Tra i vari team professional c’è anche la Novo Nordisk, la squadra la cui mission non è solo quella sportiva, ma anche divulgativa attorno allo sport di elite per atleti con diabete. Ma è una squadra a tutti gli effetti, inserita stabilmente nel ciclismo che conta (in apertura foto Novo Nordisk-Facebook). Una formazione che ha tra i suoi direttori sportivi Massimo Podenzana. E proprio a lui abbiamo chiesto che aria tiri in casa americana.
Abbiamo ficcanasato nel clan a stelle e strisce: 21 corridori, sei dei quali italiani. Più il devo team. L’ultimo di quei 21 corridori ad aggiungersi alla lista è un super giovane: Donovan Mackie, australiano classe 2007, un passista dal curriculum non eccelso, ma che ha colpito tantissimo il team manager Vassili Davidenko dopo il Talent ID Camp, che si è tenuto giusto in Italia la scorsa estate. Tra gli juniores era stato tra i migliori nella sua Nazione e l’hanno scorso, al primo anno tra gli U23, ha conquistato in Europa quattro corse, tra cui Kooigem e Torhout-Rozveld, entrambe in Belgio


Dunque, Massimo, che aria tira nella Novo Nordisk?
Sin qui ci siamo riuniti a novembre, però quello era un ritiro che facevamo più che altro per realizzare video, foto e materiale di comunicazione. Ora, a gennaio, è il primo vero ritiro tecnico che facciamo, il primo dedicato all’allenamento. Questo ovviamente non significa che non seguiamo i ragazzi durante l’anno.
Anche altri team hanno saltato il ritiro di dicembre: come stanno i vostri atleti?
Posso dire che al momento sono tutti abbastanza preparati. A parte un paio, sono ragazzi giovani e quindi cerchiamo di lavorare al meglio per poterci far notare nelle corse.


Il vostro è anche un progetto divulgativo: ma restiamo sul tecnico. Noti una crescita?
C’è voglia di crescere anche sotto quell’aspetto. Ammetto che mi è dispiaciuto vedere andare via Matyas Kopecky, che l’anno scorso ha fatto ottimi piazzamenti ed è passato alla Unibet. Con lui abbiamo lavorato bene, perché oltre alla Unibet l’avevano cercato anche altre squadre. Kopecky ha voluto fare il salto perché in quel team ha la possibilità di disputare corse come il Fiandre e la Roubaix, che sono molto adatte a lui. Se da una parte mi dispiace, dall’altra è una soddisfazione essere riusciti a portare un atleta con diabete a certi livelli e in squadre così importanti.
Quest’anno da chi ti aspetti qualcosa in più?
Abbiamo Filippo Ridolfo, un ragazzo giovane sul quale puntiamo molto. Ha 24 anni, ma è cresciuto parecchio negli ultimi due e il 2026 per noi dovrebbe essere la stagione della consacrazione. E’ un passista veloce, un combattente, uno che non ha paura di andare in fuga. E poi ce ne sono altri che possono fare bene, come Andrea Peron che è molto costante e serio.


Avete protocolli diversi durante i ritiri per la gestione del diabete?
No, tutto molto allineato agli altri team. Certo, sia nei ritiri sia nelle gare abbiamo sempre con noi i medici. E’ importante averli per controllare i valori, ascoltare i ragazzi e intervenire se necessario. Però i nostri atleti fanno una vita assolutamente normale.
Parliamo di calendario: quali corse farete?
Iniziamo con la Volta a la Comunitat Valenciana, poi faremo una gara a tappe in Francia, il Tour de Provence. Successivamente se arriverà l’invito, ma sembrerebbe di sì, saremo al Giro di Sardegna. In Italia dovremmo correre parecchio, un po’ più rispetto agli ultimi anni.


Dal punto di vista dei materiali ci sono novità?
Tutto confermato, a partire dalle bici: abbiamo sempre Argon 18 e anche gli altri materiali sono rimasti invariati. Lo stesso posso dire dello staff tecnico: siamo soprattutto io e Gennady Mikhaylov i tecnici di riferimento. Una cosa però è cambiata.
Ovvero?
Abbiamo cambiato la location del ritiro. Andiamo ad Alicante: di solito pensavamo ad Altea, però quest’anno abbiamo deciso di tornare un po’ più a sud. Eravamo già stati da quelle parti nel primo ritiro di diversi anni fa. La logistica è molto comoda, perché l’aeroporto di Alicante è davvero vicino, e i percorsi sono meno trafficati. Rispetto ad Altea e Calpe bisogna spostarsi un po’ più all’interno per trovare le salite, ma il clima è ideale: anche in questi giorni ci sono 17-18 gradi e ci si allena alla grande.