gara molto dura e il livello degli iscritti era altissimo, mentre io non sapevo a che punto fossi rispetto agli altri. E rispetto a questo ciclismo.
Come mai ti hanno buttato nella mischia? Hanno visto che pedalavi bene in ritiro?
Non so, so che dopo i primi giorni in ritiro mi hanno detto: «Guarda Daniele che ti abbiamo inserito la Valenciana in calendario». Come ho detto, sono stato subito molto contento ed è stata una bellissima esperienza. L’ho detto a casa e mamma e papà sono stati subito felici. Tanto che poi sono venuti a vedermi insieme a mia sorella. Diciamo che ne hanno approfittato per fare una gita a Valencia.
Raccontaci del primo giorno che sei andato al foglio firma o quando hai visto i grandi…
In realtà tutto è cominciato anche prima. Io sono partito dall’aeroporto di Venezia e lì ho trovato subito Fabio Baldato, il direttore sportivo della UAE Team Emirates. Poi altro staff di altre squadre. All’uscita dall’aeroporto di Valencia c’erano subito 3-4 ammiraglie di squadre WorldTour, la macchina della Movistar Team che mi stava aspettando. E in hotel ho visto tutti i camion… E’ stato uno strano effetto. E’ stato come essere catapultato in un mondo così grande che fino all’anno scorso vedevo solo in televisione e ora ci ero dentro.


E in corsa come è andata? I ritmi erano veramente impossibili o tutto sommato ci si può ragionare?
Le gare sono molto più gestite rispetto a quelle juniores. Magari si parte forte, ma dopo che va via la fuga c’è un attimo di respiro. Le squadre controllano. Certo, in salita quando aprono il gas c’è poco da fare… ancora. Però in generale mi sono trovato bene.
C’è stato qualcuno dei tuoi compagni a cui ti sei un po’ più appoggiato, che ti doveva aiutare?
Mi hanno messo in stanza con Nelson Oliveira, un corridore molto esperto da cui si può imparare moltissimo. Anche in gara cercavo sempre di seguirlo e lui mi dava qualche consiglio su come muovermi. Anche per il posizionamento.
C’è stato qualcosa che ti ha colpito proprio di questi posizionamenti?
Di solito prendevamo posizione e mi diceva: «Mettiti qua. Stai dietro a una certa squadra». Io rimanevo lì e tenevo la posizione per tutti. Per esempio, nella prima tappa c’era una lieve discesa, quindi curva a destra e dopo iniziava uno strappetto di circa 200 metri. Tutti hanno cominciato a frenare prima, io però non volevo frenare perché volevo avere velocità per fare questo strappo senza fatica. E allora in una curva ho superato tutta la squadra che avevo davanti, ma senza malizia. Subito mi hanno richiamato in radio per ritornare al posto.
Invece la tappa in salita come è andata?
Sono riuscito ad aiutare Iván Romeo, che era il nostro capitano. Abbiamo preso la salita più lunga in buona posizione. Ho cercato di difendermi, non ho neanche perso troppo in quella salita, solo che dopo mi sono ritrovato nel mezzo tra il gruppo davanti e il gruppetto dei velocisti, dietro. Alla fine ho atteso loro perché non aveva senso continuare restando nel mezzo. Però devo dire che anche come ritmo mi sono trovato bene, non ho sofferto particolarmente.


Nella nostra penultima intervista ci avevi parlato della salita: ora che l’hai saggiata con i pro’, ritieni che sia sempre quella la tua caratteristica, quella su cui insistere, oppure ti è venuto qualche dubbio?
In salita il ritmo per i professionisti è altissimo. Penso comunque di difendermi bene, ma non sono uno scalatore puro. Magari mi vedo meglio nelle gare dure e un po’ mosse, ma non con salite estreme o troppo lunghe.
E allora, per farci capire la somiglianza tecnica, per conoscerti e non per fare paragoni sia chiaro, a quale corridore ti accosteresti?
Difficile da dire, anche perché vorrei evitare paragoni eccessivi. Io mi sento più un passista che tiene. Mi viene in mente un Tim Wellens.
Daniele Forlin, il più giovane alla Valenciana, fra Remco, Almeida, Pellizzari… ci sarai capitato fianco a fianco: com’è andata?
Devo dire che mi hanno colpito tutti. Anche Mads Pedersen. Nella prima tappa eravamo là davanti e lui ha provato ad andare in fuga. Io gli ero a ruota e l’ho seguito. Poi vabbé non ci hanno lasciato andare. Ma è stato uno spettacolo: Evenepoel, Joao Almeida… ogni tanto ti giravi e loro erano lì.
E con Pellizzari, giovane e italiano anche lui ci hai parlato, lo conoscevi?
No, sinceramente non lo conoscevo e non ho avuto occasione di parlarci… purtroppo.


Daniele, noi abbiamo parlato della Valenciana, ma poi hai fatto anche un’altra corsa con i pro’ in Portogallo: è stata una conseguenza della buona prestazione alla Valenciana o era stata decisa in precedenza?
No, era programmata. Anche se era una gara di un giorno è stata molto dura. C’erano tante salite brevi ma impegnative. Tra l’altro dopo una sessantina di chilometri ho anche forato: sono entrato in una buca e ho bucato entrambe le ruote. Era un momento in cui si stava andando forte, ho fatto un grande sforzo per rientrare e da lì ho sofferto fino all’arrivo. Però sono riuscito a finirla, quindi sono abbastanza contento.
Quando rivedremo in gruppo Daniele Forlin?
Ora sono a casa ad allenarmi per un mese e mezzo, quindi fino a fine marzo. A quel punto farò la Settimana Coppi e Bartali, ma con il devo team. A seguire ci saranno le gare under 23, tra cui la Liegi e il Giro Next Gen.
Chi è il tuo preparatore?
Mi segue Víctor de la Calle, che è il preparatore della Movistar. Con lui non ho cambiato molto, a dire il vero. Quest’inverno ho aumentato soprattutto il volume, mentre i lavori sono rimasti più o meno quelli.