Campionati del mondo juniores, Kigali 2025, partenza

Juniores, l’anomalia italiana fra punti, tasse e tricolori

04.02.2026
6 min
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«Perché questa regola c’è solo in Italia? Perché solo in Italia si pagano i punteggi?». Il secondo giorno di lavoro dei team juniores è pieno di domande. Da un lato Mantovanelli che l’ha indetto, dall’altro i direttori sportivi e i dirigenti delle squadre più in vista. Questa volta si approfondiscono i temi sollevati nella riunione precedente.

Lo scopo dei lavori è infatti affrontare le questioni più spinose, che rendono complicata e costosa la vita delle società. Ascoltare è un bell’esercizio per cogliere le sfumature più disparate e anche qualche tendenza non sempre condivisibile. Però le questioni ci sono ed è giusto prendere nota, tenendo sempre a mente che lo scopo della categoria juniores è produrre i professionisti di domani.

L’obiettivo di tanto ragionare, come già detto nell’articolo precedente, è quello di comporre il quadro delle problematiche della categoria e le possibili soluzioni, con il quale sedersi a un tavolo con la Struttura Tecnica Federale, sperando di trovare disponibilità al ragionamento.

Lo scopo del tavolo di lavoro degli juniores è arrivare a un confronto con la FCI: prima con il STF e poi con il presidente Dagnoni
Lo scopo del tavolo di lavoro degli juniores è arrivare a un confronto con la FCI: prima con il STF e poi con il presidente Dagnoni

Punti e Comitati regionali

Dicono più volte che sia assurdo dover pagare i Comitati regionali quando un corridore si trasferisce. Ormai gli juniores corrono su base nazionale e quindi deve esserci libertà di spostamento. Al massimo, se c’è da pagare per il talento di primo anno, è giusto dare dei soldi alla società di allievi che l’ha cresciuto, sostenendo così il vivaio.

La casistica è varia. Il Team Giorgi fece la doppia filiazione in Liguria, perché ancora per gli juniores c’era il vincolo regionale, e prese Giaimi, Privitera e Cozzani. L’anno dopo il vincolo fu tolto e furono costretti a pagare circa 12 mila euro al Comitato ligure per dei corridori che erano già tesserati con loro.

Poi c’è il Team Tiepolo, che è diventato devo team U19 della NSN Cycling, e per prendere 5 corridori stranieri ha dovuto affiliarsi in Austria, dove al pari del resto d’Europa non ci sono vincoli sul tesseramento di stranieri. Il prezzo per prendere i 10 italiani non è di poco conto, mentre per Davide Frigo consegnato alla Ineos, la squadra non percepirà un solo euro. Dovrebbero averne 4.500, ma la squadra britannica non avrebbe intenzione di pagare perché nessun’altra nazione al mondo lo richiede.

La battaglia è contro i budget faraonici dei team stranieri, avendo tuttavia sponsor meno potenti e un sistema di tassazione che altrove non esiste. Uno dei temi sul tavolo è sicuramente quello di riuscire a ridurre i costi: per questo la tassa da versare al Comitato regionale in base ai punti degli atleti risulta indigesta. Soprattutto quando si deve pagare per i punti raccolti in corse di scarso spessore.

I Comitati regionali dicono di investire nel settore giovanile, ma le società dicono di non sapere come questi soldi vengano effettivamente spesi: se per l’attività dei giovanissimi o per gare di allievi. Se si tratta di un contributo insostituibile, bisogna anche che si dica a cosa sono destinati i soldi raccolti.

Il compianto Privitera, il ds Leone Malaga e Giaimi: per il secondo anno da juniores fu pagato una somma sostanziosa al Comitato ligure
Il compianto Privitera, il ds Leone Malaga e Giaimi: per il secondo anno da juniores fu pagato una somma sostanziosa al Comitato ligure

Le rappresentative regionali

Strettamente connesso al discorso dei punti, c’è quello delle rappresentative regionali: soprattutto in riferimento al campionato italiano. E’ evidente che lo sponsor voglia la foto a braccia alzate col proprio nome, ma cambiando si finisce dritti contro le prerogative dei Comitati regionali. Anche in Francia si corrono i nazionali con la maglia regionale, ma i criteri sono differenti.

In passato si correva con la maglia della regione in cui era affiliata la squadra. Oggi l’atleta indossa la maglia della regione in cui risiede. Perché la Lombardia può partecipare al campionato italiano juniores con 28 corridori e il Friuli ne ha solo 6? Ogni regione – dicono – dovrebbe andare con lo stesso numero di corridori mettendo tutti nelle stesse condizioni. Altrimenti può capitare che compagni di squadra si trovino a correre contro e la corsa ne risulti falsata. Se ho un compagno di squadra che nel giorno del tricolore è in fuga con la maglia di un’altra regione, siamo certi che lo inseguirò?

Pare che Fabrizio Bontempi, presidente della Commissione Strada-Pista, abbia detto a qualcuno dei presenti che la FCI non avrebbe nulla in contrario a correre il tricolore con le maglie dei club: l’opposizione verrebbe dai Comitati regionali. Probabilmente quelli più piccoli, che nel campionato italiano vedono la loro ragione di esistere. Veneto e Lombardia si sarebbero pronunciati a favore del cambiamento.

Al campionato italiano juniores, dicono, deve andarci chi può essere competitivo e non chi deve fare esperienza: quella si fa durante la stagione (su questo non siamo molto d’accordo, l’esperienza della gara titolata la costruisci nella gara titolata). Più elasticità sembra possa esserci per il Giro della Lunigiana, dato che ci si confronta con le nazionali straniere. Ma qui il grosso scoglio sono i tecnici regionali, che a detta dei più non sono in totale sintonia con le squadre.

Una gara del genere va preparata e se loro fanno le selezioni sulla base dei risultati dei 15 giorni precedenti, chiunque abbia scelto un avvicinamento ragionato, non viene considerato. In quel caso il danno è doppio: la società non l’ha avuto a disposizione e poi non lo vedrà al Lunigiana.

L’obiettivo dei team juniores è che ai campionati italiani i corridori indossino le maglie delle squadre (foto FCI)
L’obiettivo dei team juniores è che ai campionati italiani i corridori indossino le maglie delle squadre (foto FCI)

Limite per i primi anni

Il limite di tre atleti di primo anno che a luglio abbiano collezionato più di 20 punti è un altro degli aspetti meno graditi. Si suppone che la regola sia stata scritta per favorire la distribuzione degli allievi migliori fra più squadre, ma a detta dei presenti questa è una logica superata.

Chiaramente chi ha più mezzi sarebbe ben contento di fare incetta di corridori ed è altrettanto chiaro che le squadre più piccole non saranno d’accordo. Sono i corridori però a preferire le grandi squadre, in cui trovano i mezzi per crescere meglio. Se vai con quelli forti, ripetono, diventi forte o comunque migliori. Esiste un modo per dare libertà e insieme impedire che i più forti stritolino il movimento? Si può e la proposta, particolarmente acuta, viene annotata.

Sloveni alla firma ai mondiali juniores di Kigali: perché le regole italiane non sono conformi a quelle europee?
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Il vincolo nazionale

Si può impedire che dopo il primo anno un corridore venga portato via, come è successo con Solavaggione, finito al Cannibal Team quando magari gli sarebbe piaciuto restare con Leone Malaga al Team Junior Guerrini Senaghese?

Si sussurra che basterebbe avere un vincolo a livello nazionale oppure la possibilità di inserire sulla tessera italiana il nome della seconda società, ovviamente straniera, con cui il corridore potrebbe fare attività all’estero. Pare che Valjavec avesse la tessera della federazione slovena, ma sull’altro lato riportasse il nome della squadra italiana con cui il ragazzo correva. Tornare a quel sistema permetterebbe a chi ha desiderio di fare attività all’estero, mantenendo l’atleta nella squadra che l’ha scoperto.

La sintesi perfetta arriva dopo quasi due ore di ragionamenti. Non basterebbe adeguarsi a quello che fa tutta l’Europa? Il problema – dicono – siamo noi con i nostri regolamenti così contorti. Se ci adeguassimo a quelli UCI e a ciò che viene fatto in Europa, non avremmo problemi. Sarebbe la scelta che taglia la testa al toro. Le regole dell’UCI per tutti, senza le tante eccezioni italiane e le infinite interpretazioni del regolamento. Sedersi a un tavolo è ritenuto quantomai necessario. Intanto però il viaggio continua e i nodi da sciogliere sono ancora molti.