Nevegal

Anche per le donne la crono a Nevegal. L’analisi (e i dati) di Pinotti

10.01.2026
6 min
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Iniziamo a guardare avanti, ai grandi appuntamenti della stagione. Un momento cruciale del prossimo anno, e certamente del prossimo Giro d’Italia Women, sarà il 2 giugno, quando si affronterà la Belluno – Nevegal, tappa a cronometro individuale in salita. Insomma, una vera cronoscalata di 12,7 chilometri.

Una cronoscalata che in qualche modo non è una novità. E sì, perché fu affrontata, per filo e per segno, dai colleghi uomini nel Giro d’Italia del 2011, quello dominato da Alberto Contador (anche se quel successo finì a Scarponi per la squalifica dello spagnolo). Fatto sta che quel giorno vinse lui e al settimo posto si piazzò Marco Pinotti. Oggi il bergamasco è coach della Jayco-AlUla e al Giro Women avrà una delle atlete che meglio si adatta a questa frazione: Monica Trinca Colonel. Ma al netto della valtellinese, con Pinotti andiamo a scoprire questa crono. Cosa riserverà. Con quale bici si affronterà. Quali distacchi aspettarci.

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Marco Pinotti in azione quel 24 maggio 2011 sulle rampe del Nevegal. Si può notare la maglia tricolore di specialità e la bici da strada
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Marco Pinotti in azione quel 24 maggio 2011 sulle rampe del Nevegal. Si può notare la maglia tricolore di specialità e la bici da strada
Marco, prima di tutto: cosa ricordi di quel giorno al Nevegal?

Eh – ride Pinotti – me la ricordo bene: una gran fatica! Mi ricordo che noi venivamo dalla tappa incredibile del Gardeccia, la più dura che abbia mai fatto. Dunque c’era un gruppo abbastanza stanco per quella tappa e io ero uno di quelli. Però il giorno prima c’era stato il riposo e questo mi aiutò molto. Per me fu un Giro un po’ contraddittorio: ero partito bene riuscendo a stare nei primi dieci in classifica, poi proprio verso il Gardeccia avevo un po’ mollato, ma giusto quella crono mi ridiede morale… per provare a vincere poi la tappa di San Pellegrino (fu secondo dietro a Capecchi, ndr), che mi consentì di rientrare in classifica..

Che crono è?

E’ una crono veloce nella prima parte: c’è una discesa uscendo da Belluno. Poi c’è un pezzo duro attorno al terzo chilometro, poi ancora un breve tratto rapido e infine è tutta salita. Quindi va gestita bene nella prima parte. La porzione in salita inizia subito con il tratto più duro: 4,4 chilometri al 10 per cento. L’ultimo chilometro e mezzo è invece più rapido.

Non è una cronoscalata secca, insomma?

Lo è, ma nel complesso resta una crono veloce. Non ricordo fosse particolarmente tecnica. Ricordo invece che utilizzammo praticamente tutti la bici da strada e credo che anche il prossimo giugno, con le ragazze, faremo la stessa scelta. E’ una crono per fare alti numeri perché è a bassa quota e si presta a spingere. Bisogna solo stare attenti a gestire la prima parte.

Il profilo della 4ª tappa del prossimo Giro Women: la cronometro individuale Belluno – Nevegal di 12,7 km
Il profilo della 4ª tappa del prossimo Giro Women: la cronometro individuale Belluno – Nevegal di 12,7 km
Sarà un po’ più dura per le ragazze?

Sì, sicuramente. Sarà una crono, secondo me, superiore ai 35 minuti per loro. Noi la facemmo in 29 minuti (Contador vinse con 28’55”). Per me è fondamentale la gestione, perché non è tutta in salita e perché sono pendenze che invitano a spingere il rapporto. Sono pendenze tra l’8 e il 10 per cento, costanti. Però le donne non hanno la forza degli uomini, capito?

Visto che hai parlato di gestione, quale passo si imposta?

