Pinarello-Q36.5 2026, Matteo Moschetti

Da Scott a Pinarello, l’anno nuovo di Moschetti

08.01.2026
7 min
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Una decina di nuovi corridori. Facce nuove nel team performance. Soluzioni inedite come (per alcuni) l’altura in Cile. E anche le nuove bici Pinarello – il brand veneto è anche primo nome della squadra – al posto delle Scott che la Q36.5 ha usato negli ultimi tre anni. Quando un corridore si trova al centro di tanti cambiamenti, si capisce che voglia innanzitutto prendere le misure. Così almeno è stato per Matteo Moschetti, il velocista del team, uscito da un 2025 con quattro vittorie e una serie di podi da mangiarsi le mani: quello della tappa di Roma al Giro su tutti.

Il debutto del Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team è fissato per l’AlUla Tour che parte il 27 gennaio e nel frattempo Moschetti inizia a essere stanco di allenarsi. Quand’è così e nelle gambe c’è voglia di correre, vuol dire che si è lavorato bene e si ha voglia di mettersi alla prova. E di mettere alla prova anche la nuova Pinarello con cui il team svizzero correrà da quest’anno.

«Comincio con lo spirito di tutti gli anni – sorride Moschetti – con la voglia di partire bene, che per tutti i corridori è importante e per un velocista lo è di più. All’inizio della stagione ci sono gare adatte, vengo da una buona stagione in cui le cose sono filate lisce, quindi ho insieme fiducia e voglia di migliorarmi».

In squadra si percepisce l’aria di novità?

Il nucleo principale è rimasto la stesso, però sono arrivati dieci o undici corridori nuovi e parte dello staff. E’ sotto gli occhi di tutti che la squadra si sia ingrandita parecchio, faremo molte più corse, avremo molti più obiettivi. Per cui era necessario crescere e direi che lo abbiamo fatto.

Fra le novità c’è anche il ritiro in Cile del gruppo Pidcock…

Pensavo non dovesse venire fuori, invece vedo che se ne parla. In realtà si era ipotizzato di fare questo camp già l’anno scorso, ma era sembrato quasi impensabile. Questa volta invece si sono organizzati bene. Alla base c’è stata l’intuizione di Ben Ronnestad, un preparatore norvegese che negli anni scorsi ha collaborato anche con la Visma. Lui sostanzialmente è un fisiologo e anche professore all’università di Lillehammer. Se non sbaglio l’idea è partita da lui, perché ha lavorato con un corridore cileno di mountain bike. Stavano cercando il luogo per un lungo ritiro in altura ed evidentemente hanno valutato che ne valesse la pena.

Il 2026 sarà soprattutto l’anno di Pinarello, che alla squadra dà il nome e le bici. Come è stato il cambiamento per Moschetti da Scott alla nuova bici?

Voglio fare una premessa: pedalavo da tre anni con la stessa bicicletta e quasi sempre con le stesse misure. Per cui non è mai facile cambiare, il corpo si abitua. Quindi mi sono chiesto a lungo se sarei riuscito a ritrovare una buona posizione come l’avevo con la Scott, che ringrazio perché sono stati tre anni veramente belli. La Foil è stata una bicicletta che ho apprezzato tantissimo. In ogni caso abbiamo affrontato questo cambio importante e il primo obiettivo è stato ritrovare la posizione giusta.

Il Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team si ritroverà da domani in Spagna per l'ultimo ritiro prima di partire
Il Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team si ritroverà da domani in Spagna per l’ultimo ritiro prima di partire: ci sarà anche Moschetti
Il Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team si ritroverà da domani in Spagna per l'ultimo ritiro prima di partire
Il Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team si ritroverà da domani in Spagna per l’ultimo ritiro prima di partire: ci sarà anche Moschetti
Ci sei riuscito?

Adesso dico di sì, ma all’inizio non è stato facile. La prima differenza grande è geometrica e di conseguenza estetica, prima ancora di salire in bicicletta. La Scott è molto squadrata, molto dritta, invece Pinarello ha il suo marchio di fabbrica nelle linee più curve. Sono riuscito a trovare la posizione grazie a un attacco manubrio che hanno prodotto proprio per me e mi è arrivato poco prima di Natale

Che cos’ha di particolare?

Hanno fatto un manubrio integrato largo 44 e con l’attacco da 150 mm. Il telaio della Pinarello è leggermente più corto di quello della Scott, su cui usavo un attacco da 140 mm. In realtà ho scelto il 150 perché quando in volata metto le mani nella parte bassa della piega, trovo la posizione migliore. L’hanno fatto bello rigido, secondo me è ancora più rigido di quello che avevo prima. L’ho fatto montare una decina di giorni fa e mi sto trovando bene.

Hai provato la Pinarello in qualche volata al cartello? Come va la bici nuova?

Va molto bene. La volata al cartello è stata la prima cosa che ho fatto: una grande volata al cartello (ride, ndr). La bici risponde bene. Sulla carta, non voglio dire stupidate, la Pinarello mi sembra un filo più leggera della Scott. E’ molto rigida e sono rimasto veramente contento anche della rigidità del manubrio. Penso sia una bici adatta a tutti i terreni.

Ci sono stati altri cambiamenti, ad esempio le selle?

Siamo passati a Prologo, ma i cataloghi ormai sono così ricchi che è facile trovare un modello simile al precedente con cui ti trovavi meglio. A ottobre, su loro consiglio, abbiamo selezionato la sella più coerente con le mie esigenze e ho scelto la Dimension Tri. E’ abbastanza larga e quella che secondo loro era la più adatta alla mia conformazione.

Sul fronte delle ruote rimangono le Zipp?

Abbiamo fatto dei test di ruote nuove, non so se si può dire (sorride, ndr), ma siamo ancora con Zipp, perché fa tutto parte del pacchetto SRAM. Correrò il 99 per cento delle corse con le Zipp 454, anche se lo scorso anno in occasione della Roubaix abbiamo usato modelli diversi. Sono ruote che apprezzo anche nelle tappe più impegnative, anche se volendo risparmiare sul peso si potrebbero valutare le 353.

Dunque il gruppo resta SRAM come da quando è nata la squadra.

Esatto, avrò il 41-54 e dietro la cassetta tradizionale col 10 e il 33. Di limitazione dei rapporti non si parla più. Chiaramente il 54×10 è rapporto molto lungo, ma non tanto più di un 56×11. In volata comunque il 10 può fare comodo. L’anno scorso ad AlUla c’è stata una volata veramente veloce, il mio Garmin segnava gli 83 chilometri orari e avevo il 54×10. In certe occasioni di volate veramente veloci, avere più rapporto da spingere è utile. E intorno a me ho visto che anche altri che montavano SRAM avevano optato per il 56, io ero forse l’unico con il 54.

Nell'ultima volata dell'AlUla Tour 2025. Moschetti vince con il 45x10 a oltre 48 di media
Nell’ultima volata dell’AlUla Tour 2025, Moschetti (a sinistra) vince con il 54×10 a oltre 48 di media
Nell'ultima volata dell'AlUla Tour 2025. Moschetti vince con il 45x10 a oltre 48 di media
Nell’ultima volata dell’AlUla Tour 2025. Moschetti vince con il 45×10 a oltre 48 di media
Hai i comandi della trasmissione sulla curva del manubrio?

No, vecchia scuola. Per carità, sono veramente belli, però preferisco i comandi sulle leve. Come pure le pedivelle. Hanno cercato di farmele accorciare, ma ho scelto di rimanere con le 172,5.

Torniamo un attimo al manubrio: si punta a curve strette, quella 44 non è delle più piccole…

In realtà penso di essere uno di quelli con il manubrio più largo. A differenza di Scott che non aveva grande differenza di larghezza fra il punto delle leve freno e la parte bassa, il MOST di Pinarello ha quasi 5 mm di differenza e si sente (il flare del modello usato da Moschetti è di 7 gradi, ndr). 

Ci sarà un treno per Moschetti nel 2026?

Fino ad ora ne abbiamo discusso tanto, ma provato quasi nulla: lo faremo le prossime settimane di ritiro in Spagna. Sono arrivati tanti corridori nuovi e bisogna vedere come cercheranno di impostare le volate. Però dovrei fare per tutto l’anno lo stesso calendario di Parisini e Liepins. L’idea è quella di avere almeno due compagni sempre con me.

La Pinarello-Q36.5 è cresciuta anche nell'organico, avendo un programma piuttosto ricco
Moschetti conferma che la Pinarello-Q36.5 è cresciuta anche nell’organico, avendo un programma piuttosto ricco
La Pinarello-Q36.5 è cresciuta anche nell'organico, avendo un programma piuttosto ricco
Moschetti conferma che la Pinarello-Q36.5 è cresciuta anche nell’organico, avendo un programma piuttosto ricco
Si debutta ad AlUla, era ora oppure vorresti allenarti ancora?

Ho passato dei bei giorni a casa sotto le Feste, da venerdì saremo in Spagna fino al 22 gennaio. Poi torneremo qualche giorno a casa e si andrà a correre. Tutti gli anni c’è sempre il solito problema: arrivo in questo periodo e inizio a essere stanco di allenarmi. E’ più una cosa mentale che fisica, perché allenarsi da soli a casa è sempre pesante. In ritiro è diverso, ma prendo questa stanchezza mentale come un buon segno, vuol dire che è l’ora di tornare a correre. Le prossime settimane saranno fondamentali per gettare delle buone basi. Faremo dei lavori che non abbiamo fatto a dicembre. Ma poi cominciamo, ho voglia di correre.