Campionato italiano professionisti 2010, Conegliano, Giovanni Visconti

Ca’ del Poggio, 3 storie di gloria e di colori

13.04.2026
6 min
Salva

In provincia di Treviso ieri un polacco della Bahrain Victorious Development, quello Jackowiak di cui vi abbiamo parlato dopo il Giro della Sardegna, ha vinto il Trofeo Città di San Vendemiano, lasciandosi dietro tutti in fila sei italiani e uno svizzero. Il bello della corsa è che si è decisa con i cinque passaggi del Muro di Ca’ del Poggio, che ha così fatto le prove generali per quando il 28 maggio da quelle parti passerà il Giro d’Italia.

Già, la corsa rosa si avvicina. Il WorldTour si lascia alle spalle le classiche del pavé e presto sarà tempo di Ardenne, mentre gli scalatori faranno le prove generali al Tour of the Alps. Poi non resterà che partire per la Bulgaria e a quel punto si conteranno i giorni.

E’ incredibile come questa stradella ripida fra i vigneti del Prosecco sia diventato un riferimento per il ciclismo e abbia scritto pagine della sua storia. Una storia fatta di fatica e di gloria, ma anche fatta di colori. E sono proprio i colori i protagonisti di questo viaggio a ritroso nel tempo. Il rosa di Alessandro Petacchi. Il bianco, rosso e verde di Giovanni Visconti. E i cinque colori dell’iride di Matej Mohoric, che passando di lì andò a conquistare il mondiale gravel.

Ieri a San Vendemiano la vittoria di Jan Michal Jackowiak, dopo cinque passaggi su Ca' del Poggio (foto Trofeo Città di San Vendemiano)
Ieri a San Vendemiano la vittoria di Jan Michal Jackowiak, dopo cinque passaggi su Ca’ del Poggio (foto Trofeo Città di San Vendemiano)
Ieri a San Vendemiano la vittoria di Jan Michal Jackowiak, dopo cinque passaggi su Ca' del Poggio (foto Trofeo Città di San Vendemiano)
Ieri a San Vendemiano la vittoria di Jan Michal Jackowiak, dopo cinque passaggi su Ca’ del Poggio (foto Trofeo Città di San Vendemiano)

La rosa di Petacchi

Petacchi fu il primo e in parte l’abbiamo raccontato con Mauro Da Dalto. Era il primo passaggio del Giro, nessuno sapeva cosa aspettarsi e tutti i corridori rimasero a bocca aperta per la gente che trovarono ad aspettarli.

Quel Giro era partito con una cronosquadre dal Lido di Venezia. Era il Giro del Centenario con Armstrong al via, ma nella prova di apertura, era finito in testa Mark Cavendish, vincitore della prova contro il tempo con il Team Columbia e capace di resistere al comando anche l’indomani, quando proprio Petacchi vinse a Trieste. La terza tappa arrivava a Valdobbiadene e nel finale avrebbe scoperto Ca’ del Poggio.

«Mi avevano descritto bene il muro di Ca’ del Poggio – ricorda Petacchi – perché Ongarato, essendo veneto, lo conosceva molto bene. Fortunatamente era abbastanza lontano dall’arrivo, quindi è stato fatto non fortissimo, però andammo forte. Ricordo che scollinai nelle prime posizioni, perché si cercava di far faticare Cavendish. E ci andò bene, perché Mark si staccò nel finale verso Valdobbiadene che un po’ saliva e io riuscii a vincere e a prendere la maglia rosa».

«Se non sbaglio si passava anche una volta dal traguardo – prosegue – quindi avevo visto un po’ che il finale tirava. Sul Muro c’era tanta gente, perché i veneti sono appassionati e poi, andando così piano per le pendenze, il pubblico poteva vederti bene. Per fortuna il Muro non era in finale e si fece di gruppo compatto, perché se fosse stato vicino all’arrivo, avrei faticato di più. Fu un momento particolare».

Fu una bella giornata, ricorda Petacchi, c’era anche il sole. Dal Muro tanti si spostarono all’arrivo di Valdobbiadene, dove Petacchi vinse la tappa e prese la maglia rosa.

Il tricolore di Visconti

Un anno dopo, nel 2010, il campionato italiano si correva da Conegliano a Conegliano, praticamente nelle zone di Pozzato che aveva conquistato il tricolore dell’anno precedente a Imola. Per i veneti quel tricolore sulle strade del Prosecco era un richiamo troppo forte. Ballan era il più motivato di tutti, ma anche lui dovette arrendersi alla furia di Giovanni Visconti, palermitano che un campionato italiano l’aveva già vinto nel 2007 a Genova al terzo anno di professonismo.