Bisogna partire controllati, perché nella prima parte bisogna anche guidare bene la bici, ma senza esagerare nei rischi. Alla fine il tempo lo si fa nella seconda metà, quella in salita, quella dal chilometro 5 in poi. Nella prima parte puoi lasciare qualcosina, ma sarebbero comunque pochi secondi. Devi cercare di stare sotto soglia, ma senza addormentarti. Ipotizzo una prima parte che può durare sugli 8 minuti e poi ti aspettano 25-27 minuti di salita vera e propria. Quindi la prima parte è quasi un warm-up. E poi servono energie per il finale.

Perché?

Perché gli ultimi 1.500-1.700 metri sono più facili. Non dico in falsopiano, ma lì è fondamentale fare velocità.

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Marlene Reusser, fortissima a crono e dallo scorso anno anche in salita, sembra essere la favorita per la crono del Nevegal. Ma per Pinotti può andare bene anche un peso più leggero
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Marlene Reusser, fortissima a crono e dallo scorso anno anche in salita, sembra essere la favorita per la crono del Nevegal. Ma per Pinotti può andare bene anche un peso più leggero
Snocciolando un po’ di nomi: questa crono è adatta a chi?

Potenzialmente a Marlen Reusser, però attenzione: la salita è ripida. Forse anche un’atleta più leggera può darle fastidio. La Vollering, secondo me, sarebbe favorita su di lei.

Prima hai accennato al fatto che si userà la bici da strada. Con che setup?

Non molti accorgimenti: va bene la bici da strada con un set di ruote veloci. Le nostre bici (Giant, ndr) in Jayco-AlUla sono comunque intorno ai 6,8 chili con ruote alte. Pertanto non bisogna andare alla ricerca di ruote superleggere, ma di ruote veloci, che agevolino la prima parte, più orientata all’aerodinamica.

Rapporti?

Doppia corona sicuramente. L’unico accorgimento, pensando ai primi 5 chilometri, potrebbe essere avere delle protesi, però non so quanto convenga, perché aggiungeresti peso e poi i manubri di oggi sono abbastanza stretti. E poi quanto realmente staresti in posizione? Perché qualche curva c’è. Con delle protesi potresti guadagnare 6-7 secondi in quei primi 5 chilometri.

Escluderesti il cambio bici da crono a bici da strada?

Assolutamente sì. Anche se dura più di mezz’ora è comunque una crono “corta” ed esplosiva. E poi non dimentichiamo che nella prima parte c’è anche uno strappo di quasi un chilometro al 5 per cento, dove la bici da crono non dà alcun vantaggio… specie se poi devi anche fermarti a cambiarla e riprendere il ritmo. Il cambio ti costa 15 secondi, c’è il rischio di nervosismo… No: niente cambio.

Marco, farete un sopralluogo con Trinca Colonel?

E’ da valutare in base agli impegni tra gare e ritiri. Magari non mandiamo l’atleta, però qualcuno spero di mandarlo. Magari riesco ad andarci io di persona.

Quindi è una crono che strizza l’occhio più alle scalatrici che alle specialiste dell’orologio?

Sì, sicuramente. La divisione temporale tra la parte bassa e quella in salita favorisce quest’ultima. Nonostante il mio pacing, che in qualche modo fu perfetto per fare settimo, finii a 58 secondi da Contador. Vuol dire che sbagliai poco, per uno che non era uno scalatore puro. Se riprendo il file di quel giorno, noto che c’erano 30 gradi, e questo caldo potrebbe incidere. Noto anche che nei primi 5 chilometri feci 39,5 di media: questo conferma che sono veloci ma non del tutto piatti. Nello strappo al 5 per cento feci 30 di media, mentre nel tratto in discesa 47,6. Altri segmenti erano a 40 all’ora con pendenza al 2 per cento.

Dati che ci aiutano a capire come non sia tutta salita, ma nemmeno ideale per una bici da crono da cambiare in corsa.

Esatto. Il tratto di salita più duro, quello centrale, lo affrontai quasi sempre a 18 all’ora. Salita vera.