«Cosa ha rappresentato per me – chiede Visconti – il Muro di Ca’ del Poggio? Quel giorno all’italiano ha rappresentato uno specchio. Io davanti a uno specchio. Io che mi specchio e guardo finalmente il Visco ripagato dei suoi sacrifici. Ecco, esattamente quello. Perché me lo sono goduto».

Ca' del Poggio, Visconti i fuga è già passato da un pezzo: il gruppo dietro lascia fare è è stremato?
Ca’ del Poggio, Visconti in fuga è già passato da un pezzo: il gruppo dietro lascia fare e sbaglia i tempi dell’inseguimento. Secondo tricolore in arrivo
Ca' del Poggio, Visconti i fuga è già passato da un pezzo: il gruppo dietro lascia fare è è stremato?
Ca’ del Poggio, Visconti in fuga è già passato da un pezzo: il gruppo dietro lascia fare e sbaglia i tempi dell’inseguimento. Secondo tricolore in arrivo

«Passarci da solo con un sacco di vantaggio con l’ammiraglia dietro e involandomi verso un altro tricolore ha rappresentato il mio ciclismo. Quello fatto di molti più sacrifici rispetto ad altri per arrivare a una vittoria. Fu come guardarmi in faccia, perché era così ripido che avevo l’asfalto davanti agli occhi. Secondo me è questo che Ca’ del Poggio ha rappresentato per me».

La rabbia del Giro

Il palermitano, che l’anno prima dalla Quick Step era tornato alla ISD Neri di Scinto e Citracca, aveva il dente avvelenato perché la sua squadra non era stata invitata al Giro d’Italia e prese quella fuga come un fatto personale.

«In questo momento – disse invece lui dopo la vittoria – non so nemmeno cosa voglia dire Giro d’Italia. Ho saltato la corsa rosa e mi sono allenato, questa vittoria è il coronamento dei sacrifici e del tempo tolto alla famiglia. Merito più rispetto? Non spetta a me dirlo, però non voglio lamentarmi, sono contento di quello che ho, di mia moglie e di mio figlio che mi dà la forza».

Con la moglie Katy e il piccolo Thomas, commossi per il secondo tricolore
A Conegliano, dopo aver scalato da solo Ca’ del Poggio a ogni giro, Visconti vince il secondo tricolore davanti alla moglie Katy e al figlio Thomas
Con la moglie Katy e il piccolo Thomas, commossi per il secondo tricolore
A Conegliano, dopo aver scalato da solo Ca’ del Poggio a ogni giro, Visconti vince il secondo tricolore davanti alla moglie Katy e al figlio Thomas

L’iride di Mohoric

Il racconto di Mohoric è forse il meno dettagliato. Non perché lo sloveno non abbia cose da dire, ma perché nel mondiale gravel del 2023 a Pieve di Soligo, Ca’ del Poggio c’era, ma era lontano dall’arrivo. Il terzetto in cui viaggiava con Florian Vermeersch e Connor Zwift scollinò dal Muro con circa un minuto e mezzo di vantaggio.

«Ho sempre creduto nella vittoria – ha detto – in particolare perché ho resistito ad ogni tentativo di selezione e questo mi ha fatto capire che avevo le gambe. Avevo effettuato la ricognizione dei passaggi più importanti e sapevo che avremmo incontrato tratti super tecnici con salite ripide che si adattavano alle mie caratteristiche».

Matej Mohoric, mondiale gravel 2023
Sul percorso del mondiale gravel vinto da Matej Mohoric nel 2023 c’era anche il Muro di Ca’ del Poggio, che lo sloveno ricorda bene
Sul percorso del mondiale gravel vinto da Matej Mohoric nel 2023 c’era anche il Muro di Ca’ del Poggio, che lo sloveno ricorda bene

«Sapevo che dovevo provare qualcosa lì – prosegue – e ho notato rapidamente che gli altri erano in sofferenza. Mi sono divertito moltissimo, il percorso era bellissimo e conoscevo molte di queste strade, in quanto ci ho gareggiato da bambino».

I suoi sono gli ultimi cinque colori di Ca’ del Poggio, che aspetta le due maglie rosa: quella degli uomini in 28 maggio per il terzo anno consecutivo e poi subito dopo, il 31 maggio, quella delle donne, nella tappa di Caorle. Il Prosecco è già in fresco, fuori le bandiere. La festa sta per cominciare